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Esempio 1
Les tics, outre les guillemets excessifs et les italiques abusives, les glissements d'usage des mots tour à tour concrets et obscurément généraux, l'inflation de la linguistique et de son jargon (tout comme chez Pasolini si proche, si frère), les étymologies sauvages, l'omniprésence des concepts grecs, latins et allemands seront ceux de toute une génération, pour le meilleur et pour le pire. Mais avec quel ravissement, on relit certains paragraphes : la " papillonne ", tout droit venue de Fourier, le " cercle des fragments " où Sade, le catch, le zen et Webern se rencontrent comme si de rien n'était, " la déesse h. ", où, à mots couverts, à vrai dire de moins en moins couverts, le professeur au Collège de France révélait sa sexualité. Le tout sous le signe de la " lucidité".

René de Ceccatty
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Bertinotti e Fabiano Fabiani  
 Centro-sinistra? Centro-destra? Centro-tavola!
Dopo le 35 h, viene la trentaseiesima ora....
Bertinottignam!
Bertinotti e Cecchi-Gori: un confronto stringente col capitalismo
Bertinotti e la sora Lella (a sx)
Bertinotti e Valeria Marini - "Un uomo afflitto dal bisogno non  ha occhi neanche per lo spettacolo più bello" .  Karl Marx
Bertinotti e Vittorio Sgarbi - Chi è il dandy e chi l'esteta? -  "Au fond de l'inconnu Paradis ou Enfer, qu'importe!" Charles Baudelaire
1. Aprendimos a quererte

Desde la histórica altura

Donde el sol de tu bravura

Le puso cerca de la muerte
  
 

 
rit
Aqui se queda la clara,

La entrañable transparencia

De tu querida presencia

Comandante Che Guevara

2. Tu mano gloriosa y fuerte

Sobre la historia dispara

Cuando todo Santa Clara

Se despierta para verte

rit. Aqui se queda ...
3. Vienes quemando la brisa

Con soles de primavera

Para plantar la bandera

Con la luz de tu sonrisa.

rit. Aqui se queda ...
4. Tu amor revolucionario

Te conduce a nueva empresa

Donde esperan la firmeza

De tu brazo libertario.

rit. Aqui se queda ...
5. Tu amor revolucionario

Te conduce a nueva empresa

Donde esperan la firmeza

De tu brazo libertario.

rit. Aqui se queda ...
6. Seguiremos adelante

Como junto a tí seguimos

Y con Fidel te decimos

Hasta siempre Comandante.

rit. Aqui se queda ...
Bertinotteide, ovvero l'estetismo malattia suprema del comunismo
Dal Chiapas ai salotti romani - La lotta party-giana del subcomandante Fausto
 Foto di U. Pizzi da Zagarolo, dal sito Dagospia

Bertinotti e Almirante Assunta (con al centro la padrona del salotto Guya Sospisio)
Party - giani di tutto il mondo unitevi!
Tutti da Guya Sospisio giovedì (12 maggio 2005) sera...
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La notizia

Fausto e la confessione sulla tv «In politica siamo tutti narcisi»

 
ROMA — «Un uomo politico che appare sistematicamente in pubblico deve essere un narciso, negarlo è ipocrita». Il presidente della Camera Fausto Bertinotti non delude i manager che, a vario titolo, sono venuti a villa Miani per sentir discutere di «leadership e narcisismo, rischi e opportunità » organizzato da Economist Conferences. Per Bertinotti è sicuramente una opportunità anche se riconosce che un «leader supercarismatico può magari portare l’impresa al fallimento, ma queste cose si capiscono solo ex-post».
La terza carica istituzionale del Paese esordisce mettendo subito in chiaro che «il tema è serissimoperché, nella società della spettacolarizzazione, si può forse fare a meno della vanità ma non della propensione narcisistica». Provocatoria la ricerca di un paragone eccellente che non manca di stupire. Non nomina mai il Papa, ma per Bertinotti è la «Chiesa che ha creato una connessione inscindibile tra carisma e leadership, forte del suo grandissimo charme secolare». L’istituzione (è rimasto il dubbio se si riferisse anche a se stesso, ndr) induce a un «ruolo carismatico al punto da offuscare un personaggio magari odiosissimo».
Il tema è di sicuro interesse per il presidente della Camera che, nel giorno in cui ha ricevuto l’ambasciatore tedesco Michael H. Gerdts ed è salito al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, ha trovato anche il tempo di rispettare un impegno preso mesi fa. Un incontro blitz mentre i partecipanti sono seduti per colazione: una piccola lezione sul narcisismo di pochi minuti e poi di nuovo a Montecitorio. Divertente il riferimento al subcomandante Marcos che, secondo Bertinotti, nella sua vita ha fatto di tutto per non essere un narciso: usava un passamontagna per nascondere la faccia e si faceva chiamare «sub» proprio per sottovalutarsi. «Ma il mondo dello spettacolo si è preso la sua rivincita e si è impossessato di lui, il passamontagna non ha premiato il personaggio ma la sua personalità ».
Ma si può diventare narcisi? Bertinotti lo esclude: «Il carisma ce l’hai o non ce l’hai e poi sei costretto ad essere narciso perché, per un politico per esempio, se non vai in televisione non esisti». Saluti finali tra gli applausi con viatico: «Auguri a tutti per una società di uguali e di liberi».

Roberto Bagnoli
Corriere della sera
31 maggio 2006


Il commento

E' proprio per la sua "carica narcissica" per dirla con Gadda , che l'on. Bertinotti, attuale Presidente della Camera dei deputati, facendo cadere il primo governo Prodi sulla  questione, totalmente pretestuosa delle 35 ore, che ha regalato all'Italia cinque anni di governo Berlusconi. Adesso che è sub-Presidente siamo sicuri che il suo narcisismo ci assicurerà cinque anni di stabilità politica. In tutto questo ciò che riesce difficile da capire è cosa c'entri la classe operaia. 


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Bertinotti, «mondano» non pentito «Ai camerieri chiede di dargli del tu»
Fausto e Lella L' ex presidente della Camera Fausto Bertinotti con la moglie Lella. I detrattori dell' ex leader di Rifondazione lo accusano di frequentare i salotti politici romani. La sua risposta è: «Non me ne pento»
La «confessione» Gli amici: è charmant. E il paparazzo: mangia composto


ROMA - Fausto Bertinotti, presidente uscente della Camera e gran capo, líder máximo di Rifondazione, si presenta ai microfoni del network Radio 105 e, a domanda birichina, a piccola provocazione, risponde di «non pentirsi, proprio no», d' essere un assiduo frequentatore di certi chicchettosi salotti politici romani. Aggiunge spiegazione: «La reclusione e il ghetto sono luoghi e scelte contro cui ci battiamo, mi batto da sempre. Una società chiusa, dove ognuno sta nel suo mondo, piace tanto solo ai conservatori». Ha questo, di forte, Fausto Bertinotti: trova con disinvoltura un collegamento tra l' amicizia con il subcomandante Marcos e l' uso del cachemire, tra la devozione a Ernesto Che Guevara e i brindisi con lo champagne. Si beve champagne, nei salotti che frequenta. Umberto Pizzi, principe dei paparazzi della capitale, sempre appostato nella penombra dei vicoli per flesciare davanti ai portoni che contano, racconta: «Lo sorprendo almeno un paio di volte alla settimana... Beh, posso testimoniare che beve con moderazione e, soprattutto, mangia in un modo che la maggior parte dei politici...». Che la maggior parte? «Se lo sognano. Per capirci: mai riuscito a sorprendere Bertinotti con la bocca spalancata. Mai visto usare le mani. Un uomo davvero elegante, se posso dire. E trasversale». In che senso, Pizzi? «Lo trovi a casa della Marisella Federici, come pure dalla Sandra Verusio o dalla Maria Angiolillo. Sebbene io sospetti che preferisca andare dalla Guya Sospisio». Che abita in un posto pazzesco, sotto al Gianicolo. Tu entri e i carcerati di Regina Coeli ti osservano da dietro le inferriate. A casa della Sospisio, due anni fa, per Bertinotti fu organizzata una memorabile festa di compleanno. Con Nino D' Angelo accanto a Guglielmo Epifani, con Valeria Marini (all' epoca grande amica della signora Lella, moglie del líder máximo) che cantava a squarciagola. «Posso dirle?». Prego, signora Sospisio. «Fausto è una persona di intelligenza rara». Prosegua. «Poi ha charme ed è colto, tremendamente colto e curioso. Ecco, è soprattutto per questo che sono felice di poterlo invitare. Sa essere di sinistra ma non fermo, non blindato. E poi, ha un eloquio così...». Così inarrestabile che la moglie Lella, con battuta rubata alla tivù, lo interrompe dicendo: «Scusate, pubblicità...». Questo succede sempre qualche minuto prima della mezzanotte. Perché la giornata di Bertinotti comincia presto, tra impegni politici e istituzionali, e finisce che lui, se è andata bene, ha dormicchiato una decina di minuti soltanto. Nella macchina blu. Con l' autista che cerca di non essere brusco, in curva. Questo essere di Palazzo e di salotto, costringe Bertinotti a fare ingresso dei salotti - spesso accompagnato dall' avvocato d' affari Mario D' Urso, non esattamente un no global - con abiti (flanelle o tweed, naturalmente) chiari: vorrebbe tornare a casa a cambiarsi, per un più intonato abito scuro, ma spesso non ha tempo. Lui ci scherza su. Scherza, Bertinotti, soprattutto con i camerieri. Gli dice: «Datemi pure del tu». E loro entusiasti. Così, se le cene sono self service, in piedi, loro gli trovano un angolo di tavolo e lì, vanno a servirlo. Come ricorda la signora Lella: «Una volta, cominciarono addirittura a chiamarlo Faustino... deliziosi, no?». Chissà che atmosfera. «Questa curiosità è tipica, se permette, di chi ha una visione moralistica della politica», dice uno di quelli molto invitati, Antonio Polito, fondatore e direttore del Riformista, quindi senatore della Margherita. «In verità, in quei salotti si incontrano imprenditori, manager, intellettuali. Lì, a volte, si capisce dove va il Paese». Chiude Bertinotti: «E poi andare nei salotti è una scelta di libertà...». * * * 

Fabrizio Roncone 
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(12 febbraio 2008) - Corriere della Sera


1 - LE PRINCIPESSE AMANO BERTY…
Andrea Marcenaro per “Il Foglio”
Mario Monicelli che non sopporta Walter Veltroni, si tura il naso per votare Fausto Bertinotti e si sfoga, "io sono superficiale e comunista". Ma è l'unico plebeo, quantunque scapigliato. Poi. I due marchesi, Frescobaldi e Antinori, che accarezzano la sinistra con una mano e taroccano il Brunello con la destra. La duchessa Serra di Camerino, che ha appena depositato la sua scheda per Rifondazione comunista nell'urna del consolato italiano di Berna. 

Mario D'Urso, vale a dire il più cinico degli chic, il più chic dei cinici, il più divertente tra gli amici dell'Avvocato, o l'avvocato che ironizza con più classe sugli amici dei nemici, il quale aggiunge che non conosce salotto romano che non stia spasimando per il comunismo. Spasima il salotto Verusio, spasima il salotto Angiolillo, spasima addirittura il tinello Suspisio, quello con angolo cucina. “E non parliamo delle principesse che Bertinotti ha conosciuto grazie a me, però non faccio i nomi, che le principesse poi si turbano”. Dio quant'è duvo, questo vivoluzionavio quovum pev il Senato.
(9 aprile 2008)
Oh Parolaio Rosso,
che in guisa d’arcolaio
dipani a piu’ non posso
quel tuo cianciare gaio

Se t’intervistan godi
e lo fai senza pensare
che, silurando Prodi
tu stesso puoi affogare.

Che importa? cio’ che conta
è quell’”erre” che incanta,
quell’audience che già monta
all’annuncio fatale:
“La maggioranza é infranta!!”

Tu ami a piu’ non posso
lo zoom che s’avvicina
e quel segnale rosso
che annuncia la diretta :
Vai Parolaio Rosso !
Vai con la battutina!
Con la “eRRe” e la sciarpetta!

Mimmo Lombezzi
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La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line