Dino Campana e altre divagazioni letterarie

Dal Newsgroup "Italia Cultura Libri" due succosi interventi di Simone Silvestri

Da: "Simone Silvestri" <nuotatore@infinito.it>
Oggetto: Dino Campana a Bologna
Data: lunedì 27 maggio 2002 11.29

Lettura postdatata dei quotidiani.
Sul Manifesto di sabato 25 maggio bell'articolo di Andrea Cortellessa su DinoCampana. Si parla del Dino leggendario degli studi universitari a
Bologna, nel 1912. Campana apparteneva a una compagnia di goliardi che
si dedicava a calcolate stravaganze. Dai ricordi di quel periodo scaturì
un libretto scritto da un amico di Dino, Federico Ravagli : "Dino
Campana e i goliardi del suo tempo" che ora viene ristampato dalla CLUEB (pag. 151 per 10 euro). Ghiottissima cosa questa ristampa, per quanto nel libro ci sia forse più leggenda che dato documentario.

Altra cosa importante è che fino al 29 giugno alla Biblioteca
dell'Archiginnasio c'è la mostra documentaria: "I portici della poesia.
Dino Campana a Bologna (1912-1914)". Là si potranno vedere, tra le altre
cose, i rarissimi giornalini universitari su cui uscirono i primi
frammenti campaniani, col Dino che si firmava "campanula" e "din don".

Si rende necessario un viaggio bolognese.

Da: "Simone Silvestri" <nuotatore@infinito.it>
Oggetto: Dino Campana a Bologna - part two
Data: venerdì 7 giugno 2002 10.56

Prima due cose due circa una toponomastica bolognese.
La Biblioteca dell'Archiginnasio sta alle spalle della basilica di San
Petronio, in una piazza intitolata al medico e naturalista Luigi Galvani
(1737-1798). Piazza praticamente chiusa da tre lati, che il quarto è
costituito da una Via Farini. La Via Farini una volta si chiamava Via dei
libri (c'è il cartello che dice "già Via dei libri"), il che la rende
abbastanza IT.

Ma non solo, proprio a guardare verso la piazza c'è una lapide commemorativa a dire che a quell'altezza si trovava la casa in cui il giorno 18 agosto 1642 moriva il grande pittore barocco Guido Reni. E poi, dentro la piazza e sul lato alle spalle della chiesa, c'era la fabbriceria di San Petronio. Lì nel 1508 Michelangelo lavorava alla statua di Giulio II; lì nel 1564 il Giambologna faceva non so quale altra statua. Insomma, pensavo guardando la vetrina-boiserie della libreria Zanichelli sotto i portici, questa piazza non è mica un posto da niente, quantomeno a livello di lapidi commemorative.

Il palazzo dell'Archiginnasio ha un bellissimo cortile, un bellissimo
loggiato al primo piano, bellissime scale affrescate con motivi araldici.
Eccetera. Ah sì....e c'è anche un sorprendente Teatro dell'Anatomia. Una
stanza alta e grande come una navata. Tutta la stanza, fino all'ultima
minuzia, è fatta di legno. Intarsi, statue, soffitto a cassettoni, gradinate
per gli studenti. Nel mezzo, visibile da ogni lato, un tavolo di marmo per
la dissezione dei cadaveri. Che se la vedeva Rembrandt una location del
genere, dipingeva una lezione d'anatomia più sontuosa, più lignea.

Alla Biblioteca dell'Archiginnasio hanno allestito "I portici della poesia",
una mostra di cimeli, documenti, testimonianze del periodo bolognese
(1912-1914) di Dino Campana, poeta, montanaro, vagabondatore. Le teche della mostra occupano un ramo del corridoio al primo piano detto - nome bizzarro- "Ambulacro dei Legisti". Parrà forse inutile dirlo, ma non c'è nessun visitatore.

Sono esposte anche le cose più marginali, tipo le richieste di trasferimento
del baffuto studente dalla facoltà di chimica dell'università di Firenze a
quella di Bologna. Ci sono i fogli goliardici bolognesi - Il Papiro, Il
Goliardo- su cui Campana pubblicherà le prime cose, nello specifico la
lettera a Manuelita Etchegaray e quello che sarebbe diventato l'attacco de
"La Notte" nei Canti Orfici. Ci sono poi dei manoscritti provenienti dalla
biblioteca malatestiana di Ravenna, come la stesura in bella copia, per
Lacerba, de "La giornata di un nevrastenico". Ci sono prime edizioni dei
Canti Orfici con dedica autografa, a Giorgio Morandi, a Riccardo Bacchelli, a Federico Ravagli.

Poi il manoscritto dei "Vecchi versi" bolognesi integrati nei Canti. La
comunicazione "segreta" del Rettore dell'università alla polizia, circa la
presenza in facoltà di uno studente Dino Campana già segnalato in precedenza per segni di squilibrio mentale (dattiloscritto in inchiostro lillà).
Cartoline postali vergate alla carlona dal poeta ammalato in tempo di
guerra. Lettera a Bacchelli manoscritta. Trascrizione per l'amico Mario
Bejor dell'aforisma numero 60 da "La gaia scienza". Un numero della rivista "Brigata", che riporta una funambolica missiva campaniana (puro 1917 biografico) al direttore Bino Binazzi. Una copia di un quotidiano cittadino del dicembre (novembre?) 1912 riportante il coraggioso intervento di un gendarme che blocca un escandescente Dino reduce dal lancio di un cagnolino addosso a una ragazza, il tutto sulle scale del caseggiato di Via Zamboni 52.
E altre cose, che non elenco (anche perché non mi ricordo mica tutto).

Tutto questo e altro per chi ama i feticismi letterari. Io ad esempio ero lì
ad osservare i tratti di calligrafia, a china e a matita, su quei fogli di
computisteria....le carte ingiallite dal tempo, le fotografie ai nitrati
d'argento. Non mi stancavo mai, e un po' mi commuovevo.

(ciò non toglie che prima, presso i tavolini all'aperto di un bar si
guardasse tra un frizzo e un lazzo lo sciapo pareggio della Francia contro
l'Uruguay :-)

Simone Silvestri alias Damiano Zerneri


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Con che libro affascini il tuo cuore.......
(P. Conte)


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