Francesco Bacone (Francis Bacon )
Filosofo ed uomo di Stato inglese.   Londra, 1561 - Londra, 1626

Francis Bacon  barone di Verulam, 1° visconte di St Albans fu filosofo della singolarità dei fatti naturali, che tentò di osservare con il metodo induttivo.  Bacone  segna la rottura con la visione scolastica del mondo ed i tanti pregiudizi che non reggono alla prova dell’ esperienza. Autore di un' opera utopistica (La Nuova Atlantide) che celebra la scienza moderna, rimase  fedele ai suoi principi empiristi (anche se è controversa la sua appartenenza piena a quest approccio mentale) e giunse al punto di negare il sistema copernicano e difendere una concezione dell’universo incompatibile con l’interpretazione matematica che sarà  condotta da Galileo e Descartes. Il suo sarà l’esito paradossale di un pensatore inflessibile nell’adozione e nel controllo dei mezzi di indagine cui mancò però l'aggancio finale con la rivoluzione scientifica che in quegli anni sovvertiva il modo tradizionale di pensare e dava avvio alla scienza moderna così come la conosciamo noi oggi.

Una vita politica
Suo padre fu per vent’anni  Guardasigilli della regina Elisabetta. Bacone inizia a Cambridge degli studi di filosofia e di diritto nel 1573, prima di iniziare una carriera diplomatica, nel 1576, presso l’ambasciatore d’Inghilterra a Parigi.  Dovendo affrontare difficoltà crescenti in seguito alla morte del padre avvenuta nel 1578, intraprende l’avvocatura. È in questo torno di tempo che abbozza il vasto progetto filosofico della sua vita ovvero l’Instauratio Magna (Great Restoration), un progetto portato parzialmente a termine e che aveva l’ambizioso scopo di sistemare in un quadro concettuale unitario tutto il sapere. Eletto nel 1524 alla Camera dei Comuni, ne è membro fino al 1558 facendovi la  conoscenza del Conte di Essex, il favorito della regina Elisabetta, che lo proteggerà. Nel 1597, pubblica i Saggi di morale e di politica (Essays).  È consigliere ordinario della regina quando scoppia il primo maneggio politico di grande risonanza  pubblica al quale si trova mischiato. Il conte di Essex sembra minacciare il regno della sua sovrana, che finisce per tradurlo alla sbarra e ottenerne la  condanna a morte. Bacone accetta di accusare pubblicamente il suo ex benefattore e cerca di consolidare la sua posizione a  corte. La morte di Elisabetta, nel 1603, ed il regno di Giacomo I gli aprono le vie del successo politico. Nel 1613, diventa procuratore generale, nel 1616 consigliere privato del re, nel 1617 Guardasigilli, nel 1618 Lord Cancelliere. È fatto barone di Verulam lo stesso anno, e visconte di Saint Albans   nel 1621. L’allontanamento successivo dalla vita politica, come vedremo, darà forte impulso alla sua vita intellettuale fino a quel punto più interiore che pubblica e pubblicata. Appaiono in questi anni le opere della maturità The proficience and advancement of learning (1605) inizialmente in due libri, indi portati a nove nel 1623 col titolo De augmentis et dignitate scientiarum, Della saggezza degli antichi (De Sapientia veterum, 1609) dove propone una lettura allegorica dei miti, Redarguito philosophiarum che è un attacco in forma briosa della filosofia antica (1609), Cogitata et visa (1612), e  Novum Organum (1620). Favorito del Duca di Buckingham e del re, Bacone trascende volentieri dai principi di probità cui lo vincolerebbero  le sue  alte cariche. Pare che abbia turbato non pochi processi  e fatto la sua fortuna con la corruzione. È almeno questo il capo di accusa che il Parlamento gli lancia contro. Il 3 maggio 1621, Bacone è condannato e destituito da  tutte le sue cariche ufficiali e indotto a lasciare la corte. Solo la benevolenza  del re lo salva dalla prigione.
È la fine delle  sue ambizioni politiche: Bacone si ritira per  forza di cose dalla scena pubblica, e fortuna per noi, trova  consolazione nell’elaborazione del suo grande progetto filosofico, non potendo associargli anche  il potere politico cui fortemente  aspirava. Nel 1621, redige il discorso preliminare alla sua “Great Restoration”, quindi, tre anni prima della sua morte, completa una storia di Henry VII.
La “Great Restoration” doveva comprendere sei parti. Dalle opere  brevi che la compongono sortirono tre opere principali: Del progresso e dell’avanzamento delle conoscenze (The proficience and advancement of learning 1605 e 1623), Novum Organum (1620) e La nuova Atlantide (postumo 1627).

Il valore della conoscenza
Ammiratore di Telesio, di Campanella e di Galileo dei quali apprezza gli studi di filosofia della natura e il metodo sperimentale,  Bacone, secondo le sue stesse parole,  volle purgare la conoscenza dalle chiacchiere e dalle discussioni false che gli nuocevano, e particolarmente dall’eredità di Aristotele, “quest’esecrabile sofista”, e di Platone, “questo burlone bennato”. La conoscenza è infatti la più alta vocazione dell’uomo, se si eccettua la salvezza per  fede. La potenza divina che organizzò il caos ha il suo garante nella saggezza umana. La conoscenza ha un valore morale e politico che ispira dubbi salutari e ci fa rifiutare le apparenze. Il mondo è un teatro dove occorre andare dietro la scena per vederne  le macchine che lo muovono. La conoscenza è strutturata come l’intelletto umano, tale che la storia corrisponda alla memoria, la poesia all’immaginazione e la filosofia alla ragione. Bacone prima di Descartes, compara la conoscenza ad un albero di cui filosofia sarebbe il tronco. La scienza naturale si divide in fisica ed in metafisica, questa intesa in un senso nuovo: vi si studiano i principi  primi o assiomi comuni da cui dipendono a  loro volta diverse scienze. Il valore della matematica è riferito sia al suo sviluppo puramente astratto, di tipo  pitagorico, che alle sue applicazioni.

La conoscenza attraverso la sperimentazione
Ma il grande metodo della conoscenza è la sperimentazione. L’obiettivo consiste per innanzi a condurre un grande inventario di ciò che l’uomo sa già, diffidando  delle esperienze isolate, che verrebbero da fatti occasionali  o dal caso. Occorre privilegiare le esperienze che “danno luogo a conseguenze” e permettono di ideare esperienze nuove.  È essenziale distinguere bene la sperimentazione dall’induzione pericolosa e dalle deduzioni arbitrarie che danno luogo a sillogismi sterili. Così saranno scoperte le cose stesse ed i legami che esistono tra esse.
Nell’induzione ordinaria, si passa di primo acchito dall’osservazione ai principi più generali, mentre, nell’induzione sperimentale, si deve avanzare passo per passo, con una marcia graduata, non verso nozioni generali, ma verso dei principi che “aderiscono alla natura delle cose”. La sperimentazione deve anche rettificare l’errore inevitabile commesso dai sensi, ma ha bisogno, per ciò, di una purificazione preliminare.

La critica degli “idoli”
Non ci sarà affatto il  restauro delle scienze finché le false nozioni e i pregiudizi, particolarmente tenaci, assedieranno lo spirito. Queste nozioni false vengono da Bacone  battezzate ”idoli” e sono classificate in quattro classi : idola tribus, idola specus, idola fori, e  idola theatri. Le prime (idola tribus) si radicano nella natura dell’uomo, le cui percezioni si basano sui propri desideri e non secondo l’effettività dell’universo (ex analogia hominis e non ex analogia universi). È il caso di tutte le rappresentazioni antropomorfe della divinità. È vero che, in un primo tempo, l’uomo è sempre la misura di qualsiasi cosa ma ciò  può nuocere  all’obiettività della sua conoscenza, poiché egli tenderebbe a rappresentarsi ogni cosa a propria immagine e somiglianza. Seconda classe sono gli idoli dalla caverna ( idola specus ) - luogo simbolico, per Platone, dell’errore e delle oscurità -, quella massa di conoscenze  lentamente costruita attorno all’individuo dall’istruzione, dalle amicizie intellettuali, dall’istruzione e dalla stessa lettura dei libri. Possono ascriversi a questo genere di false conoscenze quelle che irretiscono le comunità scientifiche quando non riescono o non vogliono guardare ad altre esperienze di altre comunità scientifiche. E' quanto Bacone rimprovererà allo scopritore del magnetismo  William Gilbert ( De magnete, 1600) che con questo principio voleva spiegare tutto. Gli idoli della piazza ( idola fori)  che vengono dal commercio del consorzio umano, dalle parole, dalla lingua comune. Bacone inaugura una rigorosa critica della lingua, nella quale vede una fonte d’errore; intende dimostrare che le parole, alle quali non facciamo affatto attenzione, colgono le cose secondo schemi più comprensibili dal senso comune, ma non per questo più vere.  È il caso appunto dei luoghi comuni, che ripetiamo stancamente e meccanicamente. A questa  percezione della realtà secondo categorie false che creano discussioni inutili, è necessario opporre una griglia d’interpretazione fondata sulla sperimentazione ben guidata. Gli idoli del teatro (idola theatri ) sono quelle false conoscenze prodotte  dalla venerazione che portiamo alle grandi opere  del passato e alle sette filosofiche. Si tratta di favole, di racconti immaginari, fiorite su alcune osservazioni frammentarie. La mancanza di dati e la tendenza a svilupparne  affrettatamente  una filosofia, mescolandovi spesso la teologia, generano sofistica, un empirismo ingenuo e la superstizione.

Il metodo vero
Per disperdere le ombre che offuscano lo specchio dello spirito umano, Bacone raccomanda inizialmente “di costituire un’indagine unica e generale” sui modi di trasmissione della conoscenza. Ma la scoperta di conoscenze nuove esige anche che si ricerchi, verifichi,  si conti e si misuri ciò che è stato fornito dall’esperienza, in modo da precisare l’informazione acquisita. Una volta accumulata questa folla di osservazioni particolari, occorre sistemarla e coordinarla. È a questo scopo che occorre costruite delle tavole concettuali. Bacone cerca prima  di tutto di  definire la natura di un effetto osservato, separare chiaramente ogni elemento e  procedere indi  per  esclusione - che è  la parte negativa dell’induzione -, quindi con  definizioni appropriate. Qui  si rivela l’originalità del suo metodo. Gli empiristi che, come Hume, cercheranno di radicare la relazione di causalità nell’abitudine dello spirito umano si allontaneranno dalle ricerche di Bacone. Per loro, non è la natura di un fatto osservabile in sé che costituisce la sfida del problema della conoscenza, ma piuttosto il passaggio dall’impressione immediata alle idee, attraverso l’immaginazione e la memoria. E non sarà che l’abitudine a stabilire quel preteso nesso causale tra i vari fenomeni osservati e da noi messi in rapporto di causalità.

Il rifiuto dell’ aristotelismo
Lo  sperimentalismo  di Bacone ricerca la natura piuttosto che le cause. A quelli che sostengono che basta raccogliere abbastanza osservazioni per estrapolare e definire una data natura, risponde che è precisamente in quest’estrapolazione che  riposa il pericolo. Non si tratta di accumulare, ma di escludere tutte le caratteristiche che non appartengono alla natura ricercata, per  cogliere questa infine nella sua purezza più grande. Il restauro delle scienze comporta dunque una parte distruttiva, di critica delle dimostrazioni, di esame di ciò che è innato nella natura umana, e dove sono messe alla prova le filosofie ricevute. Bacone non si disinteressa soltanto della causa dei fenomeni, e arriva a criticare ogni causalità. La ricerca baconiana si allontana della teoria aristotelica delle quattro cause, e dalle domande da essa poste:  “Qual è la materia del fenomeno?”,  “Qual  è la sua forma?”,  “Qual  è la sua causa efficiente?”,  “Qual è il suo scopo, la sua finalità?”  Bacone  rifiuta l’idea della causalità finale, afferma che la causalità formale è inutile, e perviene  a considerare la ricerca sulla causa materiale e sulla causa efficiente come altrettante futilità. È tutta la  teoria esplicativa di Aristotele che Bacone rifiuta. Non resta sotto esame che una natura semplice.  Per determinarla con precisione e definirla senza confusione, un metodo nuovo si impone.

  Occorre inizialmente raccogliere ciò che Bacone chiama “istanze” dove si riscontra la natura data. Ogni istanza è un caso osservato e ben isolato dove la natura si mostra e si esperisce  nella sua presenza o nella sua assenza. È molto importante classificare le istanze in tavole  (tabulae instantiarum)  il più  esaurienti possibile.   Due generi di  tavole – le tavole della presenza  e le tavole dell’assenza per intanto sono individuate; esse sono sovrapponibili e formano come una prima griglia dove si può iniziare a  decifrare una natura esaminata. Si è osservato, in effetti, che le tavole di Bacone erano fatte come gli strumenti di  decifrazione dei codici segreti o dei crittogrammi. La natura è un testo oscuro che attende di essere interpretato, non secondo ermeneutiche arbitrarie, ma attraverso l’adozione di tavole che si accontentano di ordinare in termini semplici il frutto delle osservazioni preliminarmente verificate.
Una terza serie di tavole è necessaria (tabulae gradum sive comparativae), che faccia emergere all’intelletto  gli accrescimenti  e le diminuzioni di una natura ed i gradi di raffronto tra loro. Disponiamo così, per ogni natura semplice, di tre tavole la cui funzione è di preparare l’induzione della natura a partire dalle osservazioni prese in considerazione. Per intanto, la prima cosa da fare, scrive Bacone, è “il rifiuto o l’esclusione di ciascuna delle sostanze che non si trovano in una delle istanze in cui la natura data è presente, o che si trovano in un’istanza in cui la natura data è assente”. Parimenti, la crescita di una sostanza sarà la ragione del suo rifiuto se, nell’istanza di raffronto, quella  sostanza   diminuisce. Quando queste diverse esclusioni sono state operate, resterà in sotterraneo “la sostanza affermativa, solida, vera e ben determinata”. La sperimentazione autentica consiste dunque nel classificare dinanzi al potere  esaminatore dell’intelletto le istanze secondo tre tavole che, sovrapposte, lasciano filtrare, come una cosa colata appunto, ciò che ha resistito  all’esclusione.   Nel Novum Organum, come noto, rimasto incompiuto, Bacone preannunciava ben 27 istanze  del procedimento induttivo. Citiamo solo la più celebre ossia l’istantia crucis , ovvero l’esperimento cruciale che mira a escludere ogni possibilità diversa  e ad avere il valore di una prova decisiva.

Verso una scienza della vita sociale
Bacone distingue la morale dalla politica. Ripartisce quindi  il benessere privato in un benessere attivo ed un benessere passivo. Il primo ha più importanze, poiché la vita senza progetto è inconsistente.  Bacone fa l’elogio di Machiavelli (vedi qui la ricezione di Machiavelli in Inghilterra), che “descrive ciò che gli uomini fanno  e non ciò che dovrebbero fare”. La vita sociale non è altrettanto agevole da regolare, poiché “è altrettanto difficile essere realmente politico quanto lo è  essere realmente morale”.
Il nostro tempo, dice Bacone, è quello del  terzo stadio della conoscenza, dopo la Grecia e Roma. La vita sociale moderna e la politica dei Principi devono essere degna di questa nuova età della conoscenza, deve incoraggiare la sua promozione collettiva ed offrirle luoghi pubblici per la sua cura. È ciò che simbolizza l’utopia della Nuova Atlantide. In quest’isola immaginaria, Bacone costruisce una “casa di Salomone” dove si trova tutto ciò che può aiutare alla illuminazione generale degli spiriti, dagli edifici dedicati all’ottica fino agli edifici dove ci si prende cura della salute.
Bacone è senz'altro  uno dei primi teorici di impianto concettuale positivista.  Nella polemica contro i pregiudizi preannuncia le movenze mentali dell'illuminismo, ma si palesa anche come  un pensatore che – nella predisposizione di tavole -  annuncia la critica kantiana dei poteri della  ragione.



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Bacone   in Rete:


<<< Francis Bacon - Quotes, Life, Works, Essays, Links, Books.
Contiene numerosi link che rimandano a quasi tutte le opere di Bacon. In inglese

<<< Francesco Bacone. Filosofico net. Brillante sintesi del pensiero baconiano.

Francis Bacon
Nel testo di Francesco Bacone dal titolo "De principiis atque originibus secundum fabulas Cupidinis et Coeli, sive Parmenidis et Telesii et precipue Democriti philosophia tractata in fabula de Cupidine", vengono affrontati molti temi rilevanti nella filosofia baconiana, in particolare quello dell'atomismo. Sul rapporto tra Bacone e l'atomismo esiste un consistente dibattito al quale si fa ampio riferimento nell'introduzione. Il volume esce con una Presentazione di Paolo Rossi, professore emerito all'Università di Firenze.

Frontespizio della prima edizione (1620) del Novum Organum, raffigura una caravella che varca le colonne d'Ercole. In basso riporta le parole del profeta Daniele: Multi pertransibunt et augebitur scientia

Le idee, i drammi, i personaggi, le contraddizioni che coesistono nel secolo e mezzo in cui avviene il parto difficile della scienza.
«Un esempio mirabile di facilità, trasparenza, precisione nel dominare una materia immensa come quella del progressivo affermarsi, nei diversi paesi europei, dell'immagine del mondo impostasi a partire dalla 'rivoluzione scientifica' del Seicento».
(Armando Massarenti "il Sole 24 Ore")

"I capitoli che compongono il libro hanno per oggetto la nuova astronomia, le osservazioni compiute con il cannocchiale e il microscopio, il principio di inerzia, gli esperimenti sul vuoto, la circolazione del sangue, le grandi conquiste del calcolo ecc., ma accanto a questi argomenti i vari capitoli sono anche volti a esporre le grandi idee e i grandi temi che furono centrali nel corso di quella 'rivoluzione': il rifiuto della concezione sacerdotale o ermetica del sapere, la nuova valutazione della tecnica, il carattere ipotetico o realistico della nostra conoscenza del mondo, i tentativi di impiegare i modelli della filosofia meccanica, l'introduzione della dimensione del tempo nella considerazione dei fatti naturali." (Dalla premessa)


Indice:
Prefazione di Jacques Le Goff
Premessa
1. Ostacoli
2. Segreti
3. Ingegneri
4. Cose mai viste
5. Un nuovo cielo
6. Galilei
7. Cartesio
8. Innumerevoli mondi
9. Filosofia meccanica
10. Filosofia chimica
11. Filosofia magnetica
12. Il cuore e la generazione
13. Tempi della natura
14. Classificare
15. Strumenti e teorie
16. Accademie
17. Newton
Cronologia
Bibliografia
Indice dei nomi

Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone pubblica i due libri del "Novum Organum", la seconda parte, per quanto incompiuta, di un progetto più ampio, l'"Instauratio Magna". L'opera è preceduta da quattro scritti di ordine generale, un vero e proprio piano dell'opera, che traccia le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul "vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale". La presente edizione è curata da Michele Marchetto, attento studioso di Bacone. La sua introduzione traccia il quadro di riferimento dell'opera e la traduzione si mantiene fedele alla lettera baconiana. La notizia biografica, le parole chiave e gli indici analitici concludono l'opera.



Pubblicato per la prima volta nel 1957, questo volume è un capitolo fondamentale della storiografia sulle origini della scienza moderna. Rossi vi dimostra come colui che ne è considerato il padre, affondi in pieno le radici del suo pensiero nel sapere magico-alchimistico della tradizione: Bacone emerge dalle filosofie del Rinascimento e in pari tempo le rifiuta. Il volume ricostruisce la complessità del tracciato intellettuale seguito dal filosofo inglese "dalla magia alla scienza", mostrandone sia le continuità, sia le rotture con il passato e ponendo al centro l'idea baconiana di una scienza cooperativa e pubblica, una scienza frutto del contributo di molti e finalizzata al dominio della natura e al progresso della civiltà.

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