Esempio 1
Esempio 1

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C. Baudelaire, poesie scelte da  I fiori del male
L'albatro

Sovente, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli marini
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave scivolante sugli amari abissi .
Appena li depongono sulla tolda,
questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi,
lasciano cadere miseramente ai loro fianchi,
le grandi, candide ali, come  ritirati remi.
Com'è molle e goffo questo viaggiatore alato!
Lui, poco fa così bello, com'è brutto e ridicolo.
Qualcuno gli stuzzica il becco con una pipa
un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava.
Assomiglia al principe delle nuvole il Poeta,
che rotto alle tempeste  irride all'arciere,
ma esiliato in terra, fra gli scherni,
le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

L'albatros
Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d'eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
L'un agace son bec avec un brûle-gueule,
L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.




Elévation
Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
Par delà le soleil, par delà les éthers,
Par delà les confins des sphères étoilées,
Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l'onde,
Tu sillonnes gaiement l'immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.
Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l'air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.
Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse,
Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse
S'élancer vers les champs lumineux et sereins;
Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
- Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!

          

Elevazione  ^
Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l'etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
anima mia tu ti muovi con agilità,
e, come un bravo nuotatore che fende l' onda,
tu solchi  gaiamente, l'immensità profonda
con indicibile e maschia voluttà.
Via da questi miasmi putridi, va' a purificarti nell'aria superiore, e bevi come un puro e divin liquore
il fuoco chiaro che riempie i  limpidi spazi.
Alle spalle le noie e i molti dispiaceri
che gravano col loro peso sulla grigia esistenza
felice chi può con un colpo d'ala vigoroso
slanciarsi verso  campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole,
verso i cieli al mattino spiccano un volo
- che plana sulla vita. e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

Le mauvais moine
Les cloîtres anciens sur leurs grandes murailles
Etalaient en tableaux la sainte Vérité,
Dont l'effet, réchauffant les pieuses entrailles,
Tempérait la froideur de leur austérité.
En ces temps où du Christ florissaient les semailles,
Plus d'un illustre moine, aujourd'hui peu cité,
Prenant pour atelier le champ des funérailles,
Glorifiait la Mort avec simplicité.
- Mon âme est un tombeau que, mauvais cénobite,
Depuis l'éternité je parcours et j'habite;
Rien n'embellit les murs de ce cloître odieux.
O moine fainéant! quand saurai-je donc faire
Du spectacle vivant de ma triste misère
Le travail de mes mains et l'amour de mes yeux?


Il cattivo monaco  ^
I chiostri antichi sui loro ampi muri
mostravano in effige la santa Verità
il cui effetto, scaldando le pie viscere,
temperava il freddo della loro austerità.
In quei tempi in cui germinava il seme del Cristo,
più di un illustre monaco, oggi poco citato,
facendo del cimitero il suo studio,
glorificava la Morte con semplicità.
- La mia anima è una tomba che, cattivo cenobita,
dall'eternità percorro e abito;
ma nulla abbellisce i muri di questo chiostro odioso.
O monaco fannullone!  quando saprò fare
dello spettacolo vivente della mia triste miseria
il lavoro delle mie mani e l'amore dei miei occhi?

L'ennemi
Ma jeunesse ne fut qu'un ténébreux orage,
Traversé çà et là par de brillants soleils;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage,
Qu'il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.
Voilà que j'ai touché l'automne des idées,
Et qu'il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l'eau creuse des trous grands comme des tombeaux.
Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur?
- O douleur! ô douleur! Le Temps mange la vie,
Et l'obscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie!

Il nemico  ^
Non fu che fosca tempesta la mia giovinezza,
qua e là solcata da rilucenti soli;
il tuono e la pioggia ne han fatto un  tale strazio
da lasciare nel mio giardino solo qualche vermiglio frutto .
Eccomi già all'autunno delle idee,
è tempo del badile e del rastrello
per rassodare le terre inondate
in cui l'acqua ha scavato larghe buche come tombe.
E chissà se i fiori nuovi che vagheggio
troveranno, in un suolo lambito come la riva di un fiume,
il mistico limo che li rinvigorirà...
- O dolore,o dolore! Il Tempo si mangia la vita
e l'oscuro Nemico che ci rode il cuore
cresce e si fortifica del sangue che perdiamo.


Il Baudelaire nascosto sotto i " Fiori del male "tra dubbi, volgarita' e disegni un profilo sconosciuto del poeta
anteprima .Esce a Parigi una versione integrale del capolavoro, con modifiche, schizzi e autografi. E una serie di sorprese


Quando nel 1857 escono a Parigi I Fiori del male, presso il libraio editore Poulet-Malassis al numero 4 di rue de Buci, Charles Baudelaire ha 36 anni e conosce tutto della vita. Dopo aver abbandonato gli studi universitari, non riesce a terminare nemmeno un viaggio in India. Diventato maggiorenne dilapida l' eredità paterna, si prende come amante la mulatta Jeanne Duval e nel 1844 la famiglia lo fa interdire. Tenta il suicidio, collabora a riviste, a giornali, a quel che capita; nel 1848 si getta nelle sommosse, fa vita disordinata e dispendiosa (in una lettera alla madre confessa di provare «dolori nervosi insopportabili» per eccesso di acquavite); poi si trova un' altra amante, l' attrice Marie Daubrun, senza però lasciare la mulatta. E prima di quel 1857 ha già tradotto Poe, cercando nelle taverne mozzi e marinai inglesi per sciogliere i termini del gergo marinaresco. La poesia per lui, in quegli anni densi di eccessi e di allucinazioni, diventa la dimensione vera, sacra. Per questo motivo, allorché alla fine del 1856 decide di dare alle stampe i suoi versi, rifiuta «la sciatteria» di un' edizione commerciale presso Lévy e sceglie appunto Poulet-Malassis, convinto che stamperà un lavoro «elegante». Il 30 dicembre firma il contratto. La tiratura prevista è di mille copie. Sarebbe un errore credere che Baudelaire avesse scritto in breve tempo Les Fleurs du mal, riferimento indiscutibile della poesia moderna e contemporanea: in queste pagine egli raccoglie sensazioni e testi che andava elaborando dal 1840. La pubblicazione, comunque, non avviene tranquillamente: prima dell' uscita chiede e ottiene tre giri di bozze, dove gli interventi sono a volte maniacali. Persino la pagina del cosiddetto «falso titolo» si deve cambiare: nella prima prova scrive un «pas jolie» sottolineato: evidentemente non gli vanno bene gli spazi, il carattere e chissà che altro perché in essa ci sono soltanto le quattro parole che presentano il libro. Solo nella seconda prova concede il suo imprimatur, l' approvazione per stampare: «Bon a tirer. C. Baudelaire». Né si creda che per il frontespizio sia andato tutto liscio. L' editore dopo il titolo «Les Fleurs du Mal» vi ha aggiunto «Poésies». Apriti cielo. Baudelaire fa togliere la precisazione e si scaglia con due frasi contro di essa ricordando che «è chiaro che i Fiori del male sono poesie...». La dedica a Théophile Gautier si presenta in due versioni manoscritte, quindi in una stampata, corretta e poi cancellata, infine in altre due stampate, entrambe tormentate da interventi. Queste osservazioni non nascono da una nostra mania tipografico-editoriale ma sono state possibili grazie alla pubblicazione, avvenuta in questi giorni, dell' edizione diplomatica. È costata decenni di lavoro ed è curata da Claude Pichois e Jacques Dupont: si intitola L' Atelier de Baudelaire: «Les Fleurs du Mal», con tutti i fac-simili delle edizioni e i documenti. Ha visto la luce a Parigi in 4 volumi da Honoré Champion (pagine 3626, euro 625; ma sino al 31 dicembre il prezzo di lancio è di euro 475). Aprirla è come sedersi accanto a Baudelaire e osservarlo mentre scrive, condividerne i dubbi, le cancellazioni, i ripensamenti; a volte è possibile seguire la sua penna quando corre o quando si arresta, se si accanisce su un punto, se preferisce chiosare un verso. Questo patrimonio, o laboratorio o officina che dir si voglia, sino ad oggi non si conosceva. Le edizioni critiche presentano il testo del 1861 (la seconda edizione, considerata di riferimento e utilizzata anche per le traduzioni italiane), in nota al quale si danno le varianti. Ma è risultato freddo e non permette di osservare l' evoluzione di un cambiamento, come una frase si è caricata di rabbia o di dolcezza, la materia viva del poetare insomma. Per fare un esempio, basterà notare che quando dà della «puttana» alla compagna mulatta: «Tu mettrais l' univers entier dans ta ruelle/ Femme impure!...» (dove «ruelle» più che il letterario secentesco «alcova» indica l' organo genitale femminile, e oggi con disinvoltura taluni lo tradurrebbero «figa»; ovvero la «viuzza» dove la donna metterebbe «l' universo intero») nel foglio del 1857 corretto per l' edizione non si nota alcun segno, se non una grossa cancellatura al verso 9 per togliere una «s» da «féconde». Quando invece, pur senza scordarsi di lei, si rivolge a se stesso la penna interviene. È il caso della poesia «Que diras-tu ce soir, pauvre âme solitaire»: il verso 11 «Son fantôme dans l' air danse comme un flambeau» (Giovanni Raboni nei Meridiani Mondadori del 1996 traduce: «Il suo fantasma danza, torcia, nell' aria») nella bozza del 1857 presentava un più greve «danza e marcia» («danse et marche»). E poi sotto una lunga precisazione per una virgola e le virgolette. Tutti i dubbi si vedono pagina dopo pagina. Così la poesia che inizia «Ricordo ancora, appena fuori porta,/ la nostra casa bianca...» al verso 7 recava in originale «semblaient du fond du ciel en témoine curieux» è trasformato sulla bozza da Baudelaire in «Semblait, grand oeil ouvert dans le ciel curieux» (Raboni traduce: «immenso occhio spalancato nel cielo»). Non sicuro, trascrive sotto lo spazio bianco la correzione, ne aggiunge un' altra, le riquadra. Le nostre note si limitano a questi cenni, anche perché le oltre tremila e seicento pagine brulicano di varianti, di correzioni, a volte di disegni. I due studiosi, Pichois e Dupont, hanno riportato i manoscritti, le bozze, le riviste o i giornali su cui sono state pubblicate la prima volta le poesie e le edizioni del 1857 e del 1861. L' importanza dell' iniziativa non è soltanto filologica: si sa che Baudelaire, dopo l' uscita dell' opera, fu condannato dal tribunale di Parigi a 300 franchi di ammenda per «l' immoralità» delle Fleurs du mal e la giustizia colpì l' editore che dovette sborsarne 100, ma soprattutto ordinò la soppressione di sei poesie (I gioielli, Il Lete, A colei che è troppo gaia, Lesbo, Donne dannate, Le metamorfosi del vampiro). L' edizione del 1861 non incluse queste composizioni ma ne aggiunse altre (in essa vi compaiono per la prima volta i Quadri di Parigi e Il viaggio). Anche in tal caso, volendo fare un esempio con Lesbos si può notare che al verso 4 «des jours otieux» è corretto in «des jours glorieux», ovvero i giorni da oziosi diventano gloriosi; mentre al verso 31 «dieux» lo rende maiuscolo, per rispetto agli antichi dei. Né va dimenticato che nel 1868, un anno dopo la morte del poeta, Gautier e Asselinau prepararono una terza edizione, in cui venivano inserite altre liriche, tratte in parte dalla raccolta Épaves, ovvero Relitti, che Baudelaire aveva pubblicato in Belgio nel 1866. In tal caso l' edizione diplomatica di cui stiamo parlando, si limita a riprodurre questi ultimi testi ma non il libro postumo. Offre però i fac-simili di tutti i progetti lasciati sulle Fleurs, i cosiddetti preoriginali (dal 1850), i dossier di ogni poesia (anche dell' edizione post mortem), tante altre cose. Che aggiungere? Iniziative come questa sono a dir poco preziose, soprattutto in un' epoca in cui i poeti non frequentano più gli abissi della vita né i filosofi conoscono le allucinazioni veggenti di Nietzsche. Basterebbe soffermarsi su L' albatros per commuoversi: la stesura originale era di tre quartine e Baudelaire a penna vi aggiunse la quarta, senza una correzione. È quella in cui descrive «il fiacco e sinistro viaggiatore alato», ovvero se stesso. Non poteva essere capito, ma ancora oggi sa comunicare a carne e spirito le emozioni per volare oltre la mediocrità che ogni giorno ci stringe con sempre più forza. Le liriche uscirono nel 1857 facendo scandalo e furono sequestrate per «oltraggio morale» «I Fiori del male» di Charles Baudelaire (Parigi, 1821-1867) fecero scandalo fin dal loro primo apparire. Messa in vendita il 25 giugno 1857, la prima edizione della raccolta fu sequestrata pochi giorni dopo per «oltraggio alla morale». Autore ed editore furono processati il 20 agosto. Pubblico ministero era Ernest Picard, lo stesso che un mese prima aveva sostenuto l' accusa contro «Madame Bovary» di Flaubert. Condannati, dovettero sopprimere sei poesie. Baudelaire, negli appunti per il suo difensore, scrisse «il libro deve essere giudicato nel suo insieme: solo così si può coglierne la terribile moralità».

Armando Torno

venerdì, 9 dicembre, 2005
L'albatro
Elevazione
Il cattivo monaco
Il nemico
La scalogna
La vita anteriore
Zingari in viaggio
L'uomo e il mare
Il  cigno

Le guignon
Pour soulever un poids si lourd,
Sisyphe, il faudrait ton courage!
Bien qu'on ait du coeur à l'ouvrage,
L'Art est long et le Temps est court.
Loin des sépultures célèbres,
Vers un cimetière isolé,
Mon coeur, comme un tambour voilé,
Va battant des marches funèbres.
- Maint joyau dort enseveli
Dans les ténèbres et l'oubli,
Bien loin des pioches et des sondes;
Mainte fleur épanche à regret
Son parfum doux comme un secret
Dans les solitudes profondes.

La scalogna   ^
Per sollevare un così gran peso,
Sisifo, il tuo coraggio  ci vorrebbe!
Benché si lavori di lena,
l'Arte è lunga e il Tempo breve.
Lontano dai sepolcri illustri
in uno sperduto cimitero
il mio cuore, come un tamburo a lutto,
batte funebri marce.
- Molti gioielli dormono  sepolti
nelle tenebre e nell'oblìo,
lontano da zappe e da sonde.
Molti fiori vi effondono contro voglia
il loro profumo, dolce come un segreto
nelle profonde solitudini.
La vie antérieure 
J'ai longtemps habité sous de vastes portiques
Que les soleils marins teignaient de mille feux,
Et que leurs grands piliers, droits et majestueux,
Rendaient pareils, le soir, aux grottes basaltiques.
Les houles, en roulant les images des cieux,
Mêlaient d'une façon solennelle et mystique
Les tout-puissants accords de leur riche musique
Aux couleurs du couchant reflété par mes yeux.
C'est là que j'ai vécu dans les voluptés calmes,
Au milieu de l'azur, des vagues, des splendeurs
Et des esclaves nus, tout imprégnés d'odeurs,
Qui me rafraîchissaient le front avec des palmes,
Et dont l'unique soin était d'approfondir
Le secret douloureux qui me faisait languir.

La vita anteriore   ^
A lungo ho vissuto sotto ampi portici
che i soli marini coloravano di mille fuochi
e che grandi pilastri, dritti e maestosi
rendevano simili a grotte di basalto.
I marosi rotolando le immagini dei cieli,
mischiavano in modo solenne e mistico
i possenti accordi della loro ricca musica
ai colori del tramonto riflessi dai miei occhi.
È là che ho vissuto in calma voluttà,
tra azzurro, onde, splendori
e schiavi nudi che, impregnati di essenze,
mi rinfrescavano la fronte agitando palme,
e il cui unico scopo era di rendere più profondo
il segreto doloroso in cui languivo.

Bohémiens en voyage
La tribu prophétique aux prunelles ardentes
Hier s'est mise en route, emportant ses petits
Sur son dos, ou livrant à leurs fiers appétits
Le trésor toujours prêt des mamelles pendantes.
Les hommes vont à pied sous leurs armes luisantes
Le long des chariots où les leurs sont blottis,
Promenant sur le ciel des yeux appesantis
Par le morne regret des chimères absentes.
Du fond de son réduit sablonneux, le grillon,
Les regardant passer, redouble sa chanson;
Cybèle, qui les aime, augmente ses verdures,
Fait couler le rocher et fleurir le désert
Devant ces voyageurs, pour lesquels est ouvert
L'empire familier des ténèbres futures.


Zingari in viaggio   ^
La tribù profetica dalle pupille ardenti,
ieri s'è messa in cammino caricandosi i piccoli
sulle spalle e offrendo ai loro fieri appetiti
il tesoro sempre pronto delle mammelle pendenti.
Gli uomini vanno a piedi sotto armi lucenti
di fianco ai carrozzoni in cui i loro cari si rannicchiano,
girano al cielo gli occhi intorpiditi
dal triste rimpianto di assenti chimere.
Dal fondo della sua buca sabbiosa il grillo,
vedendoli passare, rinforza il suo canto:
Cibele, che li ama, arricchisce le sue verzure,
fa sgorgare acqua dalla roccia e fiorire il deserto
al passaggio di questi viaggiatori per i quali s'apre
l'impero familiare delle tenebre future.

L'homme et la mer
Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.
Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.
Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes;
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!
Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remord,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
O lutteurs éternels, ô frères implacables!



L'uomo e il mare   ^
Uomo libero, sempre amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio; tu miri, la tua anima
nello svolgersi infinito dell' onde,
e il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti entro la tua propria immagine;
tu l'abbracci con gli occhi e le braccia, e il tuo cuore
si distrae talvolta dal suo palpito
al rumore di questo lamento indomabile e selvaggio.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha sondato  la profondità dei tuoi abissi;
mare, nessuno conosce le tue ricchezze nascoste,
tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti.
E tuttavia dai secoli dei secoli
vi combattete senza pietà né rimorsi,
talmente amate la carneficina e la morte,
o eterni lottatori, o fratelli implacabili.
trad.di Alfio Squillaci
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Le Cygne
A Victor Hugo

I

Andromaque, je pense à vous ! Ce petit fleuve,
Pauvre et triste miroir où jadis resplendit
L'immense majesté de vos douleurs de veuve,
Ce Simoïs menteur qui par vos pleurs grandit,

A fécondé soudain ma mémoire fertile,
Comme je traversais le nouveau Carrousel.
Le vieux Paris n'est plus (la forme d'une ville
Change plus vite, hélas! que le coeur d'un mortel) ;

Je ne vois qu'en esprit tout ce camp de baraques,
Ces tas de chapiteaux ébauchés et de fûts,
Les herbes, les gros blocs verdis par l'eau des flaques,
Et, brillant aux carreaux, le bric-à-brac confus.

Là s'étalait jadis une ménagerie ;
Là je vis, un matin, à l'heure où sous les cieux
Froids et clairs le Travail s'éveille, où la voirie
Pousse un sombre ouragan dans l'air silencieux,

Un cygne qui s'était évadé de sa cage,
Et, de ses pieds palmés frottant le pavé sec,
Sur le sol raboteux traînait son blanc plumage.
Près d'un ruisseau sans eau la bête ouvrant le bec

Baignait nerveusement ses ailes dans la poudre,
Et disait, le coeur plein de son beau lac natal :
« Eau, quand donc pleuvras-tu? quand tonneras-tu, foudre ? »
Je vois ce malheureux, mythe étrange et fatal,

Vers le ciel quelquefois, comme l'homme d'Ovide,
Vers le ciel ironique et cruellement bleu,
Sur son cou convulsif tendant sa tête avide,
Comme s'il adressait des reproches à Dieu!



II

Paris change ! mais rien dans ma mélancolie
N'a bougé ! palais neufs, échafaudages, blocs,
Vieux faubourgs, tout pour moi devient allégorie,
Et mes chers souvenirs sont plus lourds que des rocs.

Aussi devant ce Louvre une image m'opprime :
Je pense à mon grand cygne, avec ses gestes fous,
Comme les exilés, ridicule et sublime,
Et rongé d'un désir sans trêve ! et puis à vous,

Andromaque, des bras d'un grand époux tombée,
Vil bétail, sous la main du superbe Pyrrhus,
Auprès d'un tombeau vide en extase courbée ;
Veuve d'Hector, hélas ! et femme d'Hélénus !

Je pense à la négresse, amaigrie et phtisique,
Piétinant dans la boue, et cherchant, l'oeil hagard,
Les cocotiers absents de la superbe Afrique
Derrière la muraille immense du brouillard ;

A quiconque a perdu ce qui ne se retrouve
Jamais, jamais ! à ceux qui s'abreuvent de pleurs
Et tettent la Douleur comme une bonne louve !
Aux maigres orphelins séchant comme des fleurs !

Ainsi dans la forêt où mon esprit s'exile
Un vieux Souvenir sonne à plein souffle du cor!
Je pense aux matelots oubliés dans une île,
Aux captifs, aux vaincus !... à bien d'autres encor !
Il Cigno   ^

Andromaca penso a voi! Quel piccolo fiume,
Triste e povero specchio dove un tempo risplendé
L' immensa maestà dei vostri dolori di vedova,
Quel mendace Simoenta che dei vostri pianti s'accrebbe,

Ha fecondato all'istante la mia memoria fertile,
Mentre passavo per  il nuovo Carousel.
La vecchia Parigi non è più (la forma di una città
Cambia  più in fretta, ahimè, del  cuore di un uomo!);

Soltanto in spirito tutto questo campo di baracche vedo,
Questo cumulo di capitelli e colonne smozzicati,
Le erbe, i grandi blocchi inverditi  dall'acqua delle pozze,
E riflettenti sulle vetrine il brillio delle cianfrusaglie.

Laggiù una volta c’era un serraglio;
Là ho visto, un  mattino, nel momento in cui sotto i cieli
Freddi e chiari il Lavoro si desta, e in cui i netturbini
Levano  un uragano scuro nell'aria calma,

Un cigno scappato dalla sua  gabbia,
E, coi suoi piedi  palmati, sfregando  il secco selciato,
Sul suolo ruvido trascinando le bianche piume.
Presso un ruscello senz’ acqua la bestia aprendo il becco

Immergeva  nervoso  l’ali  nella polvere,
E diceva, il cuore pieno del suo bel lago natale:
“Acqua, quando infine  pioverai? quando tuonerai, fulmine?".
Vedo quel misero, strano e fatale mito,

Verso il cielo talvolta, come l'uomo di Ovidio,
Verso il cielo ironico e crudelmente blu,
Sul  collo convulso tendere  l’avida testa,
Come se indirizzasse rimproveri a dio!


II

Parigi cambia! ma nulla nella mia malinconia
S’è mosso! palazzi nuovi, impalcature, blocchi,
Vecchi quartieri, tutto per me diventa allegoria,
E i miei cari ricordi sono più pesanti delle rocce.

Così  dinanzi a questo Louvre un'immagine mi opprime:
Penso al mio grande cigno, con i suoi gesti da folle,
Come gli esiliati, ridicolo e sublime,
E corroso da un desiderio senza tregua! e quindi a voi,

Andromaca, dalle braccia di un grande sposo caduta,
Come un vile capo di bestiame, sotto la mano del  superbo Pirro,
Presso una tomba vuota in estasi curvata;
Di Ettore vedova, ahimè! e sposa  di Elèno!

Penso alla negra, smagrita e tisica,
Che scalpiccia nel fango, e cerca, l'occhio stravolto,
Della bellissima Africa le noci di cocco svaniti
Dietro l’ immenso muro della nebbia;

A chiunque ha perso ciò che non si trova
Più, Più! a quelli che si saziano  di pianti
E suggono  il dolore come una buona lupa!
Ai magri orfanelli che appassiscono come fiori!

Così nella foresta dove il mio spirto s’esilia
Un vecchio  Ricordo suona a perdifiato il suo corno!
Penso ai marinai dimenticati in un'isola,
Ai prigionieri, ai vinti! … e a molti altri ancora!




La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line