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Thomas Mann
Scrittore tedesco (Lubecca 1875 – Zurigo 1955)

Radicato  per origini sociali e cultura  nel XIX  secolo conservatore, Thomas Mann è per esperienze   e per irradiazione  pubblica essenzialmente un uomo del XX secolo. La sua opera, da un lato rivolta al passato (di cui è il  riflesso di un mondo che muore), dall’altro protesa al presente e nutrita  di critica sociale, analizza e illustra l’abisso che separa l’artista dalla società e - in maniera più generale e tragica - dalla vita. In lui pertanto l’istanza sociale e politica, e, in generale il debito con la storia, vengono assolti sempre attraverso una comunicazione letteraria che coniuga felicemente  il lato pubblico e oggettivo della scrittura con  una soggettività esplicitata anche  nei suoi imperativi più  segreti e urgenti.
Thomas Mann è uno degli autori più conosciuti della  letteratura tedesca contemporanea. I suoi grandi romanzi, I Buddenbrook, La montagna incantata, Doctor Faustus e alcuni dei suoi racconti, per esempio Tonio Kröger e La morte a Venezia, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1971 l'adattamento cinematografico, sono diventati riferimenti universali.
Una famiglia di scrittori
Di quattro anni maggiore di Thomas, Heinrich Mann (1871 -1950) fu anche romanziere. Famoso in  in particolare per Il professore Unrat (1905) - adattato al cinema nel 1930 da Josef von Sternberg col  titolo L'angelo azzurro, pellicola che lanciò Marlene Dietrich. Grande esperto della cultura francese - è l'autore di un  saggio su Zola e sulla giovinezza e la maturità del re Enrico IV (1935 -1938). Fuggì dal nazismo rifugiandosi in  Francia nel 1933, dopo un esilio in Cecoslovacchia, prima di emigrare definitivamente negli Stati Uniti nel 1940.
Dei  figli di Thomas Mann, Erika (1905 -1969) fu anch’essa scrittrice, e Golo (1909 -1994) storico. Quanto a Klaus (1906 -1949), il figlio primogenito, ardentemente antifascista, è l'autore di Mephisto (1936), che descrive la carriera di un opportunista sotto il  III° Reich. Anch’egli dové andare in esilio  in California, dove gli ambienti degli  immigrati gli ispirarono Il vulcano (1939). Di ritorno in Europa dopo la seconda guerra mondiale, ma profondamente depresso, si suicidò a Cannes.

Letteratura o politica
Il romanziere, che si definisce  anche come "impolitico" - le sue Considerazioni di un impolitico (1918) lo porteranno al litigio con il fratello Heinrich, chiaramente impegnato a sinistra - e che afferma la priorità della letteratura sulla politica, dell'"ironia" sul "radicalismo", redasse numerosi
saggi nei quali tenta di analizzare gli eventi ed i cambiamenti della sua epoca. Condizionato dall’ambiente della grande borghesia degli affari nel quale è nato e cresciuto, Thomas Mann è soprattutto interessato a mantenere i valori tradizionali che permettono all'individuo di sviluppare, contro il radicalismo dell'impegno politico, le forze del sogno e dell'ironia, indispensabili alla creazione artistica, di cui trova il modello in tedeschi romantici come il cristiano pietista Novalis (1772 -1801). Solo la monarchia e l'attaccamento alla nazione possono ai suoi occhi garantire questi
valori, ed I pensieri sulla guerra (1914) dimostrano chiaramente il suo impegno nazionalistico e conservatore. Tuttavia, quattro anni più tardi, Le considerazioni, giudicate troppo intellettuali, non gli garantiscono presso la destra, se si escludono alcuni giovani conservatori, né credito né influenza reale.
L'impegno
Nel 1922, Thomas Mann inizia una conversione politica: il 24 giugno, Walther Rathenau, ministro degli affari esteri della Republica di Weimar, è assassinato da membri dell'organizzazione Consul, di estrema destra. È per lo scrittore il segno che è tempo di  appoggiare la democrazia di Weimar, ciò che tenta di fare in un discorso pronunciato a Berlino - quindi pubblicato - nell'occasione del sessantesimo anniversario del drammaturgo e romanziere Gerhart Hauptmann, ma nel quale la professione di fede repubblicana non è a pieni polmoni. Hans Castorp, l'eroe della Montagna incantata (1924), si impegnerà nell'esercito tedesco per difendere la nazione. Ma occorre attendere l’ascesa del nazionalsocialismo  e la conquista del potere da parte dei nazisti per constatare un impegno profondo - più filosofico ed umanitario che prettamente  politico – a favore della ragione contro la barbarie, per la socialdemocrazia contro ciò che Thomas Mann qualifica come "arcaismo romantico politicamente pericoloso" (Appello alla ragione, 1930). Di conseguenza, la sua posizione, illustrata nella tragedia superba del Doctor Faustus, il suo penultimo romanzo, non cessa di attestarsi, durante l'esilio ed oltre.

La vita di un Borghese
Thomas Mann nacque a Lubecca il 6 giugno 1875. Suo padre, ricco commerciante, senatore della antica città anseatica, incarna il rigore e l'efficienza tradizionali dei commercianti protestanti della Germania del Nord. Sua madre, d'ascendenza tedesca e di nascita  brasiliana, rappresenta l’inclinazione opposta: la fragilità, l'immaginazione, la viva inclinazione per l'arte, in particolare la musica. Tale contrasto (materia evidente dei Buddenbrook se non di tutta l’opera manniana), determina alle origini fortemente e definitivamente la struttura intellettuale e psicologica del bambino, dell’uomo, dello scrittore.

Frequenta il liceo di Lubecca , dove non si distingue come allievo particolarmente brillante. Nel  1893, dopo la morte del padre, lascia il liceo e la città per andare a vivere  a Monaco con la famiglia. Avendo interrotto gli studi secondari prima di aver dato la maturità, fa inizialmente un tirocinio in una società di assicurazioni anti-incendio. Ma molto rapidamente inizia a scrivere: inizialmente brevi novelle pubblicate in riviste, in particolare Simplicissimus, settimanale politico e satirico fondato nel  1896. Dopo due soggiorni a Roma presso il fratello Heinrich, quindi un servizio militare abbreviato, pubblica nel 1901 I Buddenbrook, declino di una famiglia. A venticinque anni, Thomas Mann può considerarsi uno scrittore a pieno titolo. Cinque anni più tardi, sposa Katia Pringsheim. Rimane a Monaco, dove prosegue la sua attività di scrittore, per la quale gli sarà assegnato nel 1929 il premio Nobel per la  letteratura. Nel gennaio del 1933, alla presa del potere di  Hitler, egli si trova in Svizzera dalla quale non rientra in Germania. Passa alcuni anni in Francia, quindi ritorna in Svizzera prima di emigrare nel 1938 negli Stati Uniti, dove accetta la cattedra  che gli offre l'università di Princeton e dove beneficia anche dell'aiuto di mecenati generosi. Poiché il regime nazista lo ha privato della nazionalità tedesca (nel 1936, aveva ottenuto la nazionalità cecoslovacca), nel 1944, diventa cittadino degli Stati Uniti. Durante il suo esilio, senza cessare di dedicarsi alla letteratura, pubblica articoli e fa allocuzioni radiofoniche contro il nazismo. Nel 1947, viaggia in Europa; nel 1949, in occasione di un soggiorno in Germania,
dove gli viene assegnato  il premio Goethe, lo scrittore  pronuncia dei discorsi pubblici di grande impatto  a Francoforte ed a Weimar. Rientrato definitivamente in Europa nel 1954, Thomas Mann va a vivere a Kilchberg, nei pressi di Zurigo, dove muore il 12 agosto 1955.

Ritratto di una società
Tutta l'opera di Thomas Mann può essere considerata come un
affresco della società della sua epoca, o, più esattamente, la sua fine.
Fin dall'età di venticinque anni, in cui redige la grande saga familiare
dei Buddenbrook, mette in scena i pericoli che minacciano il sistema dei valori  borghesi tradizionali ai quali egli fermamente crede. Non c'è traccia di sommossa o di contestazione sociale nell'opera di Thomas Mann. L'evocazione della società si fonda sul contrasto radicale tra due tipi di individui. Da un lato, ci sono i commercianti laboriosi, tutti coloro che fondono la loro esistenza e quella della loro famiglia sul valore  morale e mercantile del lavoro, e che il romanziere evoca a volte con serietà, a volte con un lieve tono umoristico, quasi sempre con amore (Thomas Buddenbrook). Dall'altro lato, ci sono i temperamenti singolari, contestatari costituzionali , inabili  all'integrazione sociale (Christian Buddenbrook), o spinti verso l'arte e la vita dello spirito da una forza irresistibile (Hanno Buddenbrook, Tonio Kröger, Adrian Leverkühn). Mai come nell’opera di Thomas Mann i due valori fondativi della civiltà occidentale, da un lato  l’ethos borghese,  regolare, le cui urgenze prometeiche  trovano sfogo  non altro che nell’attitudine dell’homo faber  di produrre e trasformare  merci, e che con la sua piattezza senza slanci ha purtuttavia cambiato il  volto del mondo,  entrano in conflitto con l’altro lato dell’uomo civilizzato, l'artista, ossia con le incognite e  le inquietudini spirituali ed  irregolari del mondo dell’arte (e della musica tedesca in particolare).
Quando Thomas Mann parla della società, è sempre in relazione
con il tema fondamentale che attraversa tutta la sua opera: Sono
compatibili l'arte e la vita?

L'artista
Numerose sono le figure di artisti che affollano  i romanzi e i racconti di Thomas Mann. Nelle sue prime pubblicazioni, il conflitto tra il borghese e l'artista appare come un tema centrale.
Dallo spoglio della sua opera emergono il bambino musicista Hanno Buddenbrook, l'adolescente poeta Tonio Kröger, e due uomini, due compositori: Gustav von Aschenbach della Morte  a Venezia ed Adrian Leverkühn del Doctor Faustus. Fin dall'infanzia, l'artista si distingue con la sua sensibilità dal  solido ambiente borghese che lo circonda. Ha, molto presto, la prescienza  del suo destino tragico, la certezza di una fragilità che lo rende inabile alla vita. Così, spinto da un'ispirazione premonitoria, il  piccolo Hanno Buddenbrook, nel grande libro della famiglia, tira un frego sotto il suo nome: sa, o sente, che sarà l'ultimo. Ad eccezione di Tonio Kröger, che Thomas Mann decide di riconciliare – con umorismo - con il mondo della salute e della vita, gli artisti sono votati ad un destino tragico. L’incontro  con la bellezza è foriera di morte, e poco importa che Gustav von Aschenbach muoia di colera a Venezia – nei fatti, è proprio all’incontro col giovane Tadzio che non può sopravvivere. (Visconti, consentaneo artista, fin de race anch’egli, illustra questa atmosfera spirituale coi versi del poeta  von Platen, messi in epigrafe alla sua pellicola:  "Chi dei suoi occhi la bellezza ha scorto,/ da allora a morire è votato" ).
Comparabile al  destino dell'artista, è quello di alcune donne, fragili, sensibili, portate all'arte, forzate ad  adattarsi alla vita loro imposta dal marito e dalla società, loro, capaci di dare la vita ma  incapaci a vivere (Gabrielle Klöterjahn in Tristano).
Ossessionato da questa tensione tra arte e vita, Thomas Mann è affascinato  dall'autore che, ai suoi occhi, seppe conciliare i due universi, e per il quale  l'arte, lungi dal rappresentare l'ignoranza del conflitto, ne permette il superamento: ossia Goethe, che evoca nel 1923 nel suo saggio Goethe e Tolstoj, e nel 1939, nei modi della finzione nel romanzo Lotte a Weimar.
L’arte di   Thomas Mann può definirsi con la formula provvisoria del "romanzo-romanzo" nel senso più tradizionale del termine. Lontano è l’artista e romanziere Mann dalle sperimentazioni avanguardistiche. Fin dalla prima pagina di un romanzo o di un racconto, il lettore entra in un
universo romanzesco totale, catturato dalla   forza straordinaria della  realtà rappresentata. Thomas Mann sa creare personaggi, evocare luoghi, rendere atmosfere che danno al lettore l'impressione di vivere all'interno della storia da lui imbastita. L'intreccio  è talora anche senza interesse: è il caso di  Giuseppe ed i suoi fratelli, dove Thomas Mann prende a prestito il suo argomento dalla Bibbia e, a partire da alcune pagine della Genesi, costruisce  una tetralogia di 1.800 pagine, un vero e proprio diluvio narrativo.
Di conseguenza, l'interesse non è più nell'azione, ma nella magia del racconto, che si basa tanto sulla ricchezza della lingua che sulla tecnica maliziosa del narratore. Infatti non occorre abusare della nozione di  "romanzo-romanzo” - tale  in effetti solo I Buddenbrook. Thomas Mann non è un autore ingenuo. Utilizza generi  letterari che riprende o parodia, e le Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull (1954, incompiuto) sono allo stesso tempo un’allusione al romanzo picaresco ed una parodia del  Wilhelm Meister di Goethe. Da  un romanzo ad un racconto, spesso all'interno di uno stesso testo, gioca con diverse prospettive narrative. Introduce il lettore in un universo che gli fa scoprire contemporaneamente ai personaggi, un po' al modo del detective che conduce un'indagine in alcuni romanzi neri americani: è l'inizio dei Buddenbrook. Ma può anche, in una eguale istanza narrativa, intervenire in quanto autore e rivolgersi al lettore con un'osservazione che segnala allo stesso tempo la sua presenza e la sua onniscienza. A volte si presenta come un cronista (L'eletto) o come l'amico d'infanzia del personaggio di cui narra  la vita (Il doctor Faustus), cosa che gli permette di mescolare al suo resoconto tragico considerazioni sul presente non meno tragico del nazionalsocialismo. Da questo gioco infinito con tutte le risorse dell'arte narrativa tradizionale e no, sorge quest’impressione di lussuosa profusione  che caratterizza l'opera di Thomas Mann.

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Pagina a cura di Alfio Squillaci
© Riproduzione riservata. Copia depositata.

Thomas Mann su InternetBookShop

dal 27 dic. 2002

I Buddenbrook, Thomas Mann Ordina da iBS Italia

E' la storia dell'ascesa e del declino di una famiglia della borghesia mercantile del sec. XIX, titolare a Lubecca di una ditta di cereali, fondata nel 1768. La vicenda si intreccia intorno alla vita dei primogeniti di quattro generazioni: Johann senior, Johann-Jean junior, Thomas e Hanno. Il romanzo si apre con un pranzo dato dal vecchio Johann per inaugurare la nuova sede della ditta. Le fortune della famiglia aumentano, Johann junior diventa console dei Paesi Bassi, Thomas senatore. Thomas acquista una nuova sede ancora più prestigiosa dell'altra, ma i germi della decadenza diventano sempre più evidenti. Christian, fratello minore di Thomas, muore in sanatorio; la sorella Tony passa da un matrimonio all'altro, l'ultimo erede Hanno muore infine di tifo.

Considerazioni di un impolitico, Thomas Mann Ordina da iBS Italia

Mai totalmente accettate dal Mann equilibrato e savio degli anni tardi, le "Considerazioni di un impolitico" rimarranno come l'opera dove egli getta luce sulla parte più torbida e ribollente non solo di se stesso, ma dell'intera sua epoca. E non v'è dubbio che esse rappresentino oggi un "memento" indispensabile: pochi altri libri sono capaci di offrirci in tutta la loro crudezza gli elementi di cui si componeva il paesaggio europeo nel momento in cui veniva scosso dal sisma definitivo della guerra. Pur nell'ambivalenza del suo rapporto con questo testo, Thomas Mann seppe sempre giudicarlo con lucidità. Ancora nel 1950, pochi anni prima di morire, scriveva: "Non me la sono mai sentito di rompere con le Considerazioni".

La montagna del disincanto. Lettere 1900-1949, Thomas e Heinrich Mann Ordina da iBS Italia

Lo scambio epistolare tra i due fratelli Mann, testimonianza del legame fra la più singolare e illustre coppia di fratelli scrittori dell'età moderna, è uno strumento fondamentale per approfondire e analizzare il complesso rapporto che ha legato Thomas a Heinrich. Uniti dalla vocazione di scrittori, i Mann saranno sempre divisi dal diverso orientamento politico, di cui le lettere rispecchiano le varie fasi. Il conservatorismo apolitico di Thomas da una parte, l'evoluzione in senso democratico di Heinrich dall'altra, si fronteggiano negli anni 1914-18. Gli avvenimenti storici successivi faranno riavvicinare e convergere le loro strade, nella lotta contro il comune nemico.


 
 




Altezza reale, Thomas Mann Ordina da iBS Italia

Scritto alcuni anni dopo "I Buddenbrook", questo romanzo affronta un tema dalle sottili implicazioni: il contrasto, ma anche lo stretto legame, tra sovranità della corona e sovranità del denaro. Educato a tenere un'aristocratica distanza dalla vita, un'"altezza reale" appunto, il principe d'un piccolo regno immaginario in piena crisi economica incontra la figlia di un magnate delle ferrovie americano, venuto a risiedere nel regno: i conflitti che la situazione rischia di far emergere sembrano risolversi nel matrimonio che infine viene celebrato, ma il finale fiabesco, come appunto avviene nelle fiabe, è solo un espediente per esorcizzare il "male di vivere".

I Buddenbrook
di Giorgio Montefoschi

[…]
È il pomeriggio inoltrato di un mese d' ottobre della metà dell' Ottocento. A Lubecca fa freddo: tira il vento dal Mar Baltico. Nel palazzo della Mengstrasse - sul portone del quale campeggia il motto: Dominus providebit - i Buddenbrook, insieme ad alcuni ospiti, sono riuniti attorno alla tavola da pranzo, riccamente imbandita, per il tradizionale appuntamento del giovedì.

























Le candele illuminano gli occhi celesti, i profili intagliati dell' anziano Console, il capostipite, e di sua moglie, nata Kröger; quelli dei figli e dei nipoti; quelli degli ospiti che presto si imporporeranno per le delizie della gola (la minestra squisita, il pesce guarnito, il prosciutto fumante), nonché per il vino della Mosella, giallo quanto l' oro, servito nei bicchieri di cristallo; si chiacchiererà allegramente, compiacendosi delle timidezze dei bambini; verranno tessuti elogi alla magnificenza della casa e della cena; arriveranno le meringhe; gli uomini si ritireranno a fumare il sigaro e bere i liquori; non tardi, perché i mercanti che sanno gestire i propri affari si svegliano all' alba, nel bel palazzo, che al piano terra ha gli uffici e i magazzini, sarà il tempo del meritato riposo. La casa, la famiglia, il tempo, l' idea per nulla sotterranea della rispettabilità borghese, fondata sulla solidità delle tradizioni congiunta con quella del patrimonio - insieme a un veleno misterioso - sono i protagonisti dei Buddenbrook. Il vecchio Console e sua moglie moriranno. Lo sostituirà il figlio, e poi Thomas, l' erede «solido», diverso dallo scapestrato Christian. In una serie di matrimoni sfortunatissimi, la dolce Tony diventerà signora Grunlich e quindi Permaneder, prima di rientrare, sola con una figlia, nel portone della Mengstrasse. La compravendita delle merci all' ingrosso andrà bene, ma non sempre. Thomas sposerà Gerda, una donna malinconica che ama il violino, e da loro nascerà il piccolo Hanno. Conosceremo le meraviglie delle vacanze a Travemunde: il profumo delle alghe, le strisce verdi e grigie del mare solcato dai velieri che, ai magazzini della Mengstrasse, portano luppolo, mais, grano.

















Assisteremo sgomenti alla morte. Parteciperemo alla gioia delle nascite, mentre il tempo passa e, nell' album che registra la storia familiare, si aggiungono nomi, vengono segnate date definitive. Nell' aula municipale della città, in cui sono riuniti i rappresentanti del Senato, ascolteremo gli echi delle proteste del popolo che chiede maggiore libertà. Sapremo che qualche affare è andato male, il patrimonio dei Buddenbrook comincia ad assottigliarsi. Di nuovo sarà Natale e, mentre la neve cade su Lubecca, attraverso le finestre rischiarate dolcemente, vedremo l' ultimo Console, Thomas, rabbuiarsi perché Hanno - che lui non capisce - dimentica i versi della poesia e piange. Una nuova casa sorgerà a poca distanza dalla prima. Il tempo continuerà a fare il suo corso Qual è, dov' è nascosto questo veleno misterioso che corrompe i Buddenbrook? È il veleno nutrito dalla rispettabilità borghese, dalla ipocrisia, dal danaro, e nulla di più? O non è, per caso, un germe addirittura più insidioso della infelicità senza motivi: il germe oscuro che, come una pianta malata, la borghesia europea è condannata a custodire nel suo seno, e fa morire di disperazione Thomas Buddenbrook, prima di veder cancellato dal tifo suo figlio Hanno? […]



del 20 gennaio 2005

Casa Mann a Lubecca, indicata anche come la casa dei Buddenbrook.
La spiaggia di Travemunde, nei pressi di Lubecca, coi tipici "cestini" per difendersi dal fastidioso e freddo vento del Baltico
Un papa tedesco?

Un papa tedesco eletto mentre le campane di Roma suonano a distesa, in un giorno di aprile.
Quello che è successo il 19 aprile 2005 con l' elezione di Joseph Ratzinger a  Papa Benedetto XVI, Thomas Mann l'aveva descritto in uno dei suoi testi minori, «Der Erwälte» («L’eletto»), stampato nel 1951 e tratto da un'altra opera composta in Germania nel XII secolo da Hartmann von Aue. Le prime righe del romanziere tedesco dicono: «Campane, campane che suonano supra urbem, da san Pietro all'Aventino, a Santa Maria Maggiore. Che sunano a distesa. Suonano per il nuovo Papa nel cielo d'aprile».

L'eletto, Thomas Mann Ordina da iBS Italia

La maledizione di Edipo, il suo peccato contro le leggi degli uomini e la sua eccezzionalità di creatura che ha infranto le proibizioni diventando condizione di privilegio e di gloria. Libera rielaborazione di una leggenda medievale sulla vita di Gregorio Magno, dissolta in un'ironia che giunge fino alla caricatura e al grottesco, "L'eletto" (1951) rappresenta l'ultimo sforzo di un grande maestro per conservare e restaurare l'idea di una comunità culturale, di una universalità religiosa e di un grande progetto civile.

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