Robert L. Stevenson
Poeta, romanziere e saggista britannico (Edimburgo, 1850 - Vailima, nelle Samoa, 1894).
Robert Louis Balfour Stevenson nacque ad Edimburgo il 13 novembre 1850, figlio unico di Thomas e Margaret Isabella (Balfour) Stevenson. Suo padre, suo nonno e suoi due zii erano eminenti ingegneri, specializzati nella costruzione di fari marittimi. Robert è un bambino dalla salute precaria, e la sua istruzione lo fu altrettanto. La sua fragilità fisica risultò ben presto incompatibile con i rigori del mestiere dell’ingegnere, -verso cui fu inizilamente avviato. Ma la sua unica ambizione è di diventare scrittore, anche se, per fare piacere ai suoi genitori, fa compie studi di ingegneria, quindi di diritto. Si abilita procuratore legale nel luglio 1875, ma non eserciterà mai. Le relazioni tra il padre ed il figlio sono spesso tese. Stevenson, che cresce nell’atmosfera effervescente dello scientismo e del darwinismo, si allontana ben presto dal presbiterianesimo ortodosso dei suoi genitori. Gli amici che sceglie sono soprattutto uomini di lettere ed artisti, fra i quali Sidney Colvin, William Ernest Henley, Will H. Low, Leslie Stephen e Charles Baxter, e, piuttosto che Edimburgo, preferisce Londra, Parigi e Fontainebleau.
Dell’Europa alle Samoa
La maturazione artistica di Stevenson è lenta. All’età di venticinque anni, ha pubblicato soltanto un pamphlet The Pentland Rising (pubblicato a proprie spese nel 1866), e una mezza dozzina di saggi e di scenette per diverse riviste fra cui «Cornhill», diretto all’epoca da Leslie Stephen. Il primo libro di Stevenson, Un viaggio sul continente (1878, An Inland Voyage) fa il resoconto di un viaggio in canoa nei fiumi ed i canali di Francia nel 1876. La sua forma espressiva e discorsiva si ispira ovviamente all’opera di Henry David Thoreau.
Nel 1877, Stevenson si innamora di Fanny Van Grift Osbourne, di dieci anni più grande, che ha incontrato mentre studiava arte a Grez-sur-Loing, nei pressi di Fontainebleau. Fanny, coniuge separata di Samuel C. Osbourne di San Francisco, riparte in California nell’agosto 1878. Un anno più tardi, Stevenson la raggiunge e lo sposa dopo il suo divorzio, nel maggio 1880. Essendo Stevenson ammalato di tubercolosi, la coppia dimorerà, soprattutto durante i dieci anni seguenti, in stazioni termali come Davos, nelle Alpi svizzere, Hyères sulla Costa Azzurra, e Bournemouth in Inghilterra. La morte di Thomas Stevenson nel maggio 1887 mette fine all’obbligo per i figli di restare nei pressi di Edimburgo. Determinato a trovare un clima sotto il quale la sua tubercolosi potesse essere arrestata, passa l’inverno 1887-1888 al lago Saranac, nei pressi di Adirondacks, nello Stato di New York, dove è curato dal medico Edward Trudeau. Il trattamento sembra debellare la malattia, e nel giugno 1888, la coppia Stevenson si imbarca a San Francisco sulla goletta «Casco», per una crociera nei mari del Sud. In diciotto mesi di viaggio, vedranno le isole Marchesi, Tahiti, l’Australia, l’arcipelago delle Gilbert, Hawaii, e le Samoa occidentali. Le Samoa appaiono loro le più piacevoli, sia dal punto di vista del clima e del paesaggio che della popolazione. È qui che nel dicembre 1889, Stevenson compera una proprietà che battezza Vailima, a circa cinque chilometri da Apia, sull’isola di Upolu. Vi vivrà gli ultimi cinque anni della sua vita, durante i quali la sua tubercolosi rimarrà allo stato latente.
Se è durante questo periodo che scrive le sue migliori opere, il soggiorno al Samoa è per Stevenson anche l’occasione per condurre una campagna virulenta contro lo sfruttamento dei bianchi delle popolazioni autoctone, che lo hanno battezzato Tusitala, “il narratore di storie”. Il suo impegno, confluito in parte in A Footnote to History: Eight Years of Trouble in Samoa(1892), gli varrà quasi l’espulsione dalle isole da parte delle autorità tedesche e britanniche. Tuttavia, i Samoani lo adorano. Quando egli muore di una emorragia cerebrale il 3 dicembre 1894, a 44 anni, tutta la popolazione unisce i suoi sforzi per aprire nella giungla un via che permetta di raggiungere la sommità del Monte Vaea, dove desiderava essere sepolto.
Il «narratore di storie»
Alcuni critici contemporanei hanno considerato Stevenson come un autore secondario, perché le due opere più popolari sono anzitutto un libro per bambini, quindi un romanzo psicologico a chiave.
L’isola al tesoro (1883) fu iniziato a Davos per distrarre Lloyd Osbourne, il figliastro di Stevenson. La sua pubblicazione sotto forma di feuilleton tra il 1881 e 1882 nel periodico per ragazzi «Young Folks», sotto il titolo The Sea Cook, o L’isola al tesoro, non fece particolare scalpore. All’opposto, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di M. Hyde (The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1886) gli valse un successo di pubblico immediato. La popolarità finale dei due lavori era meritata, ma in ogni caso, i lettori dell’epoca furono molto più numerosi a trovare elementi affini tra le due opere che quelli di distacco. Altre opere contribuirono ancora al successo di Stevenson in quest’epoca: la raccolta di poesie Raccolta di versi per bambini (A Child’s Garden of Verses, 1885), il romanzo sentimentale Il principe Otto (Prince Otto, 1885), ed il romanzo di avventure Rapito (Kidnapped, 1886).
Durante gli anni 80, Stevenson elabora le sue teorie concernenti la scrittura in prosa. Le espone in una serie di saggi di cui il primo, A Humble Remonstrance (1884) è scritto in reazione al saggio di Henry James intitolato The Art of Fiction. Infatti, Stevenson prova altrettanta repulsione per i romanzi insipidi domestici degli ultimi vittoriani, che per l’accumulo destrutturato di dettagli in opere di autori come Émile Zola. Vi sostiene che il realismo è compatibile con una scrittura meticolosa ed una grande varietà di temi. Sembra persuaso che, per lui, il romanzo ideale dovesse combinare lo slancio di sir Walter Scott e la precisione di Jane Austen.
Paradossalmente, l’insistenza di Stevenson per il realismo a tutti i costi gli rende difficoltosa l’esposizione della passione amorosa. «Nonostante il mio lato romantico, confessa a Sidney Colvin, sono realista e prosaico, e sono un fanatico delle sensazioni puramente fisiche chiaramente ed esplicitamente presentate». Gli fu necessario attendere i suoi ultimi anni per potere affrontare la questione con sicurezza stilistica. In David Balfour (1892-1893), l’amore della giovane coppia è trattato con leggerezza ed efficacia. Nelle novelle Spiaggia di Falesà (The Beach of Falesa, 1892), la relazione tra John Wiltshire e la giovane indigena Uma è parte integrante dell’intrigo. Infine, i frammenti splendidi dell’ incompiuto Weir di Hermiston (Weir of Hermiston, pubblicato postumo nel 1896) dimostra che Stevenson aveva infine accettato il suo genio, e che era pronto ad seguire tutti i percorsi verso i quali lo portava la sua scrittura.
Fra le altre opere importanti di Stevenson, si ricordano i saggi raccolti in Virginibus puerisque (1881), Saggi familiari su uomini e libri (Familiar Studies of Men and Books, 1882) e Memorie e ritratti (Memories and Portraits, 1887). Fra le altre sue opere narrative, citiamo le novelle Notti arabe (The New Arabian Nights, 1882), The Body Snatcher, 1885 , La freccia nera (The Black Arrow, 1888), Il Master di Ballantrae (The Master of Ballantrae, 1889), e Sotto i boschi (Underwoods, 1887), una raccolta di poesie. Stevenson ha anche collaborato con Lloyd Osbourne alla scrittura di tre romanzi: The Wrong Box, 1889, The Wrecker, 1892), e The Ebb-Tide, 1894). Il romanzo di avventure St. Ives fu completato da Arthur Quiller-Couch e pubblicato nwl 1897.
Oggetto di elogi esagerati, ed anche a volte eccessivi durante una parte della sua vita ed alcuni anni dopo la sua morte, Stevenson ridimensionato e demistificato dalla critica durante gli anni 1920-1930, è ritornato più volte all’attenzione della critica e nell’alta considerazione di scrittori di vaglia (vedi in Italia Calvino). Nonostante l’altalenante critica, Stevenson resta in ogni caso uno dei più grandi narratori del XIX secolo , e, ciò che più conta, le sue opere continuano ad avere un vasto pubblico, che si rinnova ad ogni generazione,.
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