Un morto a Genova

Tutti i più impegnati e più 'correct'
del momento
si aspettano e si augurano
ALMENO UN MORTO A GENOVA!
Anche i più civici, e i più cinici,
i più assatanati, i più cattolici,
i più etici: l'aspettativa è grande
per IL MORTO A GENOVA!
Altro che le canzoni di Tenco,
di Lauzi, di De André! altro che
il 'noir' di Paolo Villaggio, o i ghigni del Gabibbo!
Un morto che dia un vero senso
alle pulsioni profonde
e alla 'vanitas' superficiale,
al desiderio di ostentare virtù varie,
alla brama del presenzialismo e dell'esserci!
...Altro che le stupide kermesse dell'estate,
in Sardegna, magari con arresti
di faccendieri e gangster in festa!
..."È avvenuto a un metro, a tre metri,
a dieci metri, e per fortuna noi
eravamo intensamente lì!
Abbiamo visto IL SANGUEEE!
Abbiamo guardato, fotografato,
bacchettato, fustigato, strigliato,
RIPRESOOO! Anche i raccapriccianti dettagli,
le giuste rabbie, le indignazioni più RAVE!... WOW!".


* * *
IL MORTO A GENOVA è necessario,
è indispensabile! Conviene! Conviene!
Conviene ai giovani smaniosi
e ai vecchi malvissuti,
ai frustrati e ai lanciati,
ai debuttanti e ai 'revenants'!
Di destra e di sinistra,
di sopra e di sotto,
con storie e provenienze
diversissime, ma accomunati
dall'avidità del presenzialismo
e del tafferuglio, dal rumore
delle botte, dall'odore
della MORTE 'live'! a caldo! sul campo!
in tempo reale! in presa diretta!
Hemingway l'ha sempre spiegato
abbondantemente, alle corride
e in guerra. (E lasciamo perdere
D'Annunzio...). Del resto, milioni
e milioni se la godono, in 'trip'
ai film sul Cannibale, su Auschwitz,
sul Titanic, su Pearl Harbor,
sentendosi poi più appagati
e contenti. La cosiddetta
"piccola catarsi". (Se non ci sono vittime,
non si fa la fila, non si paga il biglietto).


* * *
VOGLIAMO IL MORTO A GENOVA!
E lo vogliamo per una costante
profonda, eterna, dell'animo umano,
che vuole il morto ovunque, si appassiona
al morto, adora il morto, si soddisfa
sul morto - antropologicamente lo divora.
Poi lo mitizza, scrive sui muri, in nero:
"sarai vendicato!". E lo venera, lo onora,
con file di statisti e corone di fiori,
in qualità di Milite Ignoto....
È il SACRIFICIO UMANO,
studiato nelle più brillanti
Facoltà di Scienze Umane,
quale carattere importantissimo
e antichissimo, che si tramanda
fin dalle origini dell'umanità - e mai morrà.
Celebratissimo, con appositi miti
ed elaborati riti, con intensa
e appassionata partecipazione
di un vasto numero di fans,
di ogni genere ed età. Sempre entusiasti,
sempre eccitati, e su di giri, migranti
fra gli eventi di morte, anche sobbarcandosi
disagi notevoli... "Viva la Muerte!"
era uno slogan del '37, in Spagna.
E i baldi giovani si chiamavano
"Los Novios de la Muerte", i fidanzati
della Morte. Come già gli Arditi
fiumani, dell'Amba Alagi, eccetera...


* * *Molti, dunque, sanno già benissimo
come sarà il MORTO DI GENOVA. Si prevede
la faccia, la pettinatura, l'abbigliamento,
il curriculum. Tutti conoscono già - e si ripetono -
l'età, i precedenti, le frasi, le canzoni,
le predilezioni, gli affetti, gli effetti,
e su che ritmo stava
ballando in quel momento.
Un Cast Director Globale ha già
predisposto tutto, dalla sceneggiatura
ai fabbisogni. Tutto
previsto, tutto sotto
controllo, come un dopo-partita
da scudetto: sull'identikit
si può fare sia un requiem
sia un rap. Il compact
avrà un record di vendite
per tutta l'estate. La foto-logo
sulle copertine e sulle magliette
conquisterà il mercato globale,
anche nei paesi poveri.


* * *
Con la sua fama, incrementerà la vendita
di vernici spray, come la vittoria
della Roma, per scrivere
QUEL NOME ossessivamente
su tutte le facciate
restaurate coi fondi
del Giubileo, e lodate
dai critici d'arte che sono stati
nel Bronx da giovani.


* * *
...E fra venti o trent'anni,
nel "come eravamo" fra reduci
e le interviste di successo...
"Io c'ero, ero proprio lì, vicinissimo
al MORTO DI GENOVA!".

* * *
Volere IL MORTO A GENOVA, però,
non è uno sport estremo.
È un trip di routine dell'animo umano
più normale che vuole, e gusta,l
e vittime sacrificali.
Ed è contento soprattutto quando
SI SCOPRE UN DOLORE.
Anche nei libri e al cinema.
Dolori e dispiaceri
di figli e genitorio di chi ne fa le veci,
con disturbi e disgrazie e inconvenienti
per i vicini, i cugini
e tutti gli altri parenti...
Questo, desidera l'acquirente!
Figuratevi allora UN MORTO-
mentre tutta l'Italia guarda - A GENOVA!
...Con questo caldo!... Ma poi, e poi, chissà
quanti, e per quanti anni, lì in gruppo,
e a frotte, a mangiargli
addosso, e a guardarci sopra -
QUEL POVERO MORTO DI GENOVA!

Alberto Arbasino
14 luglio 2001

Un morto a Genova
un sorprendente rap di Alberto Arbasino
scritto prima dei fatti di Genova
Questo rap è stato scritto da Alberto Arbasino alcuni giorni prima dei fatti di Genova del luglio 2001, e rifiutato da molti giornali. Il morto a Genova ci fu.

<<<Vedi anche Arbasino e il trash

>>>Vedi anche la scheda di lettura di "Super-Eliogabalo
dal 20 febbraio 2002
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Arbasino Alberto
Fine scrivitore. Lo scrittore più provinciale e cosmopolita d'Italia ha esordito come giurista internazionale. La conversione è avvenuta a Londra nel 1956 con una serie di corrispondenze confidenziali che hanno stregato l'austera redazione del Mondo di Mario Pannunzio per la grazia inattesa d'una prosa affogata nell'erudizione, strapazzata dalla trivialità e intarsiata di corsivetti inglesi ritenuti intraducibili ( mondo collapsed, luncheon, molto tough, la perenne agony, il movimento up and down, gli anni Trenta revisited). Vent'anni dopo, Eugenio Scalfari lo chiama a Repubblica, piegandolo al reportage globale di mostre e spettacoli, al commento di fatti di cronaca, e alle polemicucce estemporanee. Considerato "a national tragedy" da certi colleghi internazionali che come lui partecipano ai convegni in California sulla Fine della Tradizione, lo scrittore confessa di rivolgersi "a un piccolo pubblico di persone colte e non volgari, e giustamente esigenti sulla qualità della vita", tant' è che la principessa monarchica Elvina Pallavicini, per festeggiare la terza edizione di "Fratelli d'Italia", ha aperto le porte del Casino dell'Aurora affrescato da Guido Reni. Soprannominato dagli amici "La variante di se stesso", lavora sempre "con buona musica di fondo e solo se ne ha davvero voglia, come succede col cibo e col sesso". Scrive lettere ai giornali ed è probabile che si sia fatto il lifting.



Il profilo di Dagospia
Esempio 1
Esempio 1
Dov'è finita la casalinga di Voghera? Commiserata, una volta, come portatrice cogliona dei luoghi comuni più ridicoli, ora si è data (batti e ribatti) una regolata 'eccellente'. E si scatena nelle frasi più fatte della provocazione e della trasgressione: controcorrente e fuori dal coro - come tutti - irriverente e dissacrante... Dunque emblematica ed egemonica. A proposito di tutto: le ultime elezioni, le nuove tendenze dell'arte, i trallallà della società, le rivoluzioni nei salotti, i rave nelle mode politiche, i film da piangere, le opere da ridere, e i valori della piccolissima borghesia al potere imposte come miti, riti, tifi, icone, must, trends, pret-a-porter di successo. Ma in provincia, si sa, si tende ad esagerare le mode dell'hip-hop. A Roma, intanto, la Sora Cecia e la Sora Lella - fuori moda ma infischiandosene degli 'stilisti' - osservano e commentano sempre più spudorate la post-omologazione degli ex ragazzi di vita pasoliniani, e si divertono sui comportamenti burini e pecioni dei ceti vecchi e nuovi, a livello anche casereccio e pecoreccio. Insomma, sono diventate 'rapper' anche loro, signora mia! Con quasi tutta l'Italia dietro (e anche eccellenti maestri, da Palazzeschi e Toti Scialoja, al Trio Lescano...), la casalinga e le sore - rappando, rappando - cantano e celebrano e satireggiano e sputtanano 'in concert' le nostre più imbarazzanti Attualità e Antichità. Pazze di entusiasmo, anche sportivo e patriottico. Olé. Ma così, intanto, rappando in diretta sul campo, viene improvvisamente fuori il libro più politico sull'Italia nello strano e importante 2001.


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