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    Sorelle Brontë - Vita e opere                                                                     


La tragica e insolita storia della famiglia Brontë, lo sfondo selvaggio delle brughiere del Yorkshire contro cui si profila quella storia reale e la vita fantastica dei personaggi dei romanzi delle sorelle, sono non ultime ragioni del grande interesse che ha destato la loro opera letteraria. Il rev. Patrick Brontë, parroco anglicano d’origine irlandese, s’era venuto a stabilire a Haworth, nel West Riding del Yorkshire, nel 1820, quando Charlotte(1816 – 1855) aveva appena quattro anni, ed Emily (1818-48) due; l’anno dopo morì  Mrs. Brontë, originaria della Cornovaglia, e la zia, miss Branwell, consentì, assai contraggenio, a prendersi l’onere d’allevare la numerosa figliolanza del vedovo cognato: cinque ragazze e un maschio, Patrick Branwell. Il rev. Brontë non era poi quel padre tirannico che la tradizione, alimentata da pettegolezzi di servi, ci ha rappresentato; fu ecclesiastico per sbaglio, ecco tutto; avrebbe dovuto essere un militare (aveva cangiato il nome originario, Prunty, in Brontë, per ammirazione per lord Nelson duca di Bronte in Sicilia). Miss Branwell era wesleyana, e le idee del fondatore del metodismo in fatto di educazione si riassumono in queste parole: « Spezza in tempo la loro volontà, comincia questo lavoro prima che possan correre da soli, prima che possano esprimersi chiaramente, forse prima che possano parlare affatto. Per pena che costi, spezza la volontà, se non vuoi che il bimbo sia dannato. Che un bimbo, da un anno in su impari a temere la verga e a piangere pian piano; da quell’età in poi fa’ ch’egli obbedisca, dovessi tu anche frustarlo dieci volte di seguito per renderlo docile ». Miss Branwell non adoperò tuttavia metodi violenti, dominò bensì con la tirannia dello spirito, facendo appello alle emozioni su cui essa aveva facile governo nel caso di fanciulle dall’immaginazione vivace come le Brontë. Codesta educazione ebbe particolare effetto su Anne (1820-49), prediletta della zia; il resoconto di morti edificanti era un tema consueto delle riunioni settimanali dei metodisti, e a questa istruzione religiosa s’aggiunse l’esempio della lezione di mortalità fornita dalla scomparsa di Maria ed Elizabeth, le due prime figlie del rev. Brontë , vittime della morte precoce che perseguitò tutta la prole. Il terrore della dannazione eterna (un tratto che Anne ebbe in comune con William Cowper) fece luogo in lei più tardi a una più mite fede cristiana, in cui avevan larga parte la pace e ilperdono, e codesta fede ispirò sempre i versi di Anne Brontë, i quali spesso mal si distinguono dalla consueta innografia protestante.

Ma, a parte quest’impronta metodista, l’educazione delle piccole Brontë fu fortunatamente affidata alla viva presenza della selvaggia natura delle brughiere del Yorkshire: al contatto di essa, stimolati dal dono d’una scatola di soldatini, i piccoli Brontë crearono una loro privata mitologia di formidabili giganti (« Vedo, vedo apparire il terribile Brannii, tetro gigante che scuote sulla terra la sua lancia di fiamma... »), e poi quei nomi di fantastici eroi di Gondal e Gaaldine: Alexander Hybernia, Alexandrina Zenobia, Gerald Exina, Juliet Augusteena, Rosabella Esmalden...: strano essutorio dell’esaltata vita interiore dei fanciulli. Ricordiamo: il padre era irlandese, la madre della Cornovaglia: si tratta di celti, non propriamente d’inglesi. I fantastici racconti furono trascritti in libriccini, di solito con calligrafia microscopica, e al cosiddetto « ciclo di Angria » collaborarono Charlotte e Branwell, creando un regno africano di fantasia spirante infocate passioni byroniche, mentre Emily ed Anne nella « Cronaca di Gondal »raccontarono le guerre e i complotti di monarchici e repubblicani in un misterioso regno del nord. Nei romanzi della maturità Charlotte non farà che rielaborare temi che l’avevano ossessionata e incantata fin dalla fanciullezza. La compilazione di queste opericciole si estende dal 1829 al 1845: ché in quest’ultimo anno Emily trascriveva ancora versi nella « Cronaca di Gondal ».

Quanto a Branwell Brontë, pittore, poeta, uomo senz’arte né parte, vittima dell’alcool e dell’oppio, « che si moveva in una nebbia in cui si perdette », fu l’incubo vivente della propria famiglia. Il coraggio, lafermezza, in questa famiglia, toccarono in sorte non al maschio, ma alle donne. Fragili ragazze provinciali, intense e goffe, e acutamente consce della propria goffaggine e mancanza di beltà, minate dalla tisi, abitate da un genio forastico, schivo, violento, soprattutto Emily, la quale, una volta che i suoi versi furon resi di pubblica ragione per iniziativa della sorella Charlotte, si sentì come svuotata del suo segreto, e accolse la morte come una liberazione.

Le ragazze tentarono di guadagnarsi la vita dedicandosi all’insegnamento; Charlotte, dopo aver avuto impiego come governante, pensò di aprire con Emily una scuola per proprio conto, e per completare l’educazione e la conoscenza delle lingue (Charlotte del francese, Emily dei rudimenti del tedesco), le due sorelle si recarono nel 1842 a Bruxelles dove trascorsero otto mesi alla scuola di Monsieur Héger, finché furon richiamate a casa dalla morte della loro zia. Charlotte fece un secondo soggiorno a Bruxelles nel 1843-4, questa volta come insegnante, nello stesso educandato, e la guida e il consiglio di Héger l’aiutarono a superare le limitazioni dei suoi primi scritti, così remoti dalla sfera dei lettori ordinari. Ne nacque in lei un’ardente devozione romantica pel maestro, che continuò nel 1844-5 dopo il suo ritorno in patria, finché un avvertimento di Héger (che era sposato) circa malintesi che l’epistolario avrebbe potuto creare, pose fine alla relazione. Alla scuola progettata a Haworth dalle due sorelle non si presentò nessun allievo, mentre la vita familiare era sotto l’incubo della degradazione fisica e morale di Branwell. Ne patì soprattutto Anne che, accettato un impiego di governante, soffrì della tresca del fratello, anche lui precettore nella stessa famiglia, con la padrona di casa; Branwell morì alcoolizzato nel 1848. Nel 1845 Charlotte scoperse per caso le poesie manoscritte di Emily; la persuase a pubblicarle insieme coi versi propri e di Anne, come Poems by Currer, Ellis, and Acton Dell : questo volume, uscito nel 1846, passò inosservato; un altro appello al pubblico segui nel 1847, con la pubblicazione di tre romanzi, Jane Eyre di Charlotte, Wuthering Heights di Emily, e Agnes Grey di Anne (un primo romanzo di Charlotte, The Professor, era stato rifiutato dagli editori, e uscì postumo). Jane Eyre ebbe un successo sensazionale, avvantaggiandosi del quale l’editore dei romanzi di Emily e di Anne pubblicò nel 1848 un secondo romanzo di quest’ultima, The Tenant of Wildfell Hall, diffondendo la voce che gli pseudonimi di Currer e Acton Bell nascondevano la stessa persona. Per dimostrare che ciò non era vero, Charlotte e Anne si recarono a Londra presentandosi all’editore della prima. Nel dicembre di quell’anno si spense Emily, e pochi mesi dopo a Scarborough, dove era invano andata per domare la malattia, tranquillamente Anne abbandonò la vita. Le opere di Anne non passarono ai posteri come quelle delle sue più dotate sorelle, ma va notato che George Moore, giudice un po’ bizzarro ma tutt’altro che privo d’acume, riteneva Agnes Grey, che sulle orme del Goldsmith e di Maria Edgeworth narrava le esperienze di governante dell’autrice « la prosa narrativa più perfetta della letteratura inglese.. semplice e bella come un vestito di mussolina, l’unica storia nella letteratura inglese in cui stile, personaggi e tema siano in perfetto unisono ».

Charlotte compose altri due romanzi Shirley (1849) e Villette (1853), il primo avente per sfondo il Yorkshire al tempo dei disordini industriali, il secondo suggerito dall’esperienza belga; conobbe la rinomanza, un breve periodo di felicità dopo il matrimonio con il Rev. A. B. Nichols (1854), e mori nella prima gravidanza.

Alle qualità d’osservazione realistica e d’ironia comuni a molti romanzieri di quest’epoca, Charlotte Brontë unisce un’intensità di emozione che nei momenti felici s’esprime in modo diretto, rapido e conciso; Jane Eyre, il suo capolavoro, destò un certo scalpore a suo tempo perché l’eroina nei momenti di crisi mostra un coraggio che urtava contro le idee vittoriane di delicatezza; ma le appassionate eroine della Brontë non sono mai schiave della passione, anzi son pronte a sacrificare all’onore e al dovere lo stesso amore. Ove tuttavia la Brontë, in parte per soddisfare le esigenze del pubblico, abbandona il terreno dell’osservazione e si affida alla fantasia, dà nel melodrammatico e nel frenetico in modo che risente della tradizione del romanzo « nero »; inoltre il suo stile è talora contorto e gravato da astrattezza, e di rado riesce a dar l’impressione della parlata naturale.

L’intensità emotiva è ancor più veemente nell’opera di Emily Brontë, le cui poesie rivelano un’anima ardente di mistica panteista e d’indomabile stoica: solo le selvagge brughiere, da cui non poteva staccarsi, parlavano un linguaggio con il quale il suo cuore si sentiva all’unisono. Il suo prodigioso romanzo dal significativo titolo (Wuthering Heights, cime tempestose) è un misto d’ingenuità (per esempio nello studio dell’anima del protagonista, Heathcliff, sorta di uomo fatale alla Byron, figlio d’ignoti, e nella concezione, tipicamente virginea, di mostruosi orrori) e di rara intuizione, opera tra le più tumultuosamente romantiche di tutta la letteratura inglese, precorritrice, per l’intimo contatto con una desolata natura, dei romanzi del Hardy.

Mario Praz
La letteratura inglese dai romantici al Novecento
edizioni Accademia, Milano 1968
pp- 140 -144





Esempio 1
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Heathcliff, figlio di ignoti, è stato allevato da Earnshaw. Alla sua morte, il figlio Hindley tormenta Heathcliff che trova conforto in Catherine, sorella di Hindley, di cui si innamora. Rifiutato dalla ragazza, fugge. Tornato dopo tre anni, trova Catherine sposata a Edgar Linton di cui sposa la sorella che, per vendicarsi, maltratta. Catherine intanto muore, tormentata dal rinato amore per Heathcliff, dopo aver avuto una bambina. La rabbia di Heathcliff si scatena anche contro Hareton, il figlio di Hindley, ormai ridotto in suo potere. Heathcliff muore distrutto dal suo stesso odio. Infine la figlia di Catherine, Cathy, e Hareton potranno vivere felicemente insieme.
<<< Leggi  il testo originale  inglese di Cime tempestose
Esempio di un modo nuovo di fare biografie, questa monografia delle Brontë che l'autrice scrive nel 1912 insegue e tesse un effetto: "un effetto di unità, di consonanza, di profonda e tragica armonia", che è dettato innanzitutto dal luogo biografico, un angolo dello Yorkshire, che agisce sulle Bronte con la fatalità di un destino poetico. May Sinclair coglie tutta la novità delle Bronte: la nascita di una mistica della passione femminile; la forte coscienza della diseguaglianza dei sessi presente con tutto il suo carico di dolore nei romanzi di Charlotte, ma che non manca neppure in quelli di Anne; la prosa superba di Emily rispetto alle insufficienze della vita.

<<< Vedi anche Jane Eyre di Charlotte  Brontë. In questo sito.
Il castello di Horatio Nelson a Bronte (CT). In  onore del grande ammiraglio, "duca di Bronte",  il padre delle Brontë cambiò il proprio nome prendendo quello della cittadina in provincia di Catania.
<<< Vedi anche Cime Tempestose di Emily  Brontë. In questo sito.
Le sorelle furono costrette a pubblicare sotto nomi maschili la loro raccolta di versi, in un'epoca in cui suonava disdicevole per delle donne proporsi come scrittrici. Dei 1000 esemplari stampati sotto il nome dei "Bell", solo 39 furono acquistati. In seguito al successo dei romanzi, nel 1848, lo stock invenduto  fu rimesso in circolazione con la copertina cambiata e col nome delle scrittrici.
Le maniache sentimentali

È indubbio, per noi che veniamo dopo Freud, intuire che c’è un eccesso di sensibility  e un carenza di sex nei romanzi di queste virginee fanciulle (sex and sensibility, contraffacendo spudoratamente la Austen, potrebbe essere intitolato un capitoletto a loro dedicato in un’ideale storia della trattazione del sesso omesso o latente in letteratura). Virginee nei fatti, non solo per modo di dire, visto che solo la Charlotte, a quel che pare,  conobbe le pene e i piaceri della carne. Spesso viene il dubbio che la catessi (l’investimento libidinale in Freud) venga proprio in carenza del “fatto”: che queste donne lo vedessero proprio volare, per dirla senza eleganza, e che “proiettassero”, “mitizzassero”, "sublimassero" a tutto andare e dessero fondo, con il sovraccarico sentimentale, alla loro rintuzzata “coscienza fallica”.
Sia come sia - non appaia irriverente la trattazione del tema - è sicuro che la letteratura nasce o a corredo e completamento della vita - ed è allora una lussuosa aggiunta di sensazioni mediate a quelle immediate promananti dalla vita vera (nei casi di  Stendhal e D’Annunzio ad esempio) -, oppure è vero che nasce da un manque de vie, da un deficit d’esistenza, e allora la letteratura è “tutto” e copre ogni aspetto della vita e talora la anticipa in modo formidabile, come nel caso delle Brontë, rendendo quasi superfluo viverla.

Ciò che incuriosisce ancora è il loro immutato successo presso i cuori teneri delle fanciulle di oggi e anche presso i nostri un tantino più induriti. L’assenza assoluta del sesso non dico esplicito ma anche adombrato nei romanzi delle Brontë - ma aleggiante come un sogno notturno in tutte le loro trame romanzesche diurne -, fa nascere la domanda  di che genere di lettrici siano le donne smagate di oggi, quelle che Philip Roth chiama le “reginette della fellatio”: come si  accostano costoro - con quale animo - a tanta "pornografia sentimentale" delle Brontë (absit iniuria verbis, è  pornografia l'abuso linguistico in absentia della cosa), esse che esperiscono il sex prima della - o unitamente alla - sensibility? La risposta ci viene da Flaubert (Lettere): « Ascetiche o libidinose, sognano l'amore, il grande amore; e per guarirle (per il momento almeno) non è di una idea che hanno bisogno, ma di un fatto, un uomo, un bambino, un amante».
È il fascino, sempre irretente del Grande Amore, dunque, che muove  legioni di lettori e lettrici verso le Brontë. L'Amore assoluto, libero anche dall'ipoteca della carne, parrebbe.
L’uomo è un animale simbolico, comunque la mettiamo è mosso da istinti, da appetiti, ma è con la ragione che razionalizza ed è con le (e nelle) astrazioni che connette il mero dato del senso. Se è il corpo a decidere è la mente che dà un "senso" al senso.
Le divine Sorelle in effetti ci danno il grande schermo dove proiettare la nostra simbologia amorosa: al di là del sex, come pura sensibility, poiché dopotutto only connect. Certo il sentimento è la “razionalizzazione” dell’istinto, ma le
Brontë, a ben vedere, hanno fatto qualcosa di più: ci hanno anche detto quanto sia torbido e limaccioso  lo stesso sentimento, quanta carne e quanto istinto reca con sé. E ce l’hanno detto con le metafore (ossessive)  concesse in un’epoca (quella vittoriana) in cui si fasciavano anche  le “gambe” dei tavoli.
Grandi, grandissime Sorelle.
A.S.
I miracoli letterari sono i più gradevoli ma, come tutte le cose gradevoli, rari al massimo punto.
Chiunque è capace di estrarre conigli da un cappello, far camminare uno zoppo; e infatti sono cose che si verificano ogni giorno. Ma è assai più raro (è, anzi quasi unico) che tre ragazze senza cultura, rinchiuse in presbiterio sperduto in una landa selvaggia, sottomesse ad un fratello prepotente ed un padre ubriacone, si mettano a scrivere ciascuna un romanzo, e che uno di essi sia un capolavoro assoluto.[Cime tempestose]
Da uno di voi ho sentito dire, forse senza malignità , che non vi era lapide indicante la casa dove aveva abitato uno scrittore che io non avessi visto. Perciò, adesso, provo quasi ritegno a farvi sapere che sono stato a visitare le pietre di Haworth. Mi sono  fatto coraggio, però, pensando che una visita a Haworth equivale ad uno studio sul mistero Brontë. Immaginate una piccola casa a due piani, costruita in mattoni rossi, attorno alla quale un giardinetto stento senza alberi per coprire le sue monotone siepi di bosso, lotta per non morire. All’inizio l’immensità del moor, della campagna sterminata e incolta, gialla di secchezza in estate, rossa per le brughiere in autunno, bianca di neve l’inverno, verde per le erbe in primavera; sempre monocolore, sempre attonita, completamente deserta. Le curve dondolanti delle colline, tutto intorno, invitavano al sonno. Per meglio dire inviterebbero  al sonno, se non fosse presente il re nemico, il Vento.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Nel capitolo Emily Bronte, il maggiore silenzioso, vi sono narrate le gesta del  Brontë padre: l'aver attizzato il fuoco del caminetto di casa, una notte particolarmente fredda, con gli stivaletti delle figlie, ritenuti troppo di lusso; l'aver segato gli schienali delle sedie per renderli comodi sgabelli; l'aver fatto a pezzi un bel vestito di seta della moglie, la quale peraltro non osava indossarlo e si limitava a guardarlo di tanto in tanto dopo averlo tratto dal baule dove veniva amorevolmente custodito; l'aver costretto le figlie a una dieta di patate, vietando loro la carne...
Con un padre così, solo il figlio Boswell, si diede all'acol.
Le figlie scelsero la letteratura, cercandovi forse uguale narcosi.

Ma nel bel libro di Nicoletta Gruppi (Emily Brontë, Ipotesi di un ritratto a colori, Archinto, 2000),  la storia del  vestito distrutto è elusa, e vi viene fatto cenno, piuttosto, ad alcune annate di "The Lady,s Magazine";  mentre quella della alimentazione a base di patate è definita "una leggenda da tempo smentita".  Nel libro della Gruppi il vecchio Patrick Brontë viene visto sotto una luce non del tutto negativa, quella di un pastore che era costretto ad una irreversivibile ipocondria anche per la miseria che aveva davanti agli occhi. Pare che nell'Inghilterra vittoriana l'età media fosse di 25 anni: a Patrick toccava fare un funerale ogni tre giorni. Per le piccole Brontë lo spettacolo della morte era visione quotidiana: dalla nursery  si vedevano le tombe che circondavano la loro canonica. Non era un bel vivere per nessuno.