Esempio 1
Esempio 1

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L’Arca di Noè  - La poesia di William Butler Yeats. 
1. Crossways

Intervista a Matteo Neri

Sereni: La volta scorsa abbiamo parlato di un prosatore, vogliamo oggi trattare un poeta?

Neri: Volentieri.

S.: Yeats!

N.: Ah, ma Lei sa già della mia passione per Yeats. Gli ho dedicato molta parte della mia giovinezza. Fu per me la via, la “scorciatoia” quasi, che presi per accedere alla Letteratura.

S.: Perché proprio Yeats?

N.: Mah, questo fu dovuto al caso, a un amico. In un certo senso, non importa che sia stato Yeats, perché avrebbe potuto essere Goethe o Baudelaire o Shakespeare o Dante... L’importante, lo dico ai più giovani, è comprendere che non si entra nella Letteratura se non attraverso lo studio approfondito di un grande autore.

S.Come vogliamo fare? Vogliamo parlare di tutta la sua opera, di un singolo componimento, o esaminiamo una raccolta dopo l’altra?

N.: Yeats, come Lei sa, ha avuto diversi periodi. Vi sono nella sua produzione delle discontinuità, delle rotture; ma anche delle continuità: occorre tenere presenti entrambi gli aspetti. Proporrei di incominciare dalla sua prima raccolta di poesie.

S.: Crossways. “Scorciatoie”. Del 1889.

N.: Molti componimenti erano però compresi in una raccolta precedente, The Wandering of Oisin and  Other Poems, sempre del 1889, che Yeats non volle includere nell’edizione completa delle sue poesie.

S.: Il titolo Crossways fu scelto da Yeats perché – è lui stesso a dircelo nella prefazione ai Poems del 1895 – in queste poesie “he tried many pathways”. Ma in che senso “tentò molti sentieri”?

N.: La risposta ce la dà lo stesso Yeats, in un passo del libro Mythologies (1959): “At the northern corner of Rosses is a little promontory of sand and rocks and grass: a mournful, haunted place. Few countrymen would fall asleep under its low cliff, for he who sleeps here may wake <silly>, the Sidhe having carried off his soul. There is no more ready short-cut to the dim kingdom than this plovery headland, for covered and smothered now from sight by mounds of sand, a long cave goes thither <full of gold and silver, and the most beautiful parlours and drawing-rooms>.” Rosses non lontano da Sligo, in Irlanda, era nella poesia The Stolen Child . A Sligo abitavano i nonni. Da bambino Yeats vi soleva passare le vacanze. “Rosses – aveva scritto il poeta in Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry (1888) – is a very noted fairy locality. There is here a little point of rocks where, if anyone falls asleep, there is danger of their waking silly, the fairies having carried off their souls”.  Per il giovane Yeats dietro questo mondo se ne apriva un altro, “pieno d’oro e d’argento, di bellissimi salotti e sale di ricevimento”. 

S.: Capisco: località come Rosses, visitate dalla fate, sono dei luoghi privilegiati, per così dire “scorciatoie” (short-cuts),  per accedere a questi reami più belli. 

N.: “Tutta la mia poesia – scriveva nel 1888 Yeats in una lettera – è una fuga dal mondo reale in un paese fatato”. 

      Come away, O human child!
      To the Waters and the wild
      With a faery, hand in hand,
      For the world’s more full of weeping than you can understand. (The Stolen Child)

The Chorus to the <Stolen Child> – continua la lettera di Yeats – sums it up – that is not the poetry of insight and knowledge but of longing and complaint – the cry of the heart against necessity. I hope some day to alter that and write poetry of insight and knowledge.” 

S.: Yeats a ventitre anni sperava di scrivere un giorno una poesia di “acume e conoscenza.” Ma questo è il programma del secondo Yeats!

N.: Perciò Le dicevo che per Yeats bisognerebbe parlare anche di “continuità”! 

S.: In questa prima raccolta prevalgono però ancora il desiderio di passare in un mondo fantastico e il rimpianto per il passato. 

N.: In ogni caso si tratta sempre di sfuggire al presente, a un presente di dolore e di miseria (The Sad SheperdThe Ballad of Moll Magee), ove l’amore è un “continuo addio” (Down by the Salley Gardens, Ephemera, The Falling of the Leaves), rifugiandosi in paesi lontani (The Indian to His Love), in una sperduta isola (“To an isle in the water/With her would I fly” di To an Isle in the Water), o nel ricordo della propria infanzia (The Meditation of the Old Fisherman), o in un passato più remoto, nell’Irlanda del mito (The Madness of King Goll),  quando gli uomini erano ancora capaci di gesta eroiche e i re erano poeti; o, ancora, in un’India favolosa, l’India dell’età dell’oro, l’età della pace e dell’abbondanza: allora Brahma toccava gli uomini con le sue stesse dita (Anashuy and Vijaha)…

S.: Evasione pura nel mondo dei sogni… Era questa la funzione che Yeats affidava alla poesia?

N.: La poesia era la “scorciatoia” per eccellenza per il mondo dei sogni, era, romanticamente (e si pensi a quadri come Sul veliero di Caspar David Friedrich), il battello in cui il poeta si imbarcava con la su amata verso i paesi più belli (The Indian to His LoveThe Cloak, the Boat, and the Shoes)… E tuttavia non parlerei di evasione. A suo modo, Yeats era un poeta impegnato. La poesia era per lui il luogo dell’utopia. Essa aveva, sì, una funzione consolatoria (“my own hispering words be comforting” dice in The Sad Sheperd; ma si veda anche The Cloak, the Boat, and the Shoes), ma anche di denuncia: una denuncia implicita che poteva diventare anche esplicita: 

                             The woods of Arcady are dead,
                             And over is their antique joy;
                             Of old the world on dreaming fed;
Grey Truth is now her painted toy.
(The Song of the Happy Sheperd)

S.: Il “gingillo” del mondo è la “grigia verità”: di quale verità di tratta?

N.: Lo dice alcuni versi più sotto. Vale la pena citarli perché esprimono l’ideologia e il credo poetico di Yeats non solo di quegli anni: 

                       No learning from the starry men,
                       Who follow with the optic glass
                       The whirling ways of stars that pass – 
                       Seek, then, for this is also sooth,
                       No word of theirs – the cold star-bane 
Has cloven and rent their hearts in twain,
                       And dead is all their human truth.
 (The Song of the Happy Sheperd)

Alla verità della scienza moderna, alla verità, per intenderci, di Galileo, al quale qui si fa allusione, Yeats contrappone la “verità umana”. 

S.: Qual era questa “verità umana”?

N.: Prima di tutto la verità della poesia, perché, come dice Yeats, “anche questa è verità” (The Song of the Happy Sheperd). Era innanzitutto la sua verità, la verità del suo io narcisistico, la cui immagine trovava riflessa in tutto ciò sul quale posava lo sguardo:

   I passed along the water’s edge below the humid trees,
  My spirit rocked in evening light, the rushes round my knees,
  My spirit rocked in sleep and sighs; and saw the moorfowl pace
  All dripping on a grassy slope, and saw them cease to chase
  Each other round in circles, and heard the eldest speak:
  Who holds the world between His bill and made us strong or weak
  Is an undying moorfowl, and He lives beyond the sky.
  The rains are from His dripping wing, the moonbeams from His eye.
(The Indian upon God)

La folaga, il loto, il daino e il pavone concepiscono Dio a loro immagine e somiglianza: se, aveva detto Senofane, le mucche, i cavalli o i leoni avessero le mani dipingerebbero le divinità a loro immagine.

S.: Senofane è senz’altro la fonte che ha ispirato a Yeats questa poesia.

N.: N.: Così come la realtà riflette l’immagine del poeta, la poesia (paragonata a una “conchiglia”) rimanda l’eco della sua malinconia: 

                    …I will my heavy story tell
                   Till my own words, re-echoing, shall send
                   Their sadness through a hollow, pearly heart;
                   And my own tale again for me shall sing,
  And my own whispering words be comforting,
                   And lo! My ancient burden may depart.
(The Sad Sheperd)



S.: C'era il rischio di cadere nel solipsismo.Esiste dunque solo la mia  verità che racconto a me stesso! 

N.: N.: E lo è! Ma attenzione! Quando Yeats parla di “verità umana” non intende soltanto la verità del suo “cuore”, ma, in generale, tutto quello che non è scienza. La polemica contro il Positivismo e le sue verità “oggettive” era in quegli anni di fine secolo molto accesa. Nella sua autobiografia, rievocando quegli anni, scriveva infatti che si era costruito una nuova religione, “almost an infallible Church of poetic tradition, of a fardel of stories, and of personages, and of emotions, inseparable from the first expression, passed on from generation to generation by poets and painters with some help from philosophers and theologians…I had even created a dogma: <Because those imaginary people are created out of deepest instinct of man, to be his measure and his norm, whatever I can image those mouths speaking may be the nearest I can go to truth>”.

S.: Una di queste verità tradizionali era la mitologia celtica: del 1889 è il dramma The Wanderings of Oisin, l’anno prima era uscito il lavoro sul folklore irlandese Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry

N.: Alcuni anni prima aveva iniziato lo studio di Blake, del quale poi curerà l’edizione critica. Blake inciderà a fondo nella poesia di Yeats. La polemica contro la scienza moderna, di cui Galileo ne era l’incarnazione, era già in Blake. Yeats ha meditato a fondo l’insegnamento dei Songs of Innocence e dei Songs of Experience. Lo testimoniano, tra l’altro, poesie come The Song of the Happy Sheperd e The Sad Sheperd: queste contrapposizioni sono tipiche di Blake. 

S.: Cosa rimane oggi dei Crossways, cosa bisogna mettere in salvo?

N.: Tanto. Innanzitutto, di una grande poeta come Yeats bisogna leggere tutto, perché solo così si riesce a comprendere tutto. Ma Crossways non bisogna leggerlo solo in vista delle opere future, dei grandi capolavori, perché già questa prima raccolta contiene dei versi che non si possono cancellare dalla memoria, o, almeno dalla mia:

           Down by the salley gardens my love and I did meet;
           She passed the salley gardens with little snow-white feet.
  She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
          But I, being young and foolish, with her would not agree.
(Down by the Salley Gardens)

S.: Yeats aveva un senso particolare per la bellezza. I suoi versi sono sempre belli e musicali. Forse è una platitude, ma è così. 

N.: Mi permetta di citare questi altri:

                   The island dreams under the dawn
                   And great boughs drop tranquillity;
                   The peahens dance on a smooth lawn,
                   A parrot sways upon a tree,
   Raging at his own image in the enamelled sea.
(The Indian to His Love)

S.: Stupendi. Annunciano già lo Yeats maggiore. 

N.: Yeats ci ha soprattutto ricordato che l’uomo appartiene a più mondi, che la sua patria vera non è questo mondo, e che la poesia, la grande poesia, rappresenta una “scorciatoia”, così come la musica, il sogno, la morte, per l’altro. Non a caso Crossways si conclude con The Ballad of the Foxhunter, con l’agonia di un vecchio cacciatore di volpi che “passa” da questi “legami terreni”.

S.: La poesia, come il sogno,  non sarebbe allora che l’anticipazione della morte?


N.: Yeats sembra suggerirlo.

Altre letture: A. Norman Jeffares,  A Commentary on the Collected Poems of W. B. Yeats, London 1968
Richard Ellmann, The Identity of Yeats, London 1954
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Contenuto: 
Sentendosi ormai prossimo alla morte, avvenuta nel gennaio 1939, Yeats è spinto dalla necessità di dire quanto più possibile, unendo semplicità e forza emotiva nel ritmo vigoroso della ballata e scrivendo qualcosa di nuovo rispetto a ciò che aveva fatto fino ad allora. Vari sono i temi affrontati nelle due collane contenute in questo volume ("Nuove poesie" e "Ultime poesie e due drammi"): amore e sensualità, vecchiaia e morte, bellezza e degenerazione. Yeats rivisita 2500 anni di storia contrapponendo il senso eroico della tragedia nel mondo occidentale alla capacità tipicamente orientale di contemplare la vita con distacco e comunicando il senso profondo della conoscenza e dell'arte. 

 

Indice:
Introduzione a "Nuove poesie" e alle poesie di "Ultime poesie e due drammi", di A.L. Johnson;
Cronologia;
Bibliografia;
Illustrazioni;
Nuove poesie:
Le Spirali;
Lapislazzuli;
Imitazione dal giapponese;
La dolce danzatrice;
Le tre piante di rose;
Prima canzone della dama;
Seconda canzone della dama;
Terza canzone della dama;
Canzone dell'amante;
Prima canzone dell'ancella;
Seconda canzone dell'ancella;
Un acro d'erba;
E poi?;
Cose alte e belle;
Una ragazza folle;
A Dorothy Wellesley;
La maledizione di Cromwell;
Roger Casement;
Il fantasma di Roger Casement;
Lo O'Rahilly;
Venite intorno a me, Parnelliani;
Il vecchio birbante senza freni;
Il grande giorno;
Parnell;
Ciò che fu perso;
Lo sprone;
Un ubriaco loda la sobrietà;
Il pellegrino;
Il colonnello Martin;
Modello per il poeta laureato;
L'antica croce di pietra;
La medium;
Quelle immagini;
La Galleria Municipale rivisitata;
Sei appagato?;
Ultime poesie e due drammi:
Sotto il Ben Bulben;
Tre canti con lo stesso ritornello;
La torre nera;
Cuchulain confortato;
Tre canti di marcia;
Nelle sale di Tara;
Le statue;
Notizie per l'Oracolo di Delfi;
L'insetto dalle lunghe zampe;
Una testa di bronzo;
Un bastoncino d'incenso;
Voce di Segugio;
Lamento di John Kinsella per Mrs. Mary Moore;
Discorsi elevati;
Le apparizioni;
Natività;
Uomo e Eco;
La diserzione degli animali del circo;
La politica;
Appendice;
Perché i vecchi non dovrebbero esser pazzi?;
Jane la Pazza sul monte;
La vacanza di uno statista;
Glossario.

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