Sereni: “Neri, che cosa mettiamo oggi in salvo nella nostra Arca?”

Neri: “Un libro di poesie. L’allegria di Giuseppe Ungaretti. Lo
         Conosce?”

S.: “Eccome! Ricordo la poesia Soldati. Posso recitarla?”

N.: “Ma certo!”

S.: “Si sta come/d’autunno/sugli alberi/le foglie. Facile, no?”

N.: “Sì, ma quante cose in così poche parole!”

S.: “Ungaretti l’ha scritta al fronte, durante la prima guerra mondiale”.

N.: “Il sottotitolo è Bosco di Cortona luglio 1918”. Siamo d’estate…”

S.: “…e tuttavia si sta come in autunno, quando cadono le foglie...”

N.: “Si sta, recita il poeta; è la condizione del soldato Ungaretti, da qui
     il richiamo preciso hic et nunc: Bosco di Cortona - luglio 1918…”

S.: “…e la condizione anche di tutti gli altri soldati, come Ungaretti   esposti continuamente al pericolo di venire uccisi, di cadere…”

N.: “…appunto! Questa poesia vive della tensione tra l’esperienza
     personale, insostituibile (non si può morire la morte di un altro), e
     l’esperienza collettiva, impersonale, il si… ”

S.: “…il soldato qualunque, che condivide la sorte del proprio  reggimento, del proprio esercito…”

N.: “…Sono un poeta/un grido unanime, dice da qualche parte
      Ungaretti.”

S.: “Nella poesia Italia.”

N.: “In trincea il soldato scopre che il camerata che gli sta accanto gli
     è fratello, foglia appena nata, per citare un altro verso famoso.”

S.: “Fratelli.”

N.: “La vita del soldato dipende dal camerata, dalla sua solidarietà:
     Tra un fiore colto e l’altro donato/l’inesprimibile nulla. Al di fuori
     di questo gesto, è il nulla: per il soldato, la fine, la morte. Questa
     poesia ha per titolo Eterno. Il dono risponde alla grazia, che è
     amore, dono di sé.”

S.: “Nella poesia di Ungaretti si aprono, quasi d’improvviso, degli  squarci luminosi in cui affiorano verità, come dire, ultime,  definitive.”

N.: “Il soldato è consapevole della sua fragilità di uomo, di creatura
     abbandonata alla notte, all’infinito: Mi vedo/ abbandonato
     nell’infinito, si legge in Un’altra notte.”

S.: “Qui Ungaretti tocca accenti veramente pascaliani.”

N.: “È il mistero della condition humaine: lo sgomento dell’uomo
     di fronte al silenzio eterno degli spazi infiniti, la coscienza
     angosciosa della propria miseria, della propria fugacità (Mi 
     riconosco immagine passeggera//Presa in un giro immortale di
     Sereno); ma pure della propria dignità, della propria grandezza,
     perché solo il cuore dell’uomo è in grado, come dice Pascal, di
     sentire, di percepire il divino: perché solo all’uomo si rivela la
     grazia della luce: M’illumino d’immenso (Mattina).”

S.: “In trincea Ungaretti comprende che la condizione del soldato è la condizione dell’uomo tout court.”

N.: “La guerra, come tutte le esperienze estreme, scopre l’uomo a se
     stesso.”

S.: “Sì.”

N.: “L’uomo nella sua essenza.”

S.: “Era il programma degli espressionisti, di un Marc, di un Werfel, di uno Stadler… e in Italia del Montale degli Ossi di Seppia.”

N.: “È vero. Storicamente, la poesia di Ungaretti, o perlomeno del
     primo Ungaretti, è da inquadrarsi nell’ambito dell’Espressionismo
     europeo. Comune è lo sforzo di rappresentare l’uomo così com’è,
     nudo … di scavare, di trovare la parola essenziale. Quando
     trovo/ – scrive il poeta in Commiatoin questo mio silenzio/una
    parola/scavata è nella mia vita/come un abisso.”

S.: “Era una ricerca della verità…”

N.: “Sì. È nelle trincee che nasce la letteratura italiana del
     Novecento.”

S.: “In contrapposizione alla retorica del D’Annunzio.”

N.: “Non solo di D’Annunzio.”

S.: “Anche Ungaretti era interventista.”

N.: “Si, certo! Oggi è difficile capirlo. Allora si pensava, e non solo in
     Italia, che la guerra sarebbe stata una soluzione, anzi la soluzione a
     tutti i problemi. Inoltre si era accesi nazionalisti.”

S.: “Ma qual è la visione dell’uomo che la guerra rivela a Ungaretti? A  me sembra una visione molto negativa?”

N.: “Non direi proprio. Il titolo del libro in cui Ungaretti raccoglie le
     sue poesie di guerra è L’allegria.”

S.: “Ma la precarietà del soldato al fronte non è quella di ogni uomo?

N.: “È vero. Ma non è la sua ultima parola. E subito riprende/il
     viaggio/come dopo il naufragio/un superstite/lupo di mare
     (Allegria di naufragi). Gli alberi perdono le foglie; gli uomini
     muoiono, ma poi giunge la primavera…

S.: “…e la vita ricomincia.”

N.: “Forse è proprio questo il messaggio ultimo di Ungaretti. Lo
     stesso di Omero nel VI libro dell’Iliade: “Come la generazione
     delle foglie è la generazione degli  uomini./Le foglie il vento ne
     sparge molte a terra, ma rigogliosa la selva/ altre ne germina, e
     torna l’ora della primavera:/così anche generazione degli uomini,
     una sboccia e l’altra fiorisce.” Omero è stato il primo ad usare
     l’immagine delle foglie sugli alberi per rappresentare la
     condizione dei soldati…”

S.:  “…e dell’uomo…”

N.: “…e anche dell’uomo.”

S.: “Grazie!”


Matteo Neri

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L’Arca di Noè - L’allegria di Giuseppe Ungaretti     

Seguire il cammino poetico di Ungaretti significa percorrere la "Vita d'un uomo", dalle nostalgie e dai miraggi egiziani all'inferno del Carso, dagli eccezionali anni parigini alla scoperta di Roma, dal "Dolore" che segue al soggiorno in Brasile fino all'ultima stagione, furiosamente vitale. In questo saggio Cortellessa ci restituisce un'immagine ravvicinata e umanissima di questo grande poeta e della sua opera. Nella videocassetta allegata (il libro è contenuto in un cofanetto) Ungaretti racconta se stesso e legge alcune sue poesie. Una vera e propria autobiografia costruita con preziosi materiali d'archivio, anche inediti (delle Teche Rai) da Gianni Barcelloni e Gabriella Sica.

L'unica edizione di tutte le raccolte ungarettiane con le note ai testi redatte dallo stesso Ungaretti e un suo saggio di poetica. Imponente è l'apparato critico: quattro studi fondamentali sulla poesia ungarettiana (di De Robertis, Gargiulo, Piccioni, Bigongiari) e l'intero repertorio delle varianti.
In edizione i Meridiani, il cofanetto contenente le opere di Giuseppe Ungaretti. Per quanto riguarda la Poesia, è l'unica edizione di tutte le raccolte ungarettiane a includere le note ai testi redatte dallo stesso Ungaretti e un suo saggio di poetica. Imponente è l'apparato critico: quattro studi fondamentali sulla poesia ungarettiana (di De Robertis, Gargiulo, Piccioni, Bigongiari) e l'intero repertorio delle varianti.
Nel volume dedicato alla produzione saggistica è presente un'ampia scelta dei testi in prosa scritti da Ungaretti negli anni tra il 1918 e il 1970: saggi di critica e di storia letteraria, sui classici e sui contemporanei, conferenze, discorsi e interventi teorici. Viaggi e lezioni completa l'edizione delle opere ungarettiane illustrando aspetti meno noti dell'attività letteraria del grande poeta. Le due sezioni del volume restituiscono infatti due esperienze importanti, quella del viaggiatore e quella del docente universitario e del conferenziere. Esperienze che, nella vita del poeta, si intersecano e si sovrappongono dall'inizio degli anni '30 agli anni '60. Le prose di viaggio, già in parte pubblicate nel 1961 col titolo Il deserto e dopo, sono riproposte con un ricco apparato testuale. Nelle lezioni universitarie e nelle conferenze (qui raccolte per la prima volta, con numerosi inediti) l'autore ripercorre dalle origini il cammino della letteratura italiana, quasi volesse ricercarvi le sue radici di poeta.
Infine, pubblicato per la prima volta nel 1989, l'Album Ungaretti. La ricerca delle fotografie ha condotto a molti, impensati ritrovamenti di immagini sconosciute, specie per quel che riguarda il periodo egiziano del poeta.
Vita di un uomo
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