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Edgar Allan POE
Poeta, critico e narratore americano (Boston, 1809 - Baltimora, 1849).

Suo padre, rampollo di una famiglia alto-borghese, aveva sposato un’attrice, con la quale condivise il mestiere, vivendo nella miseria più totale. Orfano molto giovane, Edgar Poe è adottato da un ricco commerciante, John Allan. Con i suoi genitori adottivi, Poe viaggia in Europa e comincia in Inghilterra studi brillanti che completa in America, all’università di Charlottesville (1826). Notevolmente dotato per le scienze, entra alla scuola militare di West Point, ma ne è presto radiato.

Creazione e miseria estrema
Nel dicembre 1829, trova asilo a Baltimora, presso la zia Maria Clemm. Si dedica allora alla letteratura e diventa redattore principale di una rivista, il  Southern Literary Messenger di Richmond, nella quale pubblica regolarmente i suoi racconti.
Nel  1836, sposa la cugina, Virginia Clemm, appena tredicenne.  Alcolizzato, incline ad accessi d’ipocondria, Edgar Poe viene licenziato dal proprietario del Southern. Conduce allora con la moglie una vita di stenti. Giornalista, conferenziere, vive alla giornata  di piccoli impieghi senza futuro. Completa le Avventure di Arthur Gordon Pym e pubblica, nel Burton’s Gentleman’s Magazine, Casa Usher. Nel 1845 esce  il suo capolavoro, Il corvo. Sua moglie muore nel 1847, a 25 anni.
Nonostante la sua notorietà, Edgar Poe soggiace sempre più all’alcol. Durante gli ultimi anni della sua vita, compone alcune delle sue più belle poesie: Ulalume, Campane, Annabel Lee, Per Annie ed un’importante saggio, Eureka dove sviluppa, con un’intuizione brillante, l’idea di un universo in espansione che sarà confermata dall’astrofisica contemporanea. Muore di una crisi di delirium tremens il 7 ottobre 1849, appena quarantenne.


“La creazione ritmica della bellezza”
L’opera  di Edgar A. Poe,  pur sostenuta da un’unità di fondo, presenta vari aspetti. Critico, si mostra intransigente per quanto riguarda il ruolo dell’autore, che vuole staccato da ogni preoccupazione etica e dedito, da vero artista, alla sola propria opera. Inoltre, definisce la poesia come “la creazione ritmica della bellezzae come prima di lui Boileau e più tardi Valéry (che sarà uno dei suoi ammiratori), rifiuta l’onnipotenza dell’ispirazione. A tal proposito celebre è la sua espressione secondo la quale la poesia è frutto all’un per cento di inspiration e al novantanove  per cento di transpiration, sconfessando il principio romantico del genio creatore e confermando l’opinione di Buffon secondo il quale il “genio non è che una lunga pazienza”.  Sarebbe tuttavia sbagliato vedere nelle sue ammirevoli poesie (Corvo, Ulalume, Annabel Lee), dove il sogno e la musica si combinano alla precisione assoluta, soltanto la risoluzione logica di un “problema” poetico. Come osserva Baudelaire, poeta a lui consentaneo e  primo a tradurlo ed introdurlo in Europa, la poesia di Edgar Poe è «qualcosa di profondo e  di splendente come il sogno, di misterioso e perfetto come il cristallo».

Una logica dell’incubo
Più celebri delle poesia, e soprattutto più popolari, sono i suoi racconti, pubblicati nei giornali, e la cui prima raccolta uscì nel 1840 sotto il titolo Tales of the Grotesque and Arabesque, ma Baudelaire preferì intitolarli Histoires extraordinaires. In effetti, il poeta francese tradusse, a partire dal 1848, la quasi totalità delle opere in prosa di Poe ed alcuni specialisti ritengono che il testo francese sia più bello del testo inglese; è, del resto, la traduzione francese che fece conoscere Edgar Poe. Sarebbe erroneo considerare questi racconti fantastici (Ligeia, Morella, Gatto nero) come semplici esibizioni di latenti e morbosi fantasmi erotici  che invocano l’esegesi psicoanalitica (Marie Bonaparte, Jacques Lacan). Segnati da un umor  nero straordinario, questi piccoli capolavori sono predominati da una logica dell’incubo che culmina in testi come William Wilson o L’uomo delle folle.
Poe è anche considerato  l’inventore del genere poliziesco (detective-    story), o meglio dire dell’assunzione nella cultura alta di un genere popolare e di largo consumo, con racconti come il Duplice assassinio della rue Morgue (1841), Il Mistero di Marie Roget, e del  “meraviglioso” scientifico: Avventure di Arthur Gordon Pym. Ma il vero posto di Edgar Poe è, a fianco dei grandi tedeschi romantici, come Novalis, Hoffmann e di altri maestri dell’ironia e dell’inconscio, quello di un precursore del surrealismo, che “giocò” coi suoi stessi materiali. Il meglio della sua opera è forse nelle poesie, tradotte da Mallarmé, e nei racconti, in cui dà libero corso alla sua immaginazione pervasa da  visioni di morte: Casa Usher, Hop Frog. Sulla scia di Baudelaire, di Mallarmé, di Paul Valéry, André Breton e  i surrealisti,  hanno riconosciuto il contributo eccezionale di Edgar Poe alla letteratura moderna.

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pagina a cura di Alfio Squillaci
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Gli invitti

Il 3 febbraio 1848, Edgard Allan Poe tenne presso la Society Library di New York una conferenza sulla cosmogonia intitolata "L'Universo". Da questo materiale ebbe poi origine il testo di "Eureka", con cui Poe ha inaugurato la direzione d'indagine lungo la quale si muove la scienza contemporanea alla ricerca della GTU (Grande Teoria Unificata): una teoria che riassuma in sé la meccanica quantistica e la relatività einsteniana, in modo da spiegare a un tempo le quattro forze agenti dell'Universo a livello dell'infinitamente grande e dell'indefinitamente piccolo. Testo originale a fronte.

Edgar A. Poe in Rete

<<< The Edgar Allan Poe Society of Baltimore.

<<< Arabesco e grottesco in E.A.Poe. In italiano. Il sito contiene anche altri testi nella nostra lingua, compresa una vecchia traduzione de "Il corvo".

<<< Storia di Gordon Pym. Una irriverente recensione in questo sito.




«Un Corvo che monotonamente ripete una sola parola, "Nevermore ", alla conclusione di ogni stanza, in una poesia di tono melanconico. Ora, senza così perdere di vista la supremeness, o perfezione, in ogni punto, mi chiesi: "Fra tutti gli argomenti melanconici, qual è, secondo il concetto universale dell'umanità, il più melanconico? ". La Morte - fu l'ovvia risposta. "E quando è più poetico questo argomento, fra tutti il più melanconico?". Dopo quanto ho già abbondantemente spiegato, la risposta fu ovvia: "Quando è più strettamente congiunto alla Bellezza, dunque la morte d'una bella donna è il tema più poetico del mondo e le labbra più adatte a tale argomento sono quelle di un amante orbato dell'amata». Dalla "Filosofia della composizione" di E. A. Poe.

Frutto di un intelletto lucido e di una fantasia senza limiti, i racconti Edgard Allan Poe hanno saputo rinnovare completamente alcuni generi letterari, o addirittura ne hanno inventati di nuovi, imprimendo un segno indelebile nella letteratura moderna. In questa raccolta sono riunite le storie migliori del grande scrittore: atmosfere torbide e inquietanti, trame allucinanti, ma anche gialli pervasi da uno spirito analitico sottile, in grado di pervenire alle più sconcertanti deduzioni. Testo originale a fronte.

Edgar Allan Poe's
Tales of Mystery and Madness
Atheneum Books, 2004

Lavishly illustrated, four classic tales by the horror master--"The Black Cat," "The Masque of the Red Death," "Hop-Frog," and "The Fall of the House

The works of an American gothic master collected in one volume

Of all the great American writers, Edgar Allan Poe staked out perhaps the most unique and vivid reputation as a master of the macabre. Poe remains the first choice of entertainment for many who want a spine-chilling thrill.

Born in Boston in 1809 and dead at the age of forty, Poe wrote across several fields during his life and was noted for his poetry and short stories as well as his criticism. The best of each of these is collected here, including the classic poem The Raven and beloved stories like The Tell-Tale Heart. In his introduction to this volume, G. R. Thompson argues that Poe was a great satirist and comedic craftsman as well as a formidable gothic writer. "All of Poe's fiction," Thompson writes, "and the poems as well, can be seen as one coherent piece -- as the work of one of the greatest ironists of world literature."


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Secondo le cronache il 1° agosto 1831 William Henry Poe, fratello maggiore del più noto Edgar Allan, morì in circostanze misteriose. Fu forse ucciso dall'invidioso Edgar, come lo scrittore suggerisce nel suo racconto William Wilson? Oppure l'uomo trovato morto era in realtà Edgar, ucciso da William che dopo il fratricidio - i due si somigliavano moltissimo - si sarebbe sostituito a lui? Sono quindi da ricondurre al genio di William Henry opere come Le avventure di Arthut Gordon Pym e Il Corvo, alle quali è legata la fama di Edgar? E quale dei due fratelli si recò in Francia e a San Pietroburgo nel 1827 e nel 1832, in circostanze tuttora ignote ai biografi dello scrittore? Da questi inquietanti interrogativi prende l'avvio Poe a Pietroburgo, basato sui resoconti di viaggio di Jean- Marie Chuzeville, un commerciante di tabacco franco- americano che nel 1868 si spinse a San Pietroburgo seguendo le tracce lasciate da Poe durante la sua permanenza nella capitale russa. Nella propria incalzante indagine, aiutato dalla giovane aristocratica russa Yelena Brjusova, Chuzeville raccoglie decisivi indizi sul possibile fratricidio compiuto da Edgar, ma senza escludere che questi possa invece essere stato ucciso dal fratello. Una vicenda che si svolge sullo sfondo della spietata autocrazia dei Romanov, tra furti di quadri e di preziosi, antiche iscrizioni, complessi crittogrammi, mappe aurifere e sanguinosi delitti. A spiegare come le preziose carte sui fratelli Poe pervennero nel 1967, con un tortuosissimo percorso, a Marcello Staglieno c'è, nel libro una Postilla, costituita da una successione di lettere indite, incluse quelle tra i discendenti diretti di Chuzeville e Brjusova.
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