Non sempre storie letterarie e meriti artistici coincidono

A volte si può avere una visione errata della letteratura, perché ci appare come qualcosa di già costituito e programmato nelle Storie letterarie.

Da parte nostra vogliamo trarre piacere dall'arte della narrativa,
apprendere il suo sapere, guardare in modo più profondo
l'esistenza umana ed entrare nelle esperienze di un altro essere per trarne giovamento e insegnamenti: tutto ciò è un ampliamento della nostra esperienza, è una dose di maggiore vitalità, ma anche di maggiore sensibilità con tutto ciò che questa comporta.

Dunque, scorriamo le pagine delle Storie letterarie per capire qual è l'autore che ci interessa e di cui vogliamo leggere eventualmente le opere, ma qualcosa ci sfugge ed è il fatto che molte opere magistrali e profonde e molti grandi autori sono misconosciuti o sottovalutati o semplicemente passano inosservati per essere rivalutati dopo anni.

Pensiamo ai casi di autori come Bove, Fante, Roché, Traven. Bove in vita fu apprezzato solo da pochi addetti ai lavori e adesso viene considerato un autore al pari di Cechov. Il caso di Fante è simile, sottovalutato in vita è oggi definito uno dei più grandi autori della letteratura americana.
Rochè fu conosciuto solo per un caso, grazie a un giovane regista della nouvelle vague che comprò un suo libro in una bancarella e decise in seguito di trarne un film, se ciò non fosse successo Roché sarebbe oggi dimenticato.
Traven, uno degli scrittori più misteriosi ed enigmatici, è attualmente considerato autore originale e potente, in Italia è stato pubblicato solo adesso, dopo decenni, il suo La nave morta.

Da anni sono ossessionato dal racconto di uno scrittore americano.   Tale racconto  che ho conosciuto per caso -  era inserito in un'antologia di storie di fantasmi, ma in realtà si tratta di una trattazione profonda sul tema della "separazione" da una persona che amiamo, sul lutto malinconico, sui ricordi che non passano e che ci pregiudicano la vita presente.

Si tratta di "Spirito e carne, acqua e polvere" di William Goyen.

Goyen è nato in Texas nel 1915, ha fatto la guerra in Marina, ha vissuto nel New Mexico e a Londra per poi stabilirsi a New York, dove è morto nel 1983. È uno tra i più originali, potenti e intensi scrittori statunitensi contemporanei.

Il suo stile di scrittura è lirico, ma di un lirismo che s'innesta nella
realtà e da essa parte. Leggendo il suo racconto si ha l'impressione di sentire una voce lontana, quasi un lamento di sofferenza:
"C'era qualcuno qui un po' di tempo fa che ti chiamava...
- Oh, non lo dire, non dirmi chi... Era biondo e aveva una ruga nel mento? mi chiedo se era quello... Descrivimi il suo aspetto, se i suoi occhi fossero di colore molto chiaro e umidi e selvaggi e fuggitivi; aveva le spalle un po' curve e il volto afflitto che cosa ha detto quando se n'è andato, e da che parte, zitta, non dirmelo, vorrei poterlo trattenere ma non posso, perciò va, va (ma ritorna)".

La grandezza di Goyen sta in questa profondità poetica espressa con uno stile di una bellezza intollerabile.
Il brano ci esprime mirabilmente con un "flusso di coscienza" la nostalgia insopprimibile, il rimpianto, la forza distruttiva dei ricordi.

Il racconto è espresso in prima persona: una donna è ossessionata dal ricordo del suo uomo morto suicida, di cui dice di vedere il fantasma (i ricordi infatti non sono forse dei fantasmi che appaiono nella nostra mente?) e ripercorre la sua storia d'amore. È un opera struggente, poetica, profonda e che ti tocca le corde più nascoste del tuo io. È come sentire una ballata tenerissima, piena d'amore e rimpianto:

" Oh vattene vecchio spirito di Raymon Emmons che mi sussurri all'orecchio sul cuscino di notte; vattene vecchio spirito, e lasciami stare! Smettila di incombere così su di me, di incombere tutta la notte dicendomi qualcosa... Comportati bene spirito di Raymon Emmons, comportati bene e lasciami stare! Lasciami uscire e andare in giro, lasciami indossare quei vecchi stivaloni
di gomma e andare in giro a passi pesanti..."

È la storia di un lutto irrisolto, non rielaborato, accresciuto dalla
sofferenza della colpa per aver amato troppo poco e di sentire intensificato il proprio sentimento dalla separazione, dalla consapevolezza di ciò che si è perduto. La separazione da una persona che amiamo (sia essa defunta o viva) è l'esperienza della morte nella vita, l'esperienza della fine delle cose, del "mai più", una delle esperienze più atroci che l'essere umano possa provare.
Non accettare la separazione significa morire, anche se si vive. Mi vengono in mente le parole che la madre di Ulisse rivolge al figlio, nell'Ade, "sono morta perché avevo nostalgia di te, perché  non tornavi".

"Fra quegli anni e questo nel quale te ne parlo, sembra esserci uno spazio vasto e deserto e silenzioso come il fiume Natchez, con la mia vita di allora su una riva e la mia vita di adesso sull'altra, che si guardano attraverso il fiume come due persone diverse chiedendosi chi possa essere in realtà l'altra"

Qui Goyen esprime mirabilmente la frattura che si opera nell'essere umano, la sua mancanza d'identità.

Ma c'è un altro brano sulla solitudine e la nostalgia dell'amore che vorrei riportarvi per la sua bellezza e intensità: "Dopo la sua morte, incominciai a dire chi mi terrà compagnia durante le ore
del giorno, qualsiasi cosa mi aspetti in ognuna di esse, tutte quelle ore - chi starà con me di mattina, nei pomeriggi cinerei che abbiamo sempre qui, chi giacerà accanto a me nelle notti di tempesta, illuminato dai lampi e facendomi sentire sicura come se fosse un parafulmine (e lo era, tesoro); chi sarà come una luce accesa in una stanza buia quando entro, chi sarà alla porta quando apro, chi sarà lì quando mi sveglio o quando mi  addormento, chi chiamerà il mio nome? Non posso sopportare una vita in cui sia sola con il nostro mobilio in una stanza, chi sarà con me? Tesoro è vero che non senti la mancanza dell'acqua finché i pozzi non si prosciugano, è proprio vero."

Goyen era un autore dagli interessi eclettici, nel racconto c'è anche una riflessione filosofica sullo spirito e la carne, che si riallaccia a temi biblici, mi viene in mente Qoèlet.

Molto bella, tra l'altro, la descrizione in brevi tratti della realtà
americana del sud: sembra di vedere la polvere delle immense distese, di sentire la precarietà di un certo modo di vivere, il nomadismo, la profonda solitudine delle vite che devono ricominciare daccapo.
Altre opere letterarie di Goyen, che non conosco e che ho intenzione di procurarmi anche se sono da tempo fuori commercio, in Italia sono state pubblicate da Theoria: "La casa del respiro", "Il fantasma e la carne", "Se avessi cento bocche".

OmegaX


Esempio 1
Esempio 1
GOYEN, CHARLES WILLIAM (1915-1983). Charles William Goyen, scrittore (che  pubblicò sotto il nome di William Goyen), figlio di Charles Provine e  Mary Inez (Trow) Goyen, nacque a Trinity, Texas, il   24 Aprile 1915. Compiuti otto anni la sua famiglia si trasferì  a  Houston dove crebbe e frequentò le scuole private fino al  Rice Institute (adesso Rice University). Dopo aver insegnato all' Università di Houston negli anni  1939-40, fu coscritto della Marina Militare Americana nella quale per quattro anni e mezzo combattè nella seconda guerra mondiale. Tra il  1945 e il 1952 visse  per alcuni periodi  nel  New Mexico, in California, nel'Oregon, in Europa, e a New York. Dove si stabilì, eccetto un biennio a Taos (Messico), per tutto il resto della vita.

Il primo romanzo di Goyen, The House of Breath (1950), e la prima raccolta di racconti, Ghost and Flesh (1952), ricevettero molti riconoscimenti e gli fecero guadagnare anche un periodo di insegnamento presso la prestigiosa fondazione  Guggenheim. La sua opera è stata tradotta in Germania e Francia rispettaivamente da  Ernst Robert Curtius e  Maurice Coindreau e da allora si è radicata in Europa dove è stata spesso rostampata anche in altre lingue.

Il testo continua in inglese ed è rintracciabile presso questo sito:
(...)

As a writer, Goyen strove to combine spiritual inquiry about the nature of man with the elements of humble daily life. His early childhood left his writing marked by the rhythms of rural speech, the Bible, and a sense of story. His father was a lumber salesman, and nearly all of Goyen's fiction is permeated with the atmosphere of the East Texas woods and small towns. His absorption with European writers did nothing to lessen his occupation with the details of the East Texas of his youth and the nuances of its speech. This attentiveness gives a strong regional flavor to those works in which Goyen attempts to recapture the atmosphere of life in East Texas during the twenties and thirties. His work has been an example to other writers who have sought to make use of the Texas past and has encouraged those whose artistry is not always appreciated in their native places. Though he left Texas early, Goyen owes more artistically to Texas than to New York and Europe, a debt that he frequently acknowledged. He died in Los Angeles on August 30, 1983.
Reginald Gibbons

BIBLIOGRAPHY: Reginald Gibbons, "William Goyen: Reflections of a Rhapsodic Writer," Texas Humanist, January-February 1984. Robert Phillips, William Goyen (Boston: Twayne, 1979).


Il canone letterario e gli scrittori sconosciuti
<<<Ritorno all'Indice Fili di Fumo
dal 9 nov. 2002
Cerca in questo Sito o nel web Servizio fornito da FreeFind

La Frusta! Cerca nel Web
Loading
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line