Avventuriero e  scrittore  veneziano (Venezia, 1725 - Dux, Boemia, oggi Duchcov, 1798).

Casanova nacque a Venezia nel 1725 da Gaetano e Giovanna Maria (Zanetta) Farussi, di professione attori (girovaghi, come del resto tutti gli attori dell'epoca). Fu  ben presto abbandonato dai genitori alle cure  della nonna Marzia Farussi. Compie ottimi studi all'università di Padova dove ha modo di svelare una  intelligenza non comune. A una  breve e precoce carriera ecclesiastica (1741-1745) presso il seminario di San Cipriano, da dove viene espulso per condotta indegna (ubriachezza e donne), succede presto una vita animata che, nelle sue Memorie, Casanova divide in tre “atti”.

“Primo atto” (dal 1745 al 1763)
Casanova, che si guadagna da vivere con diversi mestieri: suona il violino, si impiega presso l'avvocato Manzoni e successivamente diventa segretario del cardinale Acquaviva in Roma: in ultimo abborda anche la  magia ma deve lasciare Venezia, dove sono vietate le pratiche magiche (1748). Vive tra  Milano, Mantova, Parma, quindi emigra  a Parigi; a Lione, dove  aderisce alla massoneria (1753). Si reca a Vienna, si ferma a Dresda ed a Praga.

























Di ritorno a Venezia (1755) è arrestato  per pratiche magiche, libertinaggio e  ateismo, quindi  imprigionato ai Piombi, da dove   evade (1756). Vive  di gioco (era l'epoca del lotto e delle lotterie, l'Abate Chiari scrive le Avventure di M.me Tolot, anagramma di "Lotto" ), di piccole truffe, ma anche di un piccolo stabilimento di lavorazione della seta dove riesce a impiegare anche 20 operaie. Seduttore instancabile, erra di Paese in Paese: Parigi, dove pratica ancora  la magia (1757), l’Olanda, Parigi nuovamente, la Germania, la Svizzera (dove incontra Voltaire di cui tradurrà la commedia L'Ecossaise), la Savoia, la Provenza. Nel 1760, riceve dal papa la Croce dello Sperone  d’oro e, di conseguenza, si fa chiamare “cavaliere di Seingalt”. Nel 1763, ricco, brillante al culmine di una carriera amorosa irrefrenabile, conosce a Londra il suo primo insuccesso amoroso con una prostituta  che lo sfotte:  «È da quel giorno, scriverà, che ho iniziato a morire».

“Secondo atto” (dal 1764 al 1783):
Casanova è ricevuto a corte da Federico II di Prussia e da Caterina di Russia (1764). Soggiorna  in Polonia, dove un duello e pesanti debiti affrettano la sua partenza, quindi si reca a Breslau, Dresda, Lipsia. A Vienna, è sorpreso a truffare al gioco e deve allora fuggire e guadagnare Parigi. In Spagna, è imprigionato per frode e liberato per l’intervento di un alto personaggio (1768). Attraverso il  Sud della Francia,  via Torino e Firenze, raggiunge Trieste (1772), dove prepara il suo rientro saggiando il terreno con le autorità veneziane. Rientra nella Serenissima  nel 1774 e diventa confidente   segreto dell’Inquisizione; è allora che cessa bruscamente, ma in modo significativo, la redazione delle Memorie.  Tuttavia, al seguito di un affare di donne, fugge da Venezia per un ultimo viaggio affannato attraverso l’Europa (1783).  L’uomo ha quasi sessant’anni.

Il “terzo atto” si svolge al castello di Dux, in Boemia, dove, pur esercitando le funzioni di bibliotecario, pubblica un romanzo, Icosaméron (1788), e molti altri opuscoli.  Ma l'anno prima conosce a Praga Mozart e assiste alla prima del Don Giovanni, libretto di Da Ponte, veneziano come lui, e a cui si narra Casanova avrebbe suggerito alcuni passi, ispirandosi direttamente alla propria vita.

Le sue Memorie, redatte in francese, furono tradotte e pubblicate in tedesco dopo la sua morte, prima di   essere trascritte nuovamente in francese dall’originale, e pubblicate sotto il titolo Storia della mia vita (1960-1962). Non si può dunque giudicare il loro stile. Quanto alla veridicità dei principali fatti riportati è stata verificata ogni volta che è stato possibile, e confermata (eccetto per quanto riguarda alcune date). Ma la parte di menzogne e di esagerazioni (in particolare   ciò che riguarda le sue molteplici avventure galanti) ci mostrano l’autore per quel che è: un istrione. In queste memorie, Casanova, invecchiato, osserva non senza umorismo quel  che fu: un Don Giovanni  (almeno quanto don Giovanni fu un Casanova), un impostore, un giocatore e baro e un vagabondo. Dietro quest’immagine superficiale prende forma il profilo di un egotista forsennato, capace di coraggio come di bassezze, penosamente incapace  a diventare quel grande scrittore ed erudito che aspirava essere. Anche alla fine di una stimabile carriera di libertino c’è il sogno della scrittura!
Infine, totalmente uomo del XVIII  secolo, ha lasciato della sua epoca, segnata dal cosmopolitismo culturale, dalla lucidwww.homestead.com/~site/Scripts_sofica  e dalla  caccia al piacere frivolo (quando non aristocratico), un'immagine  splendida, facendo della propria vita il proprio vero capolavoro.

La sua figura ha affascinato scrittori e registi cinematografici: memorabile il Ritorno di Casanova di Schnitzler, e quello cinematografico di Ettore Scola interpretato da un Mastroianni in stato di grazia (Il mondo nuovo, ovvero La nuit de Varenne).
Anche Fellini  ha tratto un film dalla sua vita, interpretato da Donald Sutherland, che non si ricorda tuttavia fra i suoi migliori.



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Pagina a cura di Alfio Squillaci
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Esempio 1
Giacomo Casanova a Dux
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Giacomo Casanova cavaliere di Seingalt
Giorgio Albertazzi ne
"Il ritorno di Casanova"
di Tullio Kezich da Arthur Schnitzler

Locandina  del film di Ettore Scola "La nuit de Varenne" (titolo italiano:"Il mondo nuovo"), dove appare un vecchio e cadente Casanova magistralmente interpretato da Marcello Mastroianni..
<<< G.G.Casanova - Mémoires écrits par lui même. Collegamento diretto alla Bibliothèque Nationale de France (è possibile scaricare in formato PDF l'intera opera in più volumi).

<<< G.G.Casanova   Icosaméron ou Histoire d'Edouard et d'Elisabeth qui passèrent quatre-vingts-un ans chez les Mégamicres, habitans aborigènes du Protocosme dans l'intérieur de notre globe / trad. de l'anglois par Jacques Casanova, de Seingalt,...
Collegamento diretto alla Bibliothèque Nationale de France (è possibile scaricare in formato PDF l'intera opera in più volumi).

<<<  E.Wilson. L'altro volto di Casanova. Saggio. In questo sito
In due racconti autobiografici, scritti prima della stesura dei suoi Mémoirs, Casanova, uno degli italiani più famosi di ogni tempo e scrittore di livello europeo, racconta due degli episodi più celebri della sua vita: la fuga dal carcere dei Piombi, a Venezia, e il duello con il conte Braniscki, un nobile polacco che aveva insultato la Repubblica veneta. Due storie straordinarie in cui è impossibile distinguere tra realtà e finzione.

dal 18 febbraio 2005

Giacomo Casanova, Cavaliere di Seingalt, giunto a cinquantatré anni, ormai stanco di avventure erotiche e di traffici politici, sente sempre più forte il bisogno di ritornare nella sua città, Venezia, da cui tanti anni prima era fuggito con la sua mirabolante evasione dai Piombi. Ma, proprio quando la meta è vicina, il destino gli fa incontrare la giovanissima Marcolina, non ancora ventenne eppure dotta studiosa di matematiche superiori e lucida illuminista. Questa donna, che lo guarda con una freddezza che Casanova mai prima aveva visto in uno sguardo femminile, lo costringe a gettarsi perdutamente in un intrigo rovinoso. E, proprio in quell’avventura, gli balena l’immagine di una felicità incomparabile, che vince di sorpresa la sua cinica sapienza: un’immagine che gli si mostra per negarsi poi subito e abbandonarlo, come un’ultima beffarda apparizione della vita.
Arthur Schnitzler, il magistrale evocatore della Vienna leggera e crudele degli ultimi anni absburgici, rivela in questo breve romanzo, che è forse la sua opera più segreta e personale, tutta la sua chiaroveggenza psicologica – quella per cui Freud gli scrisse che temeva di incontrarlo in quanto riconosceva in lui il suo Doppio. Una trama maliziosa, che potrebbe apparire di sfuggita in un capitolo delle Memorie di Casanova, si dilata qui in un feroce scontro fra Amore e Morte, che viene a porre un sigillo sinistro su questa tappa della carriera di un libertino, ormai segnata dall’angoscia della fine. Come nell’Andreas di Hofmannsthal, il décor settecentesco, che Schnitzler ricostruisce con sovrana eleganza, accoglie in una luce d’autunno, nitida e sensuale, un teatro di maschere dietro cui si intravede un mondo di quasi insostenibile dolcezza e crudeltà, quale doveva apparire, in uno sguardo di congedo, al limpido occhio nichilistico dello Schnitzler maturo. E tale è la forza e la precisione musicale del racconto che, senza bisogno che vengano additati, vi affiorano naturalmente i suoi temi: l’impossibilità di ogni ritorno e di ogni unione con se stessi, la lotta con il proprio Doppio, la certezza che il principe degli ingannatori è anche il primo degli ingannati, infine che l’inganno è l’unica forma in cui la vita si offre.
Ritorno di Casanova è apparso per la prima volta nel 1918.

Voltaire dans le Dictionnaire philosophique, à l'article Onan, écrit que la masturbation juvénile rend fou, idiot et abrège la vie. Casanova, lui, écrit dans ses Mémoires qu'un homme sain et bien portant qui ne dispose pas d'une femme doit se masturber, sous peine de s'exposer à de grands risques pour sa santé physique et morale. L'Occident, au lieu d'écouter Casanova, a suivi Voltaire. On comprend pourquoi la jeunesse des écoles n'a pas le droit de lire les Mémoires : ce prétendu amuseur ferait souffler le vent de la révolution dans le monde clos de la pédagogie répressive. L'article stupide du Dictionnaire philosophique est responsable des tortures qui ont ravagé des millions d'adolescents et en ont fait souvent des névrosés pour la vie.
Aujourd'hui, Casanova devrait être considéré comme un précurseur des mouvements d'émancipation sexuelle. Ce que Wilhelm Reich préconise avec une certaine hargne doctrinaire, il y a longemps que Casanova l'avait dit, avec la bonne humeur et la gaieté de ceux qui n'ont jamais pensé que le plaisir pouvait n'être pas naturel. Toutes les formes de plaisir. Il serait temps de s'apercevoir que Casanova n'était pas seulement "l'homme à femmes" - un personnage malgré tout rassurant pour la conscience bourgeoise asservie à l'idéologie de l'hétérosexualité - mais aussi un homosexuel intrépide. Il est inouï de penser que toute cette partie de son activité, pourtant si manifeste à une lecture même rapide des Mémoires, a été soigneusement occultée. Mais il n'est pas moins étrange de constater qu'on persiste à faire de Voltaire et des philosophes français du XVIIIe siècle des champions de la liberté, eux qui ont préparé la voie à la grande répression organisée au XIXe siècle contre toute forme de vie sexuelle qui ne tende pas à la consolidation de la famille et à la perpétuation de l'espèce.

Dominique Fernandez

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