Les tics, outre les guillemets excessifs et les italiques abusives, les glissements d'usage des mots tour à tour concrets et obscurément généraux, l'inflation de la linguistique et de son jargon (tout comme chez Pasolini si proche, si frère), les étymologies sauvages, l'omniprésence des concepts grecs, latins et allemands seront ceux de toute une génération, pour le meilleur et pour le pire. Mais avec quel ravissement, on relit certains paragraphes : la " papillonne ", tout droit venue de Fourier, le " cercle des fragments " où Sade, le catch, le zen et Webern se rencontrent comme si de rien n'était, " la déesse h. ", où, à mots couverts, à vrai dire de moins en moins couverts, le professeur au Collège de France révélait sa sexualité. Le tout sous le signe de la " lucidité".
René de Ceccatty
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Bertinotti e Denise Pardo
Bertinotteide, ovvero l'estetismo malattia suprema del comunismo
Dal Chiapas ai salotti romani - La lotta party-giana del subcomandante Fausto
L.B. per “Panorama” del 1 settembre 2005 - Ma cosa ci facevano a Salina, nelle Eolie, Fausto Bertinotti con signora in compagnia di Vittorio Cecchi Gori con Valeria Marini? Certamente in vacanza, ma di fatto, i quattro, ai quali si è poi aggiunto Marco Rizzo dei Comunisti italiani, si sono riuniti sullo yacht di 43 metri di Cecchi Gori. Impossibile l'ormeggio del panfilo che, per le dimensioni, si è dovuto fermare in rada. Luculliana la cena a base di prodotti tipici e vino locale.
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Anche Engels era ricco. Il punto di vista del party-giano Berti-notti in difesa del Danton (anche lui crapulone e rivoluzionario) della Neue Link tedesca Oskar Lafontaine
Dal Corriere della sera
martedì, 20 settembre, 2005
«I lussi di Oskar? Irrilevanti per gli elettori»
Il leader di Rifondazione con Lafontaine: anche Engels era ricco
ROMA - «E allora? Il verdetto l' hanno dato i cittadini tedeschi domenica, ogni polemica è chiusa». Fausto Bertinotti, che è considerato anche in Germania il politico di sinistra più glamour, non si fa attrarre nella disputa su Oskar Lafontaine e sui suoi controversi «vizi capitalisti» (villa a Maiorca, buoni vini e gusto per i ristoranti costosi, cura maniacale nell' abbigliamento e nella scelta delle cravatte anche se senza il gusto del leader di Rifondazione). In campagna elettorale sono fioccate critiche a Lafontaine e al suo stile di vita considerato un po' troppo al di sopra di quello dei compagni-elettori di sinistra nei Länder dell' Est, «ma evidentemente al momento del voto, non ha pesato», commenta Bertinotti. Della vittoria della coppia Gysi-Lafontaine è stato uno dei primi a sapere, domenica, dalla voce dell' ex leader della Spd. Venerdì scorso era sul palco con lui a Berlino a chiudere la campagna elettorale: «E' stata una gioia grandissima, quella che Oskar mi trasmetteva al telefono da Berlino. Avevano temuto, dopo un inizio incoraggiante, l' onda del voto utile. E invece hanno fatto il salto: hanno rotto da sinistra il Muro di Berlino superando la soglia del 5 per cento anche all' Ovest». Operazione vincente, quella di Lafontaine, anche se le critiche in campagna elettorale alla sua persona aveva fatto temere il flop. «Non mi sembra un grande argomento. E' stato sempre uno dei leader della sinistra socialdemocratica dal ' 68 in poi, è stato l' antagonista di Schröder nella battaglia per la collocazione del partito nel ' 98. Il suo profilo politico è indiscutibile». Ma certi suoi vezzi, la passione per il lusso, i viaggi in aereo privato, la villa a Maiorca hanno sollevato qualche dubbio sul suo stile in campagna elettorale. «C' è stato un tentativo del mondo conservatore di demonizzarlo, le menti più fini avevano visto il pericolo della nascita di una sinistra radicale e hanno cercato di demolirla attraverso la demonizzazione di Lafontaine». Sì, ma lo stile poco sobrio resta. «E allora? Era bon vivant? Gli elettori hanno messo l' accento sulla lunga militanza politica coerente. Poi ci può essere una questione di stile, ma forse bisognerebbe conoscere bene le persone per dare giudizi. Mi piace la risposta che hanno dato i dirigenti della Pds alla critiche». E cioè? «"Vi ricordate di Engels?" Lafontaine è stato accolto dalla base della Pds, dalla formazione più povera dell' Est e mi pare francamente che il giudizio di quella realtà popolare vada sottolineato come assai più importante di quella dei suoi critici, militanti sui campi avversi». Ha prevalso il realismo: lo stile sarà anche un po' fastidioso, ma con lui si vince? «E' un leader carismatico che ha pagato anche di persona. Come si fa a non vedere il suo carisma? E' uno dei protagonisti della sinistra europea. Per chi è stato per anni con una rappresentanza dimezzata, passare da 4 a 55 seggi e vedere l' onda dell' ingresso in Parlamento di questa sinistra esclusa, io credo che sia una bella soddisfazione». Che cosa consiglia ai suoi amici tedeschi? Dentro o fuori dal governo? «Vedo molto difficile un accordo a sinistra. Anche se il dato elettorale è inequivocabile: la destra perde, sgominata perché ha proposto il suo vero volto liberista. Il governo perde, perché Schröder non ha più la maggioranza. Seppure in una condizione non facilmente componibile, nel popolo elettore le sinistre hanno la maggioranza. Mentre non c' è una maggioranza giallo-nera, ci sarebbero i numeri per una rosso-rosso-verde». La sinistra alternativa è una sinistra di governo? «Lafontaine ha chiesto a Schröder di aprire una discussione politico-programmatica. Malgrado le difficoltà che vedo bene, questa prospettiva mi sembra la più interessante per la Germania». La lezione per l' Italia? «E' finita l' autosufficienza delle forze riformiste. Il futuro è nella sinistra plurale». Un' operazione «a sinistra» simile a quella di Lafontaine però in Italia due anni fa è fallita. «Quella italiana era un' operazione diversa e per questo è fallita: nasceva dentro i Ds e come interlocutore privilegiato non aveva Rifondazione. Quella di Lafontaine è un' operazione fuori dalla Spd che fa riferimento alla Pds». Gianna Fregonara
Bertinotti e il proletario Carlo Lefevre
Lefevve: " Senti cavo, deve esseve pvopvio duva questa
vifondazione comunista..."
Berty: " Guavda, uno stvess, non me ne pavlave... fovtuna che ci sono queste notti vomane..."
Bertinotti, la sora Lella e l'antagonista (di classe) Fabrizia Bucci Casari
Bertinotti la sora Lella e la disobbediente Fabrizia Bucci Casari
"Per la Presidenza della Camera non si tratta", disse il narciso Berty-notti. E l'ha avuta vinta. Chi si salverà adesso dal sa-lotto continuo del Party-giano Berty-notti e della sora Lella?
Il fascino discreto della borghesia.... e pensare che sino a tutti gli anni '80 i sindacalisti non portavano la cravatta...