Cercavo da tempo il personaggio letterario che ci rappresentasse al
meglio, o al peggio. Ero indecisa fra Madame Bovary, Anna Karenina, Didone, Grusen'ka, la Fata dai capelli turchini; poi, l'illuminazione definitiva, grazie a una tardiva lettura del *Rosso e il Nero*.
"Noi" è Mathilde: è in lei che è rinchiusa la parte più universale
dell'Eterno Femminino. Siamo diverse una dall'altra, ma in tutte noi c'è lo zoccolo duro e - ovviamente - anche la 'zoccola' dura di Mathilde.

Mathilde soffre. Di che cosa? Ha tutto, la signorina de La Mole, ma,
come ricorda Schopenhauer, chi ha tutto, dalla vita, sarà costretto a
ottenere in dote anche la "noia". Mathilde si innamora di Julien Sorel per noia. Un giorno, lei pensa un pensiero:  "Io lo amo": vero o falso non importa. Mathilde lo ama. Se l'è messo in testa come un' "idea meravigliosa": come uno shampoo. Ma per quanto tempo lo ama? Il tempo di farglielo sapere, appena appena: non si va più in là del primo incontro amoroso. L'amore è stato risciacquato via presto.

"Non vi amo più, Signore (il 'Signore' è Julien), la mia folle
fantasia vi ha ingannato." La tragedia psicologica incombe: "E voi non mi amate più, mentre io vi adoro" le disse un giorno Julien. E questa era forse la più grande sciocchezza che poteva commettere, dice Stendhal.   - Sicura di essere amata, Mathilde lo disprezzò-

Julien aveva perduto il suo miglior alleato: la noia (di Mathilde).

Julien medita una vendetta: ed è qui che entrano in gioco le
cinquantatré lettere di Korasoff (uno dei momenti più comici e sublimi
di tutta la letteratura).  Julien fa la corte a un'altra per riaccendere la passione amorosa di Mathilde. Questo momento è analizzato in * Menzogna romantica e verità romanzesca di René Girard (Vedi a fianco).

Mathilde ri-ama Julien perché lo vede amato da un'altra. Lo ama per
'mediazione'.  Ma quand'è che Mathilde ama definitivamente? Così come Didone? O Grusen'ka? Quando l'innamorato le è sottratto per sempre.  Enea deve andare in Italia. Didone non si uccide per amore: si uccide perché non può più tormentarlo.  A chi rinfaccerà che schiaccia il tubetto del dentifricio dalla parte sbagliata? A chi farà asciugare i piatti, perché in fondo è sempre lei che li lava?

Privata dalla possibilità di annoiarsi e di scaricare la propria noia
su Enea, ciò che costituisce, da sempre, l'essenza di ogni unione,
Didone si dà fuoco.  Mathilde e Grusen'ka si innamorano *stabilmente* di Julien e di Dimitrij quando sono condannati: sottratti al dominio di sé stessi, caduti in  "disgrazia", gli uomini si prestano a una maieutica
sentimentale involontaria.
Mathilde e Grusen'ka diventano crocerossine (donne che amano "troppo" nel momento in cui non ce n'è più bisogno o richiesta).

"Io ti salverò". Ridotti a prigionieri o condannati, gli uomini
possono essere fatti oggetti di amore smisurato. Sono diventati fantocci che possono essere soltanto 'aiutati': ed è qui che le Mathilde danno il meglio di loro! In galera, l' "amato" ha una sola dimensione.

Un marito cornificato e ripudiato, ove condannato da una malattia o da
un tribunale, oppure da un lutto insopportabile, ridiventerà l'eroe
luminoso dell'amore di Mathilde.  Gli  "amanti" passano brutti momenti anche per meno: quando il 'marito-eroe' ha la gastrite, per esempio. La crocerossina ripudia l'amante e 'cur_ama' il marito.

Madame Bovary è una puttanella isterica, Anna Karenina sfiora il
ridicolo. Didone è una 'casalinga' abbandonata da uno che non ha
nemmeno avuto l'ardire di diventarle 'marito'.

La Karenina ha avuto questa fortuna, ma non si uccide, la Karenina,
per la disgrazia di un marito bolso (cosa peraltro che sarebbe ben più
consigliabile): si uccide per avere amato e perché la 'società' le è
contro.

Sono le leggi psicologiche e tecniche del romanzo: che eroina sarebbe
colei che si uccide per non vedere più l'insopportabile marito?
Esempio pericoloso e anti-letterario. Bisogna trasgredire e mentire,
in letteratura, per poter dire la verità.

Mathilde, invece, è la Donna inimitabilmente IMITABILE della
Letteratura e della Vita. Non sbaglia una mossa: tutto è credibile in
lei.  Essenza del ridicolo femminile (e umano tout-court) ogni suo pensiero, ogni sua azione, sono le ipostasi dell'Eterno Femminino.

Chissà se Herbert Pagani aveva in testa Stendhal quando scrisse la
canzone  "Teorema".  Di questa canzone tutti ricordano i primi due movimenti. Il terzo, è, fortunatamente, dimenticato.  "Non esistono leggi in amore" dice Herbert Pagani (canta Marco Ferradini). Come se Herbert, affacciatosi sull'abisso psicologico stendhaliano, si fosse pentito di avere detto troppa verità.

Resipiscenza incauta, e punita dal pubblico che rigetta, da sempre,  i
versi finali.  Il pubblico ha modificato per sempre la canzone "Teorema" con un editing strepitoso! Via gli ultimi versi, per sempre.  Ci sono, ancora, questi versi, rimangono idealmente nel testo, ma nessuno, mai nessuno arriva a cantarli o a ricordarli. E se qualcuno li canta vengono forzatamente 'silenziati' e ignorati.

In amore, dice la parte sana e buona del testo di  "Teorema", la parte
rosso-e-nero di Stendhal, ci sono leggi, eccome, e sono quelle così
ben espresse da una Mathilde in vena di autoanalisi.

"Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore..."

Ma se le scrivi canzoni d'amore, e le dài spremute di cuore, è finita.
Ultima notazione psicologica: i personaggi tragici dei grandi romanzi
sono tragici per essere esemplari.

Una Giulietta diventata nonna, dopo avere cornificato Romeo, non
sarebbe più Giulietta. DEVE morire giovane

Didone si uccide.

Nella vita,  i personaggi che replicano le grandi figure letterarie
sono esseri incolti e squallidi. Sempre.

Bisognerà studiare questo sublime paradosso: che i grandi estimatori
della letteratura sono persone che non farebbero mai ciò che fanno i
'personaggi letterari': compito affidato a persone 'normali' che non
hanno mai letto un libro.

Eppure, la Grande Letteratura rappresenta tutti, pur scegliendo a
modelli i mostri di  "Cogne".

La letteratura rende così sublime ciò che la cronaca ci offre di più
squallido.

Come la  "noia" di Mathilde: peccato, però, che così poche di noi
potranno  avere il privilegio di baciare la testa mozzata di Julien
(quando noi ameremo definitivamente Julien, lui non ci amerà -
purtroppo - più: c'è una signora de Rênal per tutte!).  Potremo baciare la testa, ma anche la testa mozza non sarà più nostra. Non era già più nostra prima di essere decollata. L'amante, respinto per noia, ha ghigliottinato per sempre la nostra anima. La testa è decollata due volte.

Non ricordo più in quale romanzo, una 'Mathilde' ante o post-litteram,
afferma: "Signore, posso amarvi soltanto cinque giorni alla settimana.
Ma non pretenderete che lo faccia anche il Sabato o la Domenica".

Eternamente sospesa fra l'assillo e la mancanza!

Noi donne siamo tutte Mathilde. Con più o meno intelligenza, ci
innamoriamo per noia, ci disamoriamo per noia e ci reinnamoriamo per
noia.  Per fortuna non siamo, sempre, così imbecilli come lei: bisogna avere molta riconoscenza per chi riesce a sottrarci per qualche attimo dalla  "noia".

Dopo Stendhal è consigliabile passare a Henry De Montherlant. Quando una donna ha l'ardire di dire che 'lo ama', Pierre Costals non vuole proprio saperne, e fa di tutto per farla rinchiudere in convento.

Ci si annoia bene, in convento, specialmente in Irlanda.

Maria Strofa

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La Frusta! Cerca nel Web
"Noi donne" ed Herbert Pagani
dal 24 sett. 2002
Esempio 1
Il testo della canzone "Teorema" cantata da Marco Ferradini ed attribuito  ad Herbert Pagani.
Teorema

Prendi una donna, dille che l'ami,
scrivile canzoni d'amore.
Mandale rose e poesie,
dalle anche spremute di cuore.
Falla sempre sentire importante,
dalle il meglio del meglio che hai,
cerca di essere un tenero amante
sii sempre presente risolvile i guai.

E stai sicuro che ti lascerà,
chi é troppo amato amore non dà.
E stai sicuro che ti lascerà,
chi meno ama é più forte si sa.

Prendi una donna, trattala male,
lascia che ti aspetti per ore.
Non farti vivo e quando la chiami
fallo come fosse un favore.
Fa sentire che é poco importante,
dosa bene amore e crudeltà.
Cerca di essere un tenero amante
ma fuori del letto nessuna pietà.

E allora si vedrai che t' amerà,
chi é meno amato più amore ti dà.
E allora si vedrai che t'amerà
chi é meno amato é più forte si sa.

No caro amico, non sono d'accordo,
tu parli da uomo ferito.
Pezzo di pane lei se ne é andata
e tu non hai resistito.
Non esistono leggi in amore,
basta essere quello che sei.
Lascia aperta la porta del cuore
vedrai che una donna
é già in cerca di te.

Senza l'amore l'uomo che cos'é,
su questo sarai d'accordo con me.
Senza l'amore l'uomo che cos'é
é questa l'unica legge che c'è.


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Alcuni brani tratti da René Girard, Mensonge romantique et vérité romanesque, Paris, Grasset 1961. 1ª ed. it. dal titolo Struttura e personaggi nel romanzo moderno, Bompiani, Milano 1965, dalla quale citiamo.

- « All'origine del desiderio vi è sempre, diciamo, lo spettacolo di un altro desiderio, reale o illusorio che sia. A questa regola si danno, a quanto sembra, molte eccezioni. Non è forse l'improvvisa indifferenza di Mathilde che infiamma il desiderio di Julien, più ancora che il desiderio rivale di M.me  de Fervacques, che risveglia il desiderio di Mathilde? [...]
...Ostentando indifferenza verso Mathilde e stimolando il desiderio di M.me de Fervacques,  Julien non propone all'imitazione della ragazza un solo desiderio, bensì due. Cerca di moltiplicare le probabilità di contagio. E' questa la "politica russsa" dello zerbinotto Korassof. Ma Korassof non ha inventato nulla. Sorel padre già assomma le due ricette nei suoi negoziati con M. de Rênal; finge a quest, un'indifferenza resa ancor più evidente dalle vaghe allusioni a proposte più vantaggiose. Tra le astuzie del contadino della Franca Contea e le raffinatezze dell'amore di testa non v'è alcuna differenza strutturale»

« Ne Le rouge et le noir è quasi sempre lo sguardo di un padrone a contemplare l'universo romanzesco. Penetriamo nella coscienza di una Mathilde libera, indifferente e altera; allorché diventa schiava, la vediamo solo dal di furoi, con gli occhi del padrone, che è ormai Julien»

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