Albert Camus

Albert Camus (Mondovi, auj Deraan, Algeria, 1913 - Villeblevin,
Yonne, 1960).

Romanziere, drammaturgo, saggista, giornalista e partigiano,
Albert Camus è forse per antonomasia  il tipico rappresentante
dell'intellettuale francese del dopoguerra. Profondamente
impegnato nelle lotte e nei dibattiti del suo tempo, continua,
nonostante i malintesi che la sua notorietà stessa ha procurato
alla sua opera lucida e sincera, a svolgere un ruolo di primo
piano nella letteratura del XX secolo.

La memoria di una giovinezza misera sembra avere definitivamente orientato una sensibilità che gli onori non hanno mai sviato: nel 1957, a Stoccolma, di fronte alle teste coronate, il nuovo premio Nobel della letteratura renderà, dalla tribuna, omaggio al suo insegnante di filosofia (Jean Grenier).

Un uomo povero
Albert Camus nacque a Mondovi nel 1913, in una famiglia più che modesta. Allo scoppio della prima guerra mondiale suo padre, operaio agricolo, è ucciso al fronte; sua madre si trasferisce ad Algeri in un alloggio modesto, e vive di lavori domestici e di altri impieghi saltuari. Camus assegnerà  più tardi a quest'esperienza della povertà la funzione di una vera scuola di vita. Suo zio, un macellaio, lettore dilettante, gli passa il piacere della lettura e dei libri. Ma il giovane preferisce ancora dedicare il suo tempo all'amicizia, ai bagni di mare e  al calcio. Incoraggiato dal suo insegnante di filosofia Jean Grenier, beneficia di una borsa di studio che gli permette di proseguire i suoi studi al liceo quindi all'università di Algeri, dove consegue la laurea in  filosofia. Ma di salute fragile e temendo la routine, rinuncia all'insegnamento.

L'entrata in letteratura
Nel 1934 contrae  il suo primo matrimonio, che durerà soltanto due anni, e si iscrive al partito comunista, che lascerà tre anni più tardi. Si  cerca nella vita e si trova nella letteratura. Il dritto e il rovescio (1937), la sua prima prova, contiene già i temi principali della sua opera: il sole, la solitudine, l'assurdità del destino degli uomini. Nel 1939, Nozze conferma le sue doti d'autore e una acuta sensibilità cui la meditazione filosofica  non può bastare. Il giovane autore riesce a conciliare il suo amore per la scrittura con  la riflessione e l'azione sia come   giornalista  presso "Alger républicain" che come animatore di un gruppo teatrale. La seconda guerra mondiale giunge allora a modificare il corso delle cose. La censura determina la scomparsa del giornale al quale lavorava, e Camus è allontanato dall'esercito per motivi di salute.


L'elaborazione di una filosofia
Si risposa  e lascia l'Algeria per la Francia. A Parigi, entra nella Resistenza nella cellula "Combat", dove svolge attività di  informazione e di giornalismo clandestino. Soprattutto  lavora a ciò che già si può definire il "ciclo dell'assurdo". Dal 1940 al 1945, in tre opere capitali, elabora la sua "filosofia". Meursault, ne Lo straniero, uccide un Arabo quasi per caso ed esperisce  nella sua cerchia l'indifferenza del mondo. Al teatro è Caligola,  interpretato da Gérard Philipe, che spinge l'assurdità delle cose fino a suscitare la rivolta. Il mito di Sisifo affronta le stesse tematiche con taglio teorico: in mancanza di un senso della vita, l'uomo può superare l'assurdità con la "révolte tenace" contro la sua condizione.
Questi lavori sono all'origine dei suoi primi successi ma anche delle prime critiche e dei primi malintesi. Presentato dalla stampa come un filosofo disperato, è associato a Jean-Paul Sartre ed alla corrente esistenzialista, etichetta cui invano cerca di sottrarsi. Ma ormai  fa parte a pieno titolo dell'intelligentsia francese. La casa editrice  Gallimard lo accoglie nel suo comitato di lettura.


Dalla rivolta al  premio Nobel
Alla Liberazione è redattore-capo di "Combat" e prende ormai posizione su tutti i grandi temi che scuotono il mondo: la bomba atomica, i movimenti di decolonizzazione, la pena di morte. Viaggia in Algeria, in America e ovunque prova forti emozioni per la miseria delle popolazioni.
Fin dal 1947, ha iniziato un nuovo ciclo sulla rivolta con un romanzo, La peste, dove l'umanità è posta davanti al simbolo di un male insormontabile. I terroristi russi messi in scena ne I giusti si interrogano anch'essi sul senso dei loro atti allo stesso tempo portatori di morte e di giustizia.

Polemiche e crisi morale
La suo opera  L'uomo in rivolta genera un   lungo e violento dibattito: alcuni giornalisti lo attaccano, ma anche alcuni  partiti  politici e intellettuali come Jean-Paul Sartre o André Breton, che gli rimproverano delle inclinazioni "borghesi". Camus si difende, si spiega, risponde. La polemica dura un anno e finisce per deprimerlo, mentre la sua salute si deteriora. Abbandona  per un po' il romanzo e si dedica ad adattamenti teatrali di autori stranieri: Dostoevskij, Calderón, Buzzati, Faulkner. Continua d'altra parte ad intervenire a favore delle vittime, contro i carnefici. Questo ripiegarsi  su se stesso non è né un riflusso né una  rinuncia. Infatti la crisi che attraversa trova presto la sua espressione letteraria e, nel 1956, pubblica La caduta, un romanzo che segna un mutamento del suo stile: ad Amsterdam, lontano dal cielo mediterraneo, un ex avvocato confessa la sua cattiva coscienza e la sua colpa  in un monologo pieno d'ironia e di sarcasmi. Una raccolta di racconti  esce  l'anno successivo, L'esilio ed il regno, dove sono espressi più dubbi che certezze.

La consacrazione
Come Jonas, il pittore di uno dei suoi testi, chiuso in una gabbia per sfuggire i visitatori, così Camus si sente prigioniero del suo pubblico, sia che esso  lo ammiri o che lo detesti. Se la celebrità gli pesa, tuttavia raggiungerà il suo culmine. Nel 1957 gli viene assegnato  il premio Nobel per la  letteratura. Ha quarantatre anni, è il più giovane autore mai premiato a Stoccolma. Questa consacrazione internazionale aumenta la sua stanchezza ma non intacca la  sua energia: mette presto in cantiere un nuovo romanzo, Il primo uomo, rimasto incompiuto (e pubblicato ben oltre  dopo la sua morte, nel 1994), di cui si può solo dire che avrebbe inaugurato un "ciclo dell'amore".

Il 4 gennaio 1960, Camus rientra a Parigi con il suo editore. Vicino a Villeblevin, nell'Yonne, l'automobile va a sbattere contro un albero. Morte assurda, che dà tuttavia alla sua opera una triste unità. I taccuini che ha lasciato testimoniano lo sforzo costante di una vita tesa alla chiarezza e all'autenticità.

Bilanci
Si può  congetturare sul  posto che occupa e che occuperà Camus nella storia letteraria? La letteratura "a tesi",  suscitando oggi meno interesse, potrebbe far apparire Camus come un erede di Montaigne o dei  Moralistes classici dove la forza di uno stile al servizio di uno spirito libero e sincero si impone rispetto  alla solidità di  un sistema. Come molti autori della sua generazione, Camus ha voluto praticare tutti i generi letterari che potevano contribuire all'espressione delle sue idee o dei suoi dubbi. Ma è più giusto articolare la sua opera attorno ai temi  agitati  piuttosto che in funzione del generi o dei mezzi espressivi adottati: il romanzo, il teatro o il saggio. Lui stesso ha indicato  i due grandi cicli della sua maturità: l'assurdo e la rivolta. Ma non si possono trascurare né le opere  di gioventù né gli ultimi lavori, che annunciavano sicuramente  una nuova maniera, prematuramente interrotta.


Brama di vivere e assurdo
Camus vivo, le polemiche hanno potuto fare credere a  ripensamenti  ricorrenti. Col  passare  del tempo, è soprattutto la coerenza di un percorso intellettuale e di un'opera che vengono in evidenza. I temi delle prime prove attraversano tutta l'opera: la brama di vivere, la passione mediterranea per il sole ed il mare. È su una spiaggia piena di sole che Meursault commette il suo crimine, ed i superstiti della peste trovano il gusto di vivere in occasione di un  bagno di  mare. Il  " pensiero del Sud" con il quale si conclude L'uomo in rivolta è anche quella di Nozze e de L'estate: lucido, solare, ardente. Ma "tutto ciò che  esalta la vita accresce allo stesso tempo la sua assurdità".
Invero, non è il mondo che è assurdo, ma il senso che l'uomo vi cerca, senza trovarlo. Su questa meccanica cieca e priva di significato trova fondamento  una dramma. Come Meursault, come Sisifo, siamo condannati a spingere senza fine una roccia davanti a noi. Vale allora la vita di essere vissuta? Sì, poiché l'uomo, nel suo sforzo inutile, è più grande del suo destino poiché può rivoltarsi contro di esso. Questa è la sua libertà: "occorre immaginare Sisifo felice."


Rivolta  e "umanesimo"
L'uomo esiste dunque soltanto per  la sua rivolta, che può assumere mille modalità: filosofica, storica, politica, poetica. Ma, tra la schiavitù accettata e la  violenza rivoluzionaria, la creazione è la vera libertà, il più umile e il più fiero sforzo umano. È ciò che mettono in pratica i personaggi de La peste. Tuttavia, in mezzo al XX secolo, il mondo resta scosso, l'individuo inquieto. Camus ha la sensazione di non aver saputo indicare una vera saggezza, e di essere pervenuto soltanto ad una cattiva coscienza. Gli ultimi lavori, disincantati, evidenziano un fallimento, un pessimismo cupo. Ciò che resta di questa messa in discussione, è la verità, la nobiltà dell'uomo, "la vita allegra e lacerata" celebrata nel discorso del Nobel. È per questo che la parola "humaniste"   definisce meglio Camus che quella di  "esistenzialista" . Cosa importa se le domande non trovano risposte? L' umanesimo  può trovare compimento nell'inquietudine stessa,    in essa  fissare la coscienza, e la sua estensione ed i suoi limiti.

Uno stile al servizio dell'idea
Le idee non sono nulla senza la loro espressione. L'opera di Camus è quella di uno scrittore non di un filosofo. Lo ha detto egli stesso - anche se non ha dissipato del tutto  quest'altro malinteso. Come non ha voluto limitarsi ad un genere letterario, così s'è ben guardato dal  contenere il suo stile in un solo registro.  "Ho adattato la forma al soggetto all'argomento, ecco tutto."  Infatti, secondo l'argomento o il personaggio, la scrittura cambia: neutrale per Meursault ne Lo straniero; rigorosa, oggettiva e tuttavia appassionata per la cronaca de La peste; ironica per Clamence ne La caduta. Se gli articoli giornalistici si avvalgono di  una prosa impeccabile e vibrante, dove la parola va diritto all'idea, senza effetti né aridità, è forse nei saggi letterari che si afferma soprattutto il magistero di un linguaggio personale. Meglio che delle argomentazioni, le immagini, i ritmi compongono una meditazione luminosa, un inno alla bellezza e  all'ardore. Parallelamente, mentre ritorna ne L'estate al lirismo  magico de Le Nozze, Camus, negli ultimi romanzi, diventa moralista e poeta. Un  tono confidente ed allusivo sostituisce quello semplicemente discorsivo. "Gli stili - diceva- non sono che un mezzo".

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«Ho riassunto Lo straniero, molto tempo fa, con una frase che riconosco essere molto paradossale: "Nella nostra società qualsiasi uomo che non pianga alla sepoltura della propria madre rischia di essere condannato a morte". Volevo dire soltanto che l'eroe del libro è condannato perché si sottrae ad ogni gioco. In questo senso, è straniero alla società dove egli vive, erra, emarginato, nei suburbi di una vita privata, isolata, sessuale. Ed è per questo che dei lettori sono stati tentati di considerarlo come un relitto. Meursault non sta al  gioco. La risposta è semplice: rifiuta di mentire. (...)

Non ci si sbaglierebbe molto leggendo ne  Lo straniero la storia di un uomo che, senza alcuno atteggiamento eroico, accetta di morire per la verità. Meursault per me non è dunque un relitto, ma un uomo povero e nudo, innamorato di un  sole che non fa ombra. Lungi dall'esser  privo  di qualsiasi sensibilità, è attanagliato da una passione profonda: la passione dell'assoluto e della verità. Mi è accaduto di dire anche, e sempre paradossalmente, che avevo provato a raffigurare nel mio personaggio l'unico Cristo che meritiamo. Si capirà, dopo le mie spiegazioni, che lo abbia detto senza alcuna intenzione blasfema e soltanto con l'inclinazione un po' ironica che un artista ha il diritto di provare nei confronti dei personaggi della sua creazione.»
Albert Camus

dal 6 maggio 2002
<<< Vedi   il profilo di Jean-Paul Sartre

<<<Il riassunto de "Lo straniero"
Albert Camus in Rete:

1. Albert Camus - CAMUS STUDIES ASSOCIATION. Sito anglo-francese di studi e aggiornamenti su Albert Camus. Accademico e serio.


2. Albert Camus -  Schede e risorse per accompagnare la lettura de  Lo straniero. Scolastico, ma di buon aiuto anche per lo studio del francese. L'ultimo aggiornamento del sito è del 1996, e si  ha la sensazione nel visitarlo di un'opera non conclusa, abbandonata, un relitto virtuale.

2. Albert Camus . Lo straniero. Riassunto. In questo sito.



   Vedi anche il riassunto e il commento de:

<<< Lo straniero
<<< La peste
<<< La caduta


Su IBS:
Tutto il teatro
Autore: Camus Albert

Dat:i 3 ed., XIII-262 p. 
Anno: 2000 
Editore Bompiani
Collana I grandi tascabili

Descrizione:
"Nella vasta attività teatrale di Albert Camus, solo quattro sono le opere originali dello scrittore e vennero messe in scena per la prima volta, a Parigi, negli anni che vanno dal 1944 al 1949. La scrittura drammatica di Camus si configura come ricerca continua e si alimenta dei modelli più diversi: la tragedia classica per 'Il malinteso', l'assurdo per 'Caligola', la pura sperimentazione per 'Lo stato d'assedio', il rispetto della tradizione e della verità per 'I giusti'. Eppure in ogni protagonista di queste opere è sottinteso lo stesso dramma: quello dell'individuo che sceglie la difficile strada della rivolta 'senza per questo attingere alla privilegiata soglia della libertà'". (G. Davico Bonino)

L’estate e altri saggi solari, Albert Camus Ordina da iBS Italia

Albert Camus è per i lettori soprattutto l'autore de "Lo straniero" e de "La peste". Ed è anche uno dei due protagonisti di quella che è stata definita "la più famosa polemica personale di tutto il dopoguerra", quella con Sartre. All'origine di quel feroce dissenso ci fu "L'uomo in rivolta", il libro nel quale Camus articolava la possibilità di un pensiero meridiano che potesse contrapporsi al nichilismo dilagante nel mondo occidentale. Prima, durante e dopo quel suo lavoro, Camus andò pubblicando alcuni scritti che chiamò "saggi solari", raccogliendoli in "Nozze" e ne "L'estate"; scritti che come sostiene nell'introduzione Silvio Perrella, "lasciano nel non detto la teoria del pensiero, e si avventurano nel mondo dei sensi". È un Camus molto meno noto al grande pubblico, che qui viene offerto nella sua organicità, accostando a quelli già pubblicati in italiano altri scritti mai prima d'ora tradotti, l'ultimo dei quali è proprio il testo in cui lo scrittore difende "L'uomo in rivolta" dalle accuse mossegli dai suoi antagonisti. Da oggi il lettore italiano che ha amato "Lo straniero" e "La peste" potrà con "L'estate e altri saggi solari" aggiungere ai primi due un nuovo classico ancora tutto da scoprire.


REFLEXIONS SUR LE TERRORISME
de : "Albert Camus" - "Jacqueline Levi-Valensi" - "Antoine Garapon" - "Denis Salas"
Plus de quarante ans après la mort de Camus, sa pensée et son oeuvre restent d'une étonnante actualité. Ecrit pour son temps, ces textes d'une lucidité exemplaire peuvent nous aider à mieux comprendre le nôtre : bien des articles, bien des pages, des essais et même des oeuvres de fiction semblent s'adresser aux lecteurs du XXIème siècle, répondre à leurs angoisses ou à leurs espoirs. Alors que l'histoire a changé de visage, la question du terrorisme, même si elle se pose en termes sensiblement différents, demeure plus pressante que jamais. Des Lettres à un ami allemand à L'Homme révolté, des éditoriaux de Combat ou de L'Express aux Chroniques algériennes, de L'Etat de siège aux Justes, la réflexion de Camus sur le terrorisme, son refus de légitimer la violence et le meurtre, et la fin par les moyens, sa conviction que des limites sont nécessaires pour préserver la justice, la liberté et la dignité de l'homme nous apportent un message sans illusions, et, paradoxalement, des raisons de ne pas désespérer. C'est pourquoi il a paru opportun de regrouper des passages particulièrement significatifs de l'oeuvre du journaliste, du penseur, de l'écrivain. .
recensione di Rubino, G., L'Indice 1998, n. 8

[...] La biografia di Oliver Todd arriva al momento giusto per rimettere a fuoco l'immagine di Camus, ripercorrere la genesi e l'evoluzione della personalità umana e artistica, gettar luce sulle estese zone d'ombra dell'io privato, sempre tutelato da un vigile riserbo. Certo, il compito è facilitato al biografo quando, [...] la sostanza umana del suo soggetto è tanto consistente da fornire materia d'indagine e di racconto non subordinata esclusivamente all'illustrazione delle opere. Todd prende peraltro le distanze dall'impostazione della più importante fra le precedenti biografie di Camus, quella di Herbert Lottman, e tiene a precisare: "Nel 1978 il pioniere Herbert Lottman s'interessò all'uomo Camus. Io ho tentato di delinearne i contorni senza dimenticare che fu, innanzitutto, scrittore". L'impresa di Todd cerca quindi di non eludere il confronto con il classico binomio vita/opera: nesso arduo, di norma pressoché impossibile da sciogliere, e tuttavia inevitabile da affrontare in quanto il motivo per cui ci si interessa all'esistenza di uno scrittore è appunto il fatto che ha scritto.
Sul percorso umano di Camus, Todd raccoglie comunque un'impressionante mole di documentazione inedita, basata in special modo su testimonianze personali, ricerche d'archivio, materiale epistolare, oltre che su fonti bibliografiche. L'enorme gamma di dettagli così raccolti viene massicciamente impiegata per ricostruire con minuzia capillare la tessitura quotidiana della vita del protagonista. In virtù di questa scelta, le ottocento pagine del libro si assestano in un andamento lento, talora quasi stagnante, che ben riproduce la temporalità diluita e la complessità relazionale di ogni esistenza individuale se vissuta o comunque scrutata da vicino, piuttosto che condensata in un riassunto postumo. Viene così esorcizzato il rischio, sempre immanente all'istanza biografica, di trasformare in destino la vita del grande uomo: nessuna situazione risulta a priori decisiva, nessun evento è presentato come risolutivo. Come contropartita di una simile strategia si delinea peraltro, nel proliferare delle notazioni minime, una tendenziale frammentazione di tipo puntinista, che non rende sempre agevole seguire gli assi fondamentali di sviluppo dell'itinerario camusiano.
Di questa impostazione di fondo partecipa soprattutto la panoramica sugli anni giovanili in Algeria: anni di studi, amicizie, amori, speranze, delusioni, prove difficili come la malattia o i problemi economici, imprese collettive coronate da alterni esiti (la collaborazione ad "Alger républicain", l'esperienza scenica del Théâtre de l'équipe, il football, la militanza comunista con successiva rottura). L'evocazione del contesto sociale e culturale di Algeri, basilare per la formazione del giovane Albert, si nutre di una miriade di dati concreti, così come le amicizie di Camus vengono menzionate una a una con larghezza di particolari. Si precisa in questo modo l'impronta indelebile di quel radicamento ambientale che indurrà Camus, negli anni cruciali della guerra d'Algeria, a deprecare ogni ipotesi di separazione definitiva della sua patria africana da quella francese.
Analoga abbondanza informativa caratterizza la parte dedicata al dopo-guerra, quando ormai Camus è autore affermato. Qui la ricostruzione serve non tanto a inquadrare un periodo meno noto, quanto a riprodurre fin nelle sfumature l'intreccio simultaneo dei piani del vissuto dell'uomo celebre: la dimensione interiore, le manifestazioni caratteriali, la vita familiare e quella amorosa, la creazione estetica, le relazioni letterarie e culturali, le polemiche pubbliche. Fra i tratti salienti della sfera privata di Camus spicca l'esuberanza del suo dongiovannismo, che mentre moltiplica le conquiste ne tenta nel contempo una gestione pressoché poligamica, fatta salva peraltro la tutela di un "ménage" coniugale e familiare al quale il marito e padre resta sostanzialmente vincolato: si tratta di componenti della personalità che appaiono interessanti non tanto per mero gusto di indiscrezione, quanto perché non traspaiono se non in misura minima da un'opera molto pudica in materia: prova di quanto lo scrittore e la sua invenzione non si somiglino necessariamente.
Pur nell'ambito di un racconto equanime nel narrare grandi e piccole cose senza troppe gerarchie, le baruffe ideologico-politiche alle quali Camus ebbe a partecipare negli anni cinquanta assumono un rilievo specifico. Per quanto riguarda la "querelle" con Sarte a proposito dell'"Uomo in rivolta", della valutazione dello storicismo marxista e della rivoluzione sovietica, Todd prende senza troppe sfumature le parti di Camus e non lesina giudizi taglienti su Sartre. Un biografo non è certo tenuto a mantenersi asettico e neutrale. In effetti Camus non aspettò la caduta del Muro per capire e dire certe verità. Tuttavia, a tanti anni di distanza dagli eventi, non guasterebbe un maggior distacco critico, che consentisse di inquadrare con equilibrio gli atteggiamenti contrapposti nell'atmosfera manichea della guerra fredda. Da questo punto di vista, si direbbe che la ricchezza documentaria profusa nella descrizione del clima francese di quegli anni sia poi insufficiente a propiziare la comprensione delle "impasses" non certo soggettive in cui si arenavano i dilemmi cruciali dell'epoca.
Anche prescindendo dall'accanimento antisartriano, va detto infatti che lo stesso Camus non viene sempre risparmiato, almeno per quello che concerne certe sue residue mitologie di "sinistra" in vari periodi della sua vita. Per di più, gli vengono imputate a un certo punto la "scarsa conoscenza di Wittgenstein e Popper" e una minore celerità di Popper nella demolizione dello storicismo. Entrambi gli antagonisti, Sartre e Camus, sono comunque etichettati con implicito biasimo come "casi tipici di intellettuali francesi del loro tempo", colpevoli di "relativa ignoranza dei dati economici", miopi nei confronti della borghesia, a proposito della quale nessuno dei due comprende che anch'essa, "portatrice di cultura, malgrado i suoi difetti, incarna la società moderna". Quali che siano i limiti delle diagnosi formulate da certi intellettuali francesi del dopoguerra, il loro velleitarismo, la civetteria presenzialista e le generalizzazioni arbitrarie, appare un po' anacronistico rimproverar loro, con il senno di poi, di ragionare e di definirsi in base ai parametri del proprio tempo, e non secondo quelli della società postmoderna di fine millennio. [...]
Al termine del poderoso volume, la fisionomia umana e morale di Camus si delinea con ampia e variegata evidenza di sfaccettature: gusto dell'amicizia e suscettibilità, sincerità e introversione, egocentrismo e generosità, semplicità e sussiego, spirito d'"équipe" e tentazione della solitudine, impegno etico-politico e difesa dell'autonomia dell'artista. Tuttavia, malgrado le buone intenzioni, la relazione fra l'uomo e l'opera non risulta delucidata in profondità e rimane su un piano di giustapposizione esterna. Dei testi risaltano solo i contenuti, a scapito di quell'ordito tematico e formale che invece è decisivo ad assicurarne il valore estetico. I molteplici ragguagli offerti da questa biografia risulteranno preziosi per gli specialisti, oltre che per gli appassionati di Camus; ma non basteranno - e Todd ha l'ammirevole "fair play" di riconoscerlo - a decifrare il mistero Camus, e cioè "a spiegare perché il figlio di un cantiniere e di una donna analfabeta ebbe tanti doni", né a svelare "l'irriducibile segreto della creazione letteraria". Per conseguire un simile risultato, sarebbe occorsa un'ipotesi interpretativa capace di unificare i dati raccolti più che di allinearli secondo i dettami di un prudente e pur lodevole empirismo.

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"La prima cosa che uno scrittore deve imparare è la capacità di saper rendere ciò che ha sentito in ciò che vuol far sentire.
Le prime volte gli riesce per caso. Ma dopo occorre che il talento si sostituisca al caso. C'è così una parte di fortuna nelle radici del genio"
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line