"Il titolo intende riferirsi alla voce che per tutta la vita mi sono sforzato di ascoltare e trascrivere" spiega René Girard. E quella voce - rimasta sempre coperta dal "nostro coro unanime" e dalle "mode tiranniche" dell'antropologia - è l'urlo del capro espiatorio, vittima del "linciaggio fondatore". La "realtà" sarebbe dunque quella svelata da una teoria di poderosa forza ermeneutica, che si erge come un monolito sulla cultura degli ultimi decenni e pervade l'intera opera di Girard: "una teoria che non capisco se sia stato io a creare o se non mi abbia piuttosto creato lei: la teoria denominata mimetica". E ispirati dalla teoria mimetica sono anche gli scritti raccolti in questo volume, in cui il pensiero di Girard si addensa e al tempo stesso si espande con eccezionale vigore in quei territori catacombali dove è impossibile distinguere tra filosofia, antropologia, letteratura e religione.

René Girard
Antropologo francese (Avignone, 1923 )   


René Girard, è professore emerito di letteratura comparata all'università di Stanford negli Stati Uniti e membro dell’Académie Française dal 2005. È lo scopritore della teoria del desiderio mimetico che, a partire da tale intuizione operata inizialmente sui grandi testi della tradizione letteraria occidentale, ha gettato le basi di una nuova antropologia. Si definisce egli stesso  un antropologo della violenza e del religioso.

La teoria del desiderio mimetico di René Girard costituisce un esempio raro di una teoria nata nell’ambito delle scienze umane (logico-discorsive)  che ha preceduto in alcune scoperte e di alcuni decenni  le scienze cosiddette dure (logico-sperimentali). Recentemente dei ricercatori in psicologia clinica come Andrew Meltzoff e dei neurologi come Vittorio Gallese (il ricercatore italiano che ha scoperto i "neuroni specchi" con Giacomo Rizzolatti) hanno iniziato ad interessarsi alla teoria mimetica (vedi la conferenza di Stanford 2007). La coincidenza tra gli studi di Girard e le loro scoperte scientifiche è in effetti sorprendente, ` "straordinarie" come  le ha definite il dott. Scott Garrels: "The parallels between Girard's insights and the only recent conclusions made by empirical researchers concerning imitation (in both development and the evolution of species) are extraordinary." (Garrels, 2006). ( Attenzione: quest'ultimo capoverso è di dubbia fondatezza scientifica: lo si lascia tuttavia  solo per completezza di informazione. Ndr)

Biografia
René Noël Théophile Girard  è sposato e padre di tre figli. È nato ad  Avignone (Francia) il 25 dicembre 1923. Suo padre, conservatore del museo di questa città, era anticlericale e repubblicano. Sua madre, che fu la prima laureata del dipartimento della Drôme, era cattolica. Dal 1943 al 1947, studia alla l'École nationale des chartes  a Parigi, dove si specializza in storia medioevale.
Nel 1947, parte per gli Stati Uniti, dove ottiene una borsa universitaria. Si sposerà ed effettuerà in America la sua carriera. Ottiene un dottorato di storia nel 1950 all'università dell' Indiana dove inizia ad insegnare letteratura, l’ambito di studio che gli consente di distinguersi ed acquisire una certa notorietà. Dal 1957 al 1968, insegna alla Johns Hopkins University. Nel 1961 esce il suo primo libro, Menzogna romantica e verità romanzesca, dove espone la sua scoperta del desiderio mimetico. Inizia a riflettere sugli aspetti antropologici del mimetismo: la questione del sacrificio. Sarà oggetto del suo libro più conosciuto, La violenza e  il sacro, pubblicato nel 1972. Nell'ottobre 1966,   organizza un congresso internazionale, "Le lingue della critica e le scienze dell'uomo", che fa  scoprire lo   strutturalismo agli americani. Vi parteciparono, tra altri, Roland Barthes, Jacques Derrida, Jacques Lacan. Nel 1968, è all'università di Buffalo dove resta fino al 1975 per poi tornare alla John Hopkins. Stringe amicizia con  Michel Serres con il quale collabora. Inizia a riflettere sulla sua terza opera fin dal 1971. La relativa incomprensione incontrata dalla  Violenza e il sacro lo fa riflettere sul  modo di rendere più   accessibili le sue idee. Con l'aiuto di Michel Oughourlian e di Guy Lefort, due psichiatri francesi,  tenta un  linguaggio più popolare  pubblicando Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo nell'estate del 1977. Quest'opera è bene accolta dal grande pubblico francese ma snobbata dagli ambienti intellettuali.
Terminata la sua carriera accademica, dal 1980 fino alla pensione nel 1995,  resta a Stanford dove risiede tuttora. Vi dirige, con Jean-Pierre Dupuy il "Program for interdisciplinary research" che organizza molti congressi importanti
Il 17 marzo 2005, René Girard è eletto alla Académie Française, al seggio 37  È accolto sotto la Cupole il 15 dicembre 2005 (discorso di ricezione e risposta di Michel Serres). 

Il desiderio mimetico
René Girard è professore di letteratura francese negli Stati Uniti alla fine degli anni 1950 quando cerca un nuovo modo di parlare di letteratura. Oltre alla "singolarità" delle  opere, cerca ciò che esse hanno in comune e si accorge che i personaggi creati dai grandi autori evolvono in una meccanica di relazioni che passa da un autore all'altro: «Solo i grandi scrittori attuano con successo l’esplicitazione di  questi meccanismi senza distorcerli a vantaggio del loro Io. Si tratta di un sistema di relazioni che paradossalmente o meglio per nulla paradossalmente, varia meno nella misura in cui gli scrittori sono grandi».  Esisterebbero dunque molte "leggi psicologiche" come dice  Proust. Di queste leggi, o  di questa meccanica, così ben descritta dai romanzieri, René Girard ne individua e formula chiaramente la base:  è il carattere mimetico del desiderio. Questo  è il contenuto del suo primo libro: Menzogna romantica e verità romanzesca (1961).
Noi prendiamo in prestito i nostri desideri. Il nostro desiderio non è immediato, ma mediato. Lungi dall'essere autonomo, il nostro desiderio è sempre suscitato dal desiderio che un altro - il modello - ha dello stesso oggetto. Ciò   significa che la relazione non è diretta, lineare,  tra il soggetto e l'oggetto, ma  triangolare. Tra il soggetto desiderante e l’oggetto si interpone il modello, il mediatore. Attraverso l'oggetto, è il modello - che Girard chiama mediatore -, che attrae; ma è l'essere del modello che è l’oggetto del desiderio, addirittura l’oggetto può sparire, ed ecco  il desiderio diventare metafisico. «Il desiderio secondo l’altro è sempre desiderio di essere un altro». René Girard qualifica il desiderio come un atto metafisico nella misura in cui, e dal momento che, è diversa cosa di una semplice necessità o di un appetito, «qualsiasi desiderio è desiderio di essere» di essere altro,  è aspirazione, sogno di una pienezza attribuita al mediatore. Si faccia l’esempio della pubblicità di un’autovettura di lusso da cui scende un bell’uomo in compagnia di una bella donna. (L’esempio dell'induzione pubblicitaria è autorizzato dallo stesso Girard quanto afferma che  «Tra don Chisciotte e il piccolo borghese vittima della pubblicità, non vi è quella lontananza che il romanticismo vorrebbe far credere»). Secondo il modello del desiderio mimetico triangolare di Girard noi non vogliamo semplicemente avere quella macchina (sarebbe questo un desiderio lineare tra soggetto, noi che desideriamo, e l’oggetto, la macchina pubblicizzata), ma essere quell’uomo (quell’uomo che la pubblicità ci fa intravedere come mediatore, come modello). Per questa ragione, e contrariamente al bisogno, il desiderio è infinito e genera nel soggetto desiderante una costante tensione (Girard prende in prestito la nozione di “coscienza infelice”  e la “dialettica servo-padrone”  dalla Fenomenologia dello spirito di Hegel.

Mediazione esterna, mediazione interna
La mediazione è esterna quanto più il mediatore- modello è socialmente fuori della portata del soggetto, fuori dal mondo reale. È il Cristo della Imitatio Christi di Tommaso da Kempis,  come Amadigi di  Gaula per Don Chisciotte. La mediazione è interna quando il mediatore è reale ed allo stesso livello del soggetto. Si trasforma allora in competizione ed in ostacolo per l'appropriazione dell'oggetto il cui  valore aumenta mentre la rivalità cresce. È l'universo dei romanzi di Stendhal (ne Il rosso e il nero, Julien, in qualità di precettore, è desiderato da tutte le famiglie di Verrières in competizione mimetica tra loro) di Proust o di Dostoevskij particolarmente studiati in questo libro. Più precisamente Girard stabilisce: « Parleremo di mediazione esterna laddove la distanza fra le due sfere di possibili, che si accentrano rispettivamente sul mediatore e sul soggetto, sia tale da non permetterne il contatto. Parleremo di mediazione  interna laddove questa stessa distanza sia abbastanza ridotta perché le due sfere si compenetrino più o meno profondamente».  Più il mediatore è vicino al soggetto, più il desiderio può acquistare forme ossessive, parossistiche.

Le metamorfosi del desiderio
Attraverso i loro personaggi i grandi scrittori mettono in scena i nostri comportamenti.   Ognuno crede assolutamente all'illusione dell'autenticità dei propri desideri; i romanzieri espongono implacabilmente tutta la diversità delle menzogne, dissimulazioni, manovre - come lo "snobismo" degli eroi proustiani - che sono soltanto gli "inganni del desiderio" per evitare di vedere in faccia la   verità: il desiderio e la gelosia. Tali personaggi, fascinati dal mediatore, dotano quest'ultimo di virtù sovrumane allo stesso tempo in cui essi si deprezzano, ne fanno un dio facendo di se stessi degli schiavi, e ciò accade tanto più quanto più il mediatore si ingigantisce come rivale, mediatore irraggiungibile del desiderio. Alcuni, spingono questa logica, fino al punto di perseguire  scientemente i propri fallimenti quanto più si reputano lontani dall'ideale al quale aspirano. È il masochismo che può rovesciarsi in sadismo. Il masochista è colui che cerca un modello – rivale che lo ostacoli. Siamo nel rovescio del mimetismo, ma sempre nella triangolazione mimetica.  «Nel desiderio “normale” era l’imitazione a produrre l’ostacolo; ora è l’ostacolo a produrre l’imitazione». Il soggetto si disprezza e non cerca più l’oggetto, ma l’ostacolo che gli impedisca di possederlo. «Siamo masochisti allorché scegliamo il mediatore non più vinti dall’ammirazione che suscita in noi, bensì del disgusto che suscitiamo, o sembriamo suscitare in lui».  In questa prospettiva «il sadismo è il capovolgimento “dialettico” del masochismo» Il sadico è  il carnefice, il necessario mediatore della vittima. «Il sadico non può illudersi di essere il mediatore senza trasformare la vittima in un altro se stesso. Nell’attimo stesso in cui diventa più brutale, non può impedirsi di riconoscersi nell’altro che soffre. È questo il significato profondo della strana “comunione” tanto spesso osservata tra la vittima e il carnefice».

La letteratura
Credere all'autonomia del nostro desiderio è l'illusione romantica che è alla base della più ampia letteratura. Scoprire la realtà del desiderio, rivelare il mediatore, è ciò che realizzano i grandi romanzieri come quelli che sono studiati in questo libro, è accedere alla verità romanzesca. È in
particolare  attraverso l'esempio dell'evoluzione di Proust che René Girard descrive questa "conversione" romantica necessaria alla vera dimensione letteraria. In Jean Santeuil, primo romanzo incompiuto di Proust, l'autore mette il suo eroe nel  palco della signora de Guermantes, "arrivato", felice e trionfante. In Alla ricerca del tempo perduto, Proust inverte il suo punto di vista, e mette il narratore nel parterre, che contempla con avidità l'oggetto inaccessibile del suo desiderio: il palco della signora de Guermantes. Quest'inversione, rivelatrice della vera natura del desiderio, dà alla scena la profondità e la dimensione letteraria che facevano difetto alla scena corrispondente di Jean Santeuil. In effetti, l'esperienza vera del desiderio è quella della mancanza, dell’umiliazione e dell’impoverimento dell’ essere, di fronte ad un mediatore che sembra onnipotente, quale che sia la posizione obiettivamente occupata dal soggetto. È rinunciando al sogno romantico del trionfo e della pienezza individuale, tali come  vengono trasfigurati nella rappresentazione che il  soggetto   desiderante si fa del suo mediatore, che Proust trova l'ispirazione che gli permetterà di completare l’immensa impresa romanzesca che costituisce la Ricerca.

Critica della psicoanalisi
Freud ha postulato il complesso di Edipo perché non ha afferrato il  carattere mimetico del desiderio e la dinamica della rivalità mimetica che ne deriva, e per stilare una teoria del triangolo conflittuale che incontra ovunque nei suoi pazienti. Là dove la concezione mimetica stacca il desiderio da qualsiasi oggetto, Freud propone un desiderio fondato sull'oggetto (la madre). Là dove la concezione mimetica fa della violenza una conseguenza della rivalità, Freud deve supporre una coscienza della rivalità paterna e delle sue pulsioni omicide. È questa inverosimile coscienza   in un bambino di volere possedere la madre ed uccidere il padre che costringe Freud ad introdurre le nozioni di Inconscio e di Rimozione,  e così via  tutte queste "istanze" ed "istinti", come altrettante ipotesi superflue. Là dove, lo si è visto, la logica del desiderio mimetico può produrre condotte che appaiono come ricerche volontarie del fallimento, Freud deve per esempio postulare un "istinto di morte".

La violenza e il  sacro
La   scoperta del desiderio mimetico induce René Girard ad interrogarsi sulla violenza, volgendo  così il suo interesse nel campo dell'antropologia: la rivalità mimetica che si sviluppa a partire dai conflitti per l'appropriazione degli oggetti è contagiosa e si manifesta in qualsiasi momento; ciò deve avere un'incidenza sull'organizzazione dei gruppi umani. René Girard si dice:  « Se c'è un ordine normale nelle società, esso deve essere il frutto di una crisi precedente, deve essere la risoluzione di questa crisi». Intraprende a leggere tutta la letteratura etnologica e pervenire alla sua seconda grande ipotesi: il “meccanismo vittimario” o meccanismo del capro espiatorio, all'origine del religioso arcaico, che espone nel suo secondo volume La violenza e il  sacro (1972).

Il meccanismo vittimario
Se due individui desiderano la stessa cosa   ce ne sarà presto un terzo, un quarto. Il processo fa facilmente effetto reazione a catena. L'oggetto è rapidamente dimenticato, le rivalità mimetiche si propagano come una valanga, ed il conflitto mimetico si trasforma in antagonismo generalizzato: il caos,  "la guerra di tutti contro tutti" di Hobbes, che Girard chiama la "crisi mimetica". Come può risolversi questa crisi, come può ritornare la pace?
Per Girard, quest'enigma fa tutt’uno con il problema della comparsa del  sacro. Dal   parossismo della crisi di tutti contro tutti si può uscire attraverso un meccanismo salvifico: la violenza del tutti contro  tutti può  trasformarsi in un tutti contro uno. Se non accade ciò avverrebbe la distruzione stessa del gruppo. Perché chiamarlo meccanismo? Perché  non dipende da nessuno ma deriva dal mimetismo stesso. Più le rivalità mimetiche  diventano incandescenti, più i rivali tendono a dimenticare gli oggetti che furono all'origine, più essi sono affascinati gli uni dagli altri. In questa fase di  fascinazione odiosa  l’individuazione degli antagonisti sarà realizzata sempre più in modo contingente, instabile, rapidamente mutevole, e   potrà succedere allora che un individuo, per via del fatto che un suo carattere specifico  lo favorisca, polarizzi  allora il carico  di violenza.
Accade che questa polarizzazione si inneschi, e con effetto valanga la Comunità tutta intera, unanimemente  si troverà allora raccolta contro un unico individuo. Così la violenza giunta al suo parossismo avrà la tendenza a focalizzarsi su una vittima arbitraria e l'unanimità essere realizzata contro di essa. L'eliminazione della vittima fa cadere brutalmente l'appetito di violenza di cui ciascuno era posseduto fino al momento prima e lascia il gruppo improvvisamente alleviato e  inebetito. La vittima giace dinanzi al gruppo, apparendo allo stesso tempo come l'origine della crisi ed il responsabile di questo miracolo della pace ritrovata. Diventa sacra ossia portatrice del potere straordinario di scatenare la crisi come di riportare la pace. È la genesi del  religioso arcaico che René Girard ha appena scoperto, del sacrificio rituale come ripetizione dell'evento originario, del mito come racconto di quest'evento, dei divieti che sono il divieto d'accesso a tutti gli oggetti all'origine di quella rivalità mimetica che è  degenerata nella crisi di cui si discorreva sopra. Quest'elaborazione religiosa del conflitto è realizzata gradualmente dalla comunità  al   succedersi  delle crisi mimetiche la cui risoluzione porta la pace soltanto in modo temporaneo. L'elaborazione dei riti e dei divieti costituisce un tipo di conoscenza empirica della violenza.

Se è vero che gli esploratori e gli etnologi non hanno potuto essere i testimoni di simili fatti che risalgono alla notte tempi, le prove indirette tuttavia  abbondano, come l’universalità del sacrificio rituale in tutte le comunità umane ed i miti innumerevoli che sono stati raccolti presso i popoli i più diversi. Se la teoria è vera, allora si troveranno nel mito caratteri ricorrenti: vi si vedrà una vittima-dio, che è colpevole e che porta le caratteristiche preferenziali della selezione vittimaria (per esempio un'infermità), che è all'origine della costituzione dell'ordine che disciplina il gruppo. E René Girard trova questi elementi nei numerosi miti, a cominciare da quello di Edipo, che analizza in questo libro ed in libri successivi.


Critica di Lévi-Strauss
La ricostruzione della concezione del mito  oppone    René Girard  a Claude Lévi-Strauss. Quest'ultimo non considera i miti di un popolo in quanto costitutivi di una genesi di significati, ma una genesi puramente logica. Il pensiero strutturalista si dispiega in un universo di simboli che non vuole vedere nei miti la traccia di un evento reale. Per René Girard questa visione è un rinculo, un arretramento dinanzi alla rivelazione della violenza e del suo arbitrario all'origine della cultura. Proprio  ciò  spiega lo scarso interesse dello strutturalismo  per lo studio dei  rituali che commemorano l'evento violento in una maniera troppo "realistica".

Il processo di “Ominizzazione”
Il meccanismo vittimario fornisce la chiave della sfida posta dalla questione del passaggio dall'animale all'uomo, sfida che la comunità scientifica ha rinunciato ad affrontare in mancanza di   una soluzione valida. In Cose nascoste dalla fondazione del mondo (1978), Girard sviluppa le implicazioni della sua scoperta su questa questione. Per spiegare questo passaggio, in effetti, non occorre supporre null’altro di ciò che si trova  già nel mondo animale, presso i primati antropomorfi: un forte grado di mimetismo. Ciò che impedisce, in queste società, alla violenza derivante dalla mimesi d'appropriazione, di degenerare è il sistema istintuale della sottomissione agli individui dominanti. Una volta stabilita, la sottomissione di un individuo ad un tipo dominante   resta per tutta la vita. Basta considerare che, aumentando il grado di mimetismo, la collera cresce e fa vacillare questa stabilità, e che quindi ad una prima crisi mimetica che si sviluppa essa si risolve solo con l’instaurarsi  del meccanismo vittimario.
La prevenzione del ritorno di questa crisi terribile è una necessità esistenziale per il gruppo e si può immaginare l’intensa concentrazione che si opera sulla vittima che l’ha evitata: si tratta della prima attenzione non istintuale, culturale, diremmo. Poiché gli uomini vogliono restare riconciliati, mirano al mantenimento di questa pace miracolosa sostituendo alla vittima originaria, nei riti, nuove vittime. Le condizioni sono soddisfatte per la comparsa del primo significante, il più semplice - un'unità che si stacca da una massa indifferenziata -   attraverso la necessità della scelta di una vittima. Questo primo simbolo, la vittima, designa fin dall’inizio tutto ciò che è in relazione con il meccanismo riconciliatore: il  sacro, che ha il carattere di una trascendenza terribile ad un tempo benefica e malefica. Possiamo pensare a tal proposito che il   primo monumento fu una tomba: quella della vittima. Questo primo e semplice  significante si differenzia in seguito: «L'imperativo rituale fa tutt’uno con la manipolazione dei segni, con la loro moltiplicazione e, costantemente, si offrono da  allora  nuove possibilità di differenziazione e d'arricchimento culturale».
Ciò che emerge, e si sviluppa gradualmente lungo il corso di milioni di anni, è una nuova modalità di gestione della violenza, che consiste nel differirla, è la sostituzione, alle protezioni istintuali, di protezioni - divieti e riti - che si può qualificare come culturali, e l'elaborazione parallela del pensiero simbolico. Queste protezioni di un'efficacia incomparabile daranno luogo allo sviluppo dello mimetismo legato a quello del volume del cervello proprio degli ominidi.
Il religioso  arcaico  appare come la forma originale della cultura, come aveva intuito  Durkheim. Permette di comprendere la necessità di vittime sacrificali, che permette a loro volta di spiegare la caccia che è originariamente rituale, l'addomesticamento  degli animali come risultato fortuito dell'acclimatazione di una riserva di vittime, o l'agricoltura.
L'elaborazione dei riti e dei divieti da parte dei gruppi proto-umani   assumerà infinite e svariate forme  ma obbedendo ad un senso pratico rigoroso che si può supporre: la prevenzione del ritorno della crisi mimetica. Si può così trovare nel  religioso  arcaico l'origine di tutte le istituzioni politiche o culturali.

Lo statuto scientifico dell'ipotesi girardiana
Come la teoria della selezione naturale delle specie è il principio razionale di spiegazione dell’immensa diversità di forme della vita, così il meccanismo vittimario è il principio della spiegazione della produzione della diversità infinita delle forme culturali. L'analogia con l'ipotesi di Darwin si estende anche allo statuto scientifico della teoria, che nei due casi si presenta come ipotesi non suscettibile di essere provata sperimentalmente riguardo al periodo infinito di tempo necessario alla produzione dei fenomeni in questione, ma come ipotesi che si impone con il suo potere esplicativo incomparabile.

La scrittura giudeo-cristiana 
Il testo biblico come scienza dell'uomo

In Cose nascoste René Girard illustra per la prima volta il cristianesimo e la Bibbia. I Vangeli si presentano apparentemente come qualsiasi racconto mitico, con una vittima-dio (capro espiatorio volontario) linciata da una folla concorde, evento ricordato in seguito dai seguaci di questo culto dal sacrificio rituale -   simbolico - eucaristico. Il parallelo è perfetto eccetto su un punto: la vittima è innocente. Il racconto mitico è costruito sulla menzogna della colpevolezza  della vittima  ed è il racconto dell'evento visto nella prospettiva della folla concorde dei linciatori.  È il misconoscimento  indispensabile all'efficacia della violenza sacrificale.
La "buona novella" evangelica afferma  chiaramente l'innocenza della vittima, che diventa  così, riferendosi  a quel misconoscimento,  il germe della distruzione dell'ordine sacrificale sul quale si basa l'equilibrio delle società. Già il Vecchio Testamento mostrava questo rovesciamento dei racconti  mitici in direzione dell'innocenza delle vittime (Abele, Giuseppe, Giobbe, Susanna...) e gli ebrei hanno preso coscienza della singolarità della loro tradizione religiosa. Con i Vangeli, è in tutta  chiarezza che sono rivelate queste "cose nascoste dalla fondazione del mondo" (Matteo 13, 35), la fondazione del mondo sull'omicidio, descritto in tutta la sua efferatezza  nel racconto della Passione.

La rivelazione è tanto più chiara in quanto il testo è una precisazione sul desiderio e la violenza; dalla metafora del serpente che accende il desiderio d'Eva nel  paradiso terrestre, fino alla forza straordinaria del mimetismo che comporta il rinnegamento di Pietro al momento della Passione. Girard chiarisce espressioni bibliche come "scandalo"  (pietra d’inciampo) che significa la rivalità mimetica, l'ostacolo che costituisce la competizione, o Satana che simbolizza l’intero processo mimetico dalla rivalità fino alla risoluzione vittimaria, fondatrice di un nuovo ordine. Nei Vangeli, il dio della violenza è del tutto scomparso. Nessuno   sfugge alla sua responsabilità, chi invidia e chi è  invidiato:  «Guai a colui per il quale lo scandalo arriva ». Come   ha detto Simone Weil: « Prima di essere una teoria di dio, una teologia, i vangeli sono una teoria dell'uomo, un'antropologia».

La società cristiana
La  rivelazione  evangelica contiene la verità sulla violenza, a noi accessibile da due mila anni, ci dice René Girard. Ha, essa, messo fine all'ordine sacrificale fondato sulla violenza nella società che si è vantata del testo evangelico come del suo testo religioso proprio? No, risponde Girard, perché una verità abbia un impatto gli occorre anche che incontri un  uditorio ricettivo e gli uomini non cambiano facilmente. Il testo evangelico ha agito piuttosto come un fermento di decomposizione dell'ordine sacrificale. Se la cristianità medioevale ha saputo mostrare il volto di una società sacrificale che sa ancora ben  disprezzare ed ignorare le sue vittime, l'efficacia sacrificale non ha cessato di ridursi, a misura che l'ignoranza arretrava e René Girard vede qui il principio della singolarità e delle trasformazioni della società occidentale il cui il destino oggi è tutt’uno con quello della società umana nella sua totalità.

L'arretramento dell'ordine sacrificale significa meno violenza? No di certo, priva le società moderne di   gran  parte della capacità che ha la violenza sacrificale di  instaurare un ordine almeno temporaneo. L'"innocenza" dei tempi del misconoscimento non è più. D'altra parte, il cristianesimo, seguendo il giudaismo, ha desacralizzato il mondo rendendo possibile una relazione utilitaristica della natura. Minacciato dalla rinascita di crisi mimetiche su vasta scala, il mondo contemporaneo è allo stesso tempo sempré più conscio della propria colpevolezza e d'altra parte ha sviluppato tale potenza tecnica di distruzione che è condannato sia  a una maggiore responsabilità che a una minore innocenza.
È così ad esempio che la valorizzazione delle vittime, nello stesso momento in cui manifesta il progresso della coscienza morale, assume la forma di una competizione  vittimaria facendo  pesare la minaccia di un'escalation della violenza.

La questione della fede
René Girard è credente fin  dalla  sua conversione al cattolicesimo avvenuta  all'epoca in cui preparava il suo primo libro. Ma ha sempre affermato che la sua opera deve essere valutata per il suo contenuto antropologico come qualsiasi  ipotesi scientifica, che deve essere giudicata sulla scorta della sua potenza esplicativa e della sua semplicità, che la discussione e la critica devono dunque esercitarsi con modalità scientifiche e senza preconcetti religiosi. Che si creda o no alla
resurrezione di Cristo, il testo biblico resta a  disposizione di qualsiasi lettore.





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A più di un trentennio dall'uscita del suo libro capitale, il filosofo e antropologo francese riassume e proietta in avanti i fondamenti della propria visione in un testo composito il cui cuore pulsante è una serrata intervista con Maria Stella Barberi. Il testo risponde a obiezioni che vengono da tempo rivolte all'autore, trattando argomenti poco affrontati nei precedenti scritti. Tra questi, spicca l'analisi del terrorismo considerato come conflitto mimetico o l'esplorazione del cosiddetto "etnocentrismo" della cultura occidentale. Non privo di punte polemiche - la più acuminata contro Lévi-Strauss - questo volume rappresenta per Girard un modo di fare il punto sullo stato attuale delle ricerche che lo impegnano da più di quarant'anni.


René Girard
dal 11sett 2007
L'uomo è incapace di desiderare prescindendo da un modello, consapevole o inconscio, l'oggetto o lo scopo del suo desiderio gli è proposto o imposto da un terzo, che funge da mediatore. Il triangolo che si instaura tra personaggio, oggetto desiderato e mediatore, è uno schema costante e centrale nella struttura del romanzo. René Girard reinterpreta alla luce di questa intuizione critica e psicologica, e attraverso un'analisi sottile e affatto originale, le grandi opere e i personaggi della letteratura moderna.

René Girard in rete

<<< René Girard- (fr) Projet RENÉ GIRARD conférences, débats, entretiens, émissions radio et télédiffusées. (mise en ligne récente, mises à jour régulières). Davvero molto bello. C'è tutto su Girard. Colto e appassionato.

<<< René Girard -( fr) Associazione di ricerche mimetiche, sotto la  presidenza onoraria di René Girard.

<<< René Girard- (Ing) René Girard a Stanford

<<< René Girard- (it) La teoria del desiderio mimetico. A cura di A. Squillaci. In questo sito

<<< René Girard - (it) La rivalità mimetica e l'Islam - Intervista a cura di Henri Tincq - da Le Monde. In questo sito.


Opere di René Girard
-Mensonge romantique et vérité romanesque (1961);

- Dostoïevski : du double à l'unité (1963)

- La Violence et le sacré (1972);

-Critiques dans un souterrain (1976) ;

-Des choses cachées depuis la fondation du monde (1978) -Recherches avec Jean-Michel Oughourlian et Guy Lefort;

- Le Bouc émissaire (1982);

-La Route antique des hommes pervers (1985);

-Shakespeare : les feux de l'envie (1990);

-Quand ces choses commenceront (1994);

-Je vois Satan tomber comme l'éclair (1999):

-Celui par qui le scandale arrive (2001), comprende tre brevi saggi e un'intervista con Maria Stella Barberi;.

-La voix méconnue du réel (2002);

-Le sacrifice (2003);

-Les origines de la culture , interviste con Pierpaolo Antonello e  Joao Cezar de Castro Rocha, seguite da una risposta a Régis Debray sulle critiche a Le feu sacré nel  2003;

-Verité ou foi faible. Dialogue sur christianisme et relativisme (2006) (Verità o fede debole. Dialogo su cristianesimo e relativismo), con Gianni Vattimo. A cura di P. Antonello, Transeuropa Edizioni, Massa.

- Dieu, une invention ? (2007) ; con André Gounelle et Alain Houziaux.
- De la violence à la divinité (2007);

-Achever Clausewitz (2007); Interrvista con  Benoît Chantre.

Saggi critici su René Girard
- Jean-Pierre Dupuy et Paul Dumouchel, L'enfer des choses, Seuil, 1979

- Jean-Pierre Dupuy et Michel Deguy (dir.), René Girard et le problème du mal, Grasset, 1982;

-Violence et vérité – Actes du colloque de Cerisy, Grasset, 1985;

- Garrels, Scott R.: “Imitation, Mirror Neurons, and Mimetic Desire: Convergence between the Mimetic Theory of René Girard and Empirical Research on Imitation.” In Contagion: Journal of Violence, Mimesis, and Culture vol. 12-13 (2006) 47-86.

- Roland J.Golsan, René Girard and Myth, Garland Publishing, New York and London, 1993

- François Lagarde et Peter Lang, René Girard ou la christianisation des sciences humaines New York, 1994;

Éric Haeussler, Des figures de la violence – Introduction à la pensée de René Girard, L'Harmattan, 2005




René Girard : la vérité cachée de Clausewitz
LE MONDE DES LIVRES | 22.11.07 |  
René Girard a toujours considéré les Lumières européennes comme un mythe parmi d'autres. S'inspirant à la fois des Evangiles et des textes freudiens, il n'a cessé de traquer les failles propres à l'humanisme occidental, d'y guetter les traces précaires d'une autre rationalité, susceptible de penser la destinée humaine.


Dans son nouvel essai, l'anthropologue demeure fidèle à ce projet et accomplit un geste périlleux. Lui dont on connaît l'agilité dans l'exégèse des textes littéraires ou sacrés, s'empare cette fois du célèbre traité De la guerre, écrit par le général Carl von Clausewitz (1780-1831), qui ne s'était jamais remis de la défaite prussienne à Iéna. Cette oeuvre classique, mille fois commentée, Girard prétend en délivrer la vérité occultée : "Tout se passe comme si on n'avait pas encore voulu comprendre l'intuition centrale que ce texte cherche à cacher. Ce déni constant nous a intéressés. Clausewitz est possédé, comme tous les grands écrivains du ressentiment. C'est parce qu'il veut être plus rationnel que les stratèges qui l'ont précédé, qu'il touche soudain du doigt un réel absolument irrationnel. Alors il recule, et commence à ne pas vouloir voir...", affirme-t-il.

Dialoguant ici avec Benoît Chantre, son éditeur et ami, René Girard met au jour ce qu'il considère comme le sens profond du texte clausewitzien. Contre ceux qui n'ont voulu en retenir qu'une définition toujours ressassée ("la guerre est la continuation de la politique par d'autres moyens"...), et notamment contre la lecture rationaliste qu'en a faite Raymond Aron, il affirme sa portée "mimétique" et prophétique : le pressentiment que la guerre se suffit à elle-même, qu'elle provoque une "violence absolument imprévisible, proprement indifférenciée", face à laquelle la politique est totalement désarmée.

De cette montée aux extrêmes, qui "se sert aujourd'hui de l'islamisme comme elle s'est servie hier du napoléonisme ou du pangermanisme", René Girard médite les leçons. Soulignant l'actualité des textes apocalyptiques, revisitant la poésie d'Hölderlin ou saluant l'écriture de Germaine de Staël, il mêle réflexion sur le passé et angoisse quant au présent. Ecrit d'une plume claire et alerte, cet entretien peut se lire de deux manières. Soit comme une belle initiation à l'univers girardien. Soit comme un essai conclusif, qui vient exaspérer les élans apocalyptiques d'un auteur hanté par la fin du monde, et qui place plus que jamais ses lecteurs devant un choix typiquement chrétien : céder aux pulsions "rivalitaires" (religieuses, nationales, idéologiques...) et hâter ainsi le désastre intégral, ou bien imiter le Christ en renonçant à toute violence, selon la lettre et l'esprit des Evangiles.

"Dire que le chaos est proche n'est pas incompatible avec l'espérance, bien au contraire. Mais celle-ci doit se mesurer à l'aune d'une alternative qui ne laisse d'autre possibilité que la destruction totale ou la réalisation du Royaume", conclut-il.

ACHEVER CLAUSEWITZ de René Girard. Ed. Carnets nord, 368 p., 22 €.

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