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Esempio 1
Marcel Proust
Charles Augustin Sainte-Beuve 
CONTRO PROUST
Charles Augustin Sainte-Beuve (1804-1869) deve in certa parte il perdurare della sua fama anche ad  un saggio incompiuto di Marcel Proust, scritto nel 1908 ma pubblicato soltanto nel 1954, il celebre Contro Sainte-Beuve, dove il critico parigino fu preso a sonori ceffoni dal futuro autore di Alla ricerca del tempo perduto.

Sainte-Beuve aveva tentato di costruire un "metodo scientifico" per la valutazione "oggettiva" delle opere letterarie, basato sulla acquisizione di testimonianze dirette sulla biografia degli autori, quali epistolari, memorie, aneddoti. Scopo di questa indagine biografica era la  costruzione di un ritratto morale propedeutico al giudizio critico sulle opere.

Proust, fautore di una netta separazione fra io mondano e io artistico, attaccò frontalmente la lettura che Sainte-Beuve aveva fornito di alcuni suoi contemporanei (NervalBaudelaireBalzacStendhalFlaubert) denunciandone soprattutto la superficialità e l'incapacità di cogliere il senso "profondo" delle opere e i motivi autentici della loro originalità.
In realtà Sainte-Beuve era per Proust poco più che un pretesto per dichiarare la sua concezione dell'arte, diametralmente opposta a quella del critico parigino. Quello che lascia un po' perplessi è la violenza dell'attacco, degna più di una guerra di annientamento che di una diatriba letteraria.

Il Proust del Contro Sainte-Beuve ricorda molto da vicino il Federico II dell'Antimachiavelli (scritto nel 1736, pubblicato nel 1740): stesso disprezzo per il "nemico"; stessa animosità verbale; stessi attacchi ad personam; stessa mancanza di prospettiva storica.

Nell'accusare Sainte-Beuve di non aver compreso Stendhal, ad esempio, Proust "dimenticò" che Stendhal era stato pressoché ignorato da tutta la critica coeva, e che anche un autore assai poco accademico come Flaubert non l'aveva certo amato ("Quell'idiota di Stendhal", lettera a G. de Maupassant, 1878).
È quasi comica, poi, l'irritazione con cui Proust doveva ammettere
che Sainte-Beuve era dichiaratamente apprezzato da molti suoi
contemporanei, come Baudelaire, Taine, e lo stesso Flaubert.

Questi attestati di stima, che per la loro autorevolezza rischiavano
di rendere meno credibile il suo impianto accusatorio, lo facevano
addirittura imbestialire, fino a farlo cadere in un curioso paradosso:
nella foga di dimostrare che Sainte-Beuve non era il gran critico
che si credeva, Proust lo dipinse come personaggio salottiero e
opportunista, prono alle tendenze del momento e timoroso
dell'autorità, allegando a questo ritratto prove documentali molto
precise, specialmente lettere e testimonianze di contemporanei.
Un'applicazione perfetta del metodo Sainte-Beuve!
Proust sta a Sainte-Beuve come Federico II di Prussia sta a 
Machiavelli? A parte le affinità di tono a cui accennavo sopra, i due hanno un'altra parentela, e caso vuole che si tratti di una parentela biografica.

Entrambi scrivevano le loro requisitorie nel bel mezzo di una ricerca decisiva per il loro futuro: Federico stava cercando la via che porta ad essere re senza essere tiranno; Proust era in piena ricerca della propria poetica. I due condividevano anche punti di partenza molto lontani dai rispettivi obbiettivi: Federico conosceva solo il dispotismo come metodo di governo, e aveva sperimentato su se stesso la tirannia del padre; Proust aveva alle spalle due romanzi "sbagliati", figli di quella mondanità salottiera rimproverata a Sainte-Beuve, e vissuta in prima persona, che l'arte non era ancora riuscita ad allontanare da sé.
Entrambi, quindi, avevano bisogno di "liberarsi" di qualcosa che era dentro di loro, che faceva parte della loro formazione e del loro modo presente di sentire e di agire. Volendo estremizzare il concetto, si potrebbe dire che entrambi lottavano innanzitutto contro se stessi, contro ciò che non volevano essere.

La differenza fra i due fu tutta negli esiti: Federico si rivelò molto
più machiavellico di Machiavelli, una volta passato dalla teoria alla
pratica di governo. Del suo saggio giovanile mise in pratica più la
teoria della guerra preventiva, da lui coniata, che le dichiarazioni
di avversione alla tirannia.

Proust abbandonò la polemica contro Sainte-Beuve per dedicarsi
interamente alla Recherche, e fu a colpi di madeleine, campanili
di Saint-Hilaire, memoria involontaria ed estasi metacroniche che
si liberò del suo fantasma.

E con una sola frase del suo romanzo confutò Sainte-Beuve meglio di quanto non avesse fatto con l'intero saggio:

«La vera vita, la vita finalmente riscoperta e illuminata, la sola
vita, dunque, pienamente vissuta, è la letteratura ».

Luca Tassinari

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Port-Royal, dès la seconde moitié du XVIIe siècle, est devenu un mythe : celui de la résistance contre le pouvoir ecclésiastique et royal. Quel était le crime de ce monastère de cisterciennes ? De vouloir revenir à un christianisme simple, à une époque dominée par les fastes du baroque et de la Contre-Réforme. La rigueur intellectuelle des religieuses de Port-Royal fit de leur monastère un centre attirant énormément de laïcs, parmi lesquels Pascal, Racine, Lemaître de Sacy... Sainte-Beuve conte l'évolution de ce formidable mouvement intellectuel, de ses origines à sa destruction, faisant défiler toutes les têtes pensantes du Grand Siècle. À l'occasion du bicentenaire de la naissance de Sainte-Beuve (1804-1869). À noter : la réédition, également en "Bouquins", des Lundis et des Portraits littéraires du "prince de la critique". 
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