CAP IX.  LA PUNIBILITA’

Insieme delle condizioni, ulteriori ed esterne rispetto al fatto antigiuridico e colpevole, che possono fondare o escludere l’opportunità di punirlo.
Fondano la punibilità le condizioni obiettive di punibilità, si tratta di accadimenti che non contribuiscono a descrivere l’offesa al bene giuridico tutelato, ma esprimono solo valutazioni di opportunità in ordine all’inflizione della pena. Sono del tutto svincolate dal dolo o dalla colpa (art 44 cp).
Escludono la punibilità:
a.alcune situazioni concomitanti alla commissione del fatto antigiuridico e colpevole, che ineriscono alla posizione personale dell’agente o ai suoi rapporti con la vittima (cause personali di non punibilità);
b.alcuni comportamenti dell’agente susseguenti alla commissione del fatto antigiuridico e colpevole, tali da impedire che la situazione di pericolo creata si trasformi in lesione, o tali da reintegrare ex post il bene offeso (cause sopravvenute di non punibilità o di risoluzione della punibilità);
c.alcuni fatti naturali o giuridici successivi alla commissione del fatto antigiuridico e colpevole, che o sono del tutto indipendenti da comportamenti dell’agente o comunque non si esauriscono in un comportamento dell’agente e intervenuti dopo la commissione del fatto e prima della condanna definitiva comportano l’inapplicabilità di qualsiasi sanzione penale (cause di estinzione del reato):
omorte del reo avvenuta prima della condanna;
oamnistia propria, interviene prima della sentenza definitiva di condanna, consiste in un provvedimento generale di clemenza, ispirato a ragioni di opportunità politica, ma degenerato in strumento di periodico sfoltimento delle carceri. L’amnistia deve essere adottata con legge deliberata a maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera in ogni suo articolo e nella votazione finale nell’intero testo. Non si applica ai recidivi, nei casi di recidiva aggravata, reiterata, né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza;
oprescrizione (art 157 cp), la legge dà rilievo al venir meno dell’interesse pubblico alla repressione dei reati. Non cadono mai nell’oblio della prescrizione i reati puniti con l’ergastolo. Il tempo per la prescrizione è:
- 2 o 3 anni per le contravvenzioni punite rispettivamente con l’ammenda o con l’arresto;
- 5 anni per i delitti puniti con la sola multa o la reclusione inferiore a 5 anni;
- 10 anni per i delitti puniti con la reclusione pari o superiore a 5 anni;
- 15 anni per i delitti puniti con la reclusione pari o superiore a 10 anni;
- 20 anni per i delitti puniti con la reclusione pari o superiore a 24 anni.
Il termine per la prescrizione decorre dal giorno della consumazione del reato, per il tentativo dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole, per il reato permanente dal giorno in cui è cessata la permanenza, per il reato continuato dal giorno in cui è cessata la continuazione.
Tra gli atti interruttivi si annoverano: l’attivazione dell’autorità giudiziaria, l’interrogazione dell’imputato, l’ordinanza di applicazione di misure cautelari, la richiesta di rinvio a giudizio, la sentenza di condanna non definitiva; la prescrizione interrotta ricomincia a decorrere dal giorno dell’interruzione.
Si ha sospensione nel caso di forzata inattività dell’autorità giudiziaria, una volta cessata la causa della sospensione il tempo decorso anteriormente si somma al tempo decorso dopo il venir meno della causa sospensiva.
ooblazione, ha un campo applicativo limitato alle contravvenzioni. Consiste nel pagamento di una somma di denaro corrispondente a 1/3 del massimo di ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione, o la metà del massimo quando si tratta di contravvenzione punita con l’arresto o con l’ammenda. Il pagamento di tale somma estingue il reato. Nel quadro dell’oblazione ordinaria, a fronte della domanda proposta tempestivamente dall’imputato, il giudice ha l’obbligo di ammetterlo all’oblazione. Nell’oblazione speciale, per le contravvenzioni punite con pene alternative, il giudice deve valutare discrezionalmente se il concreto fatto antigiuridico e colpevole sia cosi poco grave da meritare solo la pena pecuniaria, in tal caso accoglierà la domanda di oblazione.
operdono giudiziale, si indirizza ai minori che al momento della commissione del fatto abbiano compiuto 14 anni, ma non ancora 18. E’ disposto discrezionalmente dal giudice, sulla base della previsione che il soggetto si asterrà dal commettere ulteriori reati, e può consistere o nell’astensione dal rinvio a giudizio o nell’astensione della pronuncia della condanna. Al giudice si richiede di quantificare la pena che andrebbe inflitta al caso concreto, dovendo collocarsi al di sotto del tetto massimo di 2 anni o di 1549 €, inoltre il minore non deve avere riportato precedenti condanne a pena detentiva per delitto, né deve trattarsi di delinquente o contravventore abituale o professionale e non deve avere già fruito del perdono giudiziale.
Le cause di estinzione hanno in comune la caratteristica dell’autonomia o specificità del loro campo di applicazione, in base alla quale:
quando un reato è il presupposto di un altro reato, la causa che lo estingue non si estende all’altro reato;
la causa estintiva di un reato che è elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro reato non si estende a quest’ultimo;
la circostanza aggravante prevista per chi commette un reato per eseguirne o occultarne un altro, non si esclude a causa dell’estinzione di uno dei due reati;
nel concorso di persone nel reato l’estinzione del reato ha effetto solo per coloro ai quali la causa di estinzione si riferisce.
L’imputato può rinunciare all’intervenuta prescrizione o amnistia, così da consentirgli la difesa nel merito e l’eventuale conseguimento di un proscioglimento che elimini ogni ombra sul suo operato.

CAP X.  FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

IL TENTATIVO (art 56 cp)
Rispetto al corrispondente delitto consumato il tentativo rappresenta un titolo autonomo di reato, e non una circostanza attenuante, pertanto ha una propria cornice edittale di pena, in particolare la pena spazierà da un minimo pari alla pena minima prevista per il delitto consumato diminuita di 2/3 e un massimo pari alla pena massima per il delitto consumato diminuita di 1/3.
La norma si riferisce al tentativo dei soli delitti e necessariamente deve essere commesso con dolo.
Si può parlare di tentativo solo se gli atti compiuti dall’agente sono idonei a commettere un delitto, cioè se creano la probabilità della consumazione del reato, e quindi creano un pericolo per il bene tutelato dalla norma incriminatrice. Il legislatore deve stabilire quali fra gli atti compiuti dall’agente, se idonei, possono rilevare ai fini del tentativo, deve cioè individuare un momento nell’iter criminis a partire dal quale può configurarsi il tentativo di un determinato delitto.
Rilevano quindi gli atti esecutivi, che corrispondono almeno ad una  parte dello specifico modello di comportamento descritto dalla norma incriminatrice, sono quindi irrilevanti gli atti preparatori, cioè gli atti che abbiano un carattere strettamente strumentale rispetto alla realizzazione, non ancora iniziata, di una figura di reato.

Si richiede pertanto:
a.l’univocità degli atti, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, e che rappresentino l’inizio di esecuzione di quel determinato delitto (caratteristica oggettiva della condotta, concetto elaborato da Francesco Carrara);
b.non sono punibili l’accordo o l’istigazione che abbiano per oggetto la commissione di un delitto che poi non viene commesso (art 115 cp).
- Nei reati a forma vincolata, esecutivi sono gli atti che corrispondono allo specifico modello di comportamento descritto nella norma incriminatrice.
- Nei reati a forma libera, libertà non significa mancanza di forma, l’azione tipica si individua attraverso il mezzo scelto in concreto dall’agente: esecutiva è l’attività che consiste nell’uso del mezzo scelto dall’agente.
Una diversa lettura, in chiave soggettiva (e non oggettiva) del requisito dell’univocità degli atti, non trova seguito e consisterebbe nell’esigenza di provare la presenza del dolo in capo all’agente.
L’irrilevanza degli atti preparatori ai fini del tentativo non significa irrilevanza ai fini della legge penale, eccezionalmente infatti l’ordinamento prevede come reati a sé stanti una serie di atti preparatori di altri reati (es cospirazione politica mediante accordo; fabbricazione di filigrane…); tali reati non ammettono il tentativo.
Accertato che gli atti compiuti dall’agente rappresentino l’inizio dell’esecuzione di un determinato delitto, bisogna accertare se gli atti erano idonei a commettere il delitto, se avevano cioè creato la probabilità della consumazione del reato. In particolare va precisato: (struttura del giudizio di idoneità)
oquale è il termine di relazione del giudizio di probabilità. Il termine di relazione è la consumazione del delitto, nei reati che si esauriscono in un’azione (reati di mera condotta), l’idoneità andrà pertanto rapportata al completamento dell’azione richiesta dalla legge per la consumazione del reato; nei reati d’evento l’idoneità degli atti andrà invece valutata in relazione al verificarsi dell’evento;
oa quale momento ci si deve riportare per formulare il giudizio, è il momento dell’inizio dell’esecuzione del delitto;
oquali sono i criteri che il giudice deve utilizzare per formulare il giudizio, il giudice dovrà utilizzare il massimo delle conoscenze disponibili al momento in cui compie l’accertamento (ricorso a leggi scientifiche per accertare la probabilità del verificarsi di un evento sulla base di un processo causale innescato da fattori meccanici o naturali; ricorso a massime di esperienza quando si tratta di accertare la probabilità del completamento dell’azione o del verificarsi di eventi incarnati da un comportamento umano;
oquale deve essere la base del giudizio di probabilità, cioè di quali circostanze esistenti al momento dell’azione il giudice deve tenere conto, la base del giudizio di probabilità è rappresentata non dai soli mezzi impiegati dall’agente, ma anche dalle circostanze concrete in cui quei mezzi sono stati impiegati; anche se non conoscibili o non conosciute dall’agente al momento dell’azione (prognosi a base totale).
Art 49 cp: figura del reato impossibile; stabilisce che non si può punire chi non ha esposto a pericolo un bene giuridico, e la mancata esposizione a pericolo può essere dovuta a fattori impeditivi non conoscibili ex ante (come l’inesistenza dell’oggetto materiale), o un ostacolo inopinato all’efficacia causale dell’azione. Se la prognosi di pericolosità del soggetto che ha compiuto l’azione è affermativa, la persona sarà sottoposta alla libertà vigilata.
Art 42 cp: nessuno può essere punito per un fatto previsto come delitto tentato se non lo ha commesso con dolo (non vi è spazio per la responsabilità per colpa).
Oggetto del dolo è la realizzazione del corrispondente delitto consumato; ciò che l’agente deve poter realizzare è un fatto concreto, che integri un modello di fatto descritto da una norma incriminatrice. Ma se l’agente realizza un fatto concreto che non corrisponde a un modello legale di reato, supponendo erroneamente che costituisca reato, non può essere responsabile neanche a titolo di tentativo. Il fatto realizzato costituisce reato solo nella mente dell’agente, si tratta di un reato putativo per errore di fatto. Può accadere inoltre che il reato sia putativo per errore di diritto penale, quando l’agente era convinto che il fatto fosse previsto dalla legge come reato.
Art 56 cp: reati omissivi impropri; l’inizio dell’omissione punibile si ha quando il mancato compimento dell’azione aumenta il pericolo che il garante ha l’obbligo giuridico di neutralizzare per impedire che si verifichi l’evento.
Nei reati omissivi propri elemento caratteristico è il mancato compimento di un’azione entro un termine che la legge fissa o in modo puntuale o con una certa approssimazione. Si configura il tentativo quando il soggetto non sfrutta il primo momento utile per adempiere all’obbligo di agire, ma conservi una possibilità ulteriore per adempiere a quell’obbligo. Se questa possibilità viene sfruttata per una libera scelta, rimarrà integrato un fatto antigiuridico e colpevole di tentativo, ma il soggetto non sarà punibile per avere volontariamente desistito dal portare a compimento l’omissione; risponderà invece di tentativo se la desistenza è stata frutto di una coazione esterna.
Art 56: la desistenza volontaria; è una causa sopravvenuta di esclusione di punibilità nel delitto tentato. Presuppone che sia già integrato un fatto antigiuridico e colpevole di tentativo e l’effetto della desistenza volontaria è quello di renderlo non punibile. Può residuare una responsabilità ad altro titolo solo se gli atti compiuti integrano un diverso reato.
La desistenza volontaria consta di due requisiti:
1.condotta di desistenza, nei reati commissivi si identifica con il non completare l’azione esecutiva iniziata, ma non ancora portata a compimento; nei reati omissivi si identifica nel compiere l’azione doverosa inizialmente omessa, quando c’è ancora la possibilità di adempimento tempestivo;
2.volontarietà della desistenza, quando l’agente ha ragionato così: “potrei continuare, ma non voglio”; presuppone la soggettiva convinzione dell’agente di poter completare l’attività esecutiva iniziata. Volontarietà non significa necessità di un pentimento o di un abbandono definitivo del proposito criminoso.
Art 56 cp: il recesso attivo; volontario impedimento dell’evento. Non si tratta di una causa di esclusione della punibilità, ma di un’attenuazione di pena, infatti il colpevole soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato diminuita da 1/3 alla metà.
Se l’agente ha cercato di impedire l’evento ma non c’è riuscito ci si troverà in presenza di un reato consumato.

Reati a consumazione anticipata
Così come eccezionalmente gli atti preparatori di un delitto sono considerati come reati a sé stanti, così, altrettanto eccezionalmente, un comportamento che integrerebbe gli estremi di un tentativo è considerato come una figura autonoma di delitto, si parla in proposito di reati a consumazione anticipata:
- delitti di attentato (es: attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato), i delitti di attentato non ammettono il tentativo (il minimo necessario per dar vita a un tentativo è qui già sufficiente per la consumazione) e presentano gli stessi requisiti strutturali del tentativo: l’inizio di esecuzione e l’idoneità degli atti esecutivi.
- reati a dolo specifico, caratterizzati dalla presenza di un risultato ulteriore la cui realizzazione non è necessaria per la consumazione del reato; si distinguono in:
reati nei quali l’evento perseguito dall’agente non è né dannoso né pericoloso; ciò che è necessario e sufficiente è la presenza in capo all’agente della particolare finalità (non rileva l’idoneità degli atti posti in essere). È ammesso il tentativo;
reati nei quali l’evento perseguito è un evento offensivo di beni giuridici tutelati dall’ordinamento; si esige l’oggettiva idoneità degli atti compiuti dall’agente a cagionare l’evento dannoso o pericoloso. Non è invece richiesto l’ulteriore requisito dell’inizio dell’esecuzione dell’attività diretta a conseguire lo scopo. Non è ammesso il tentativo.


IL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO
Tali norma hanno la funzione di dare rilevanza a comportamenti atipici ai sensi delle norme che delineano i singoli reati, estendendo la responsabilità a chi non realizza in prima persona un reato consumato o tentato, ma concorre alla commissione da parte di altri (funzione incriminatrice).
Tali norme svolgono poi la funzione di disciplina del trattamento sanzionatorio, individuando la misura della pena per ciascun concorrente.
Perché si abbia concorso di persone sono necessari 4 elementi costitutivi:
1) pluralità di persone, alla realizzazione del fatto nei reati monosoggettivi deve ricorrere almeno un’altra persona (partecipe), rispetto a quella la cui condotta è descritta dalla norma incriminatrice (autore); nei reati necessariamente plurisoggettivi deve aggiungersi almeno un’altra persona oltre a quelle la cui condotta è già richiesta dalla struttura della norma incriminatrice. Nel novero dei concorrenti rientrano anche le persone non imputabili, o non punibili, per effetto di una causa personale di esclusione della punibilità.
Inoltre gli artt 111 e 112 cp prevedono circostanze aggravanti per chi ha determinato a commettere il fatto persone non imputabili o non punibili.
2) realizzazione di un fatto di reato (consumato o tentato) art 115 cp, prima che sia integrato il fatto il comportamento è penalmente irrilevante. Viene sancita la non punibilità dell’accordo per commettere un reato e dell’istigazione accolta a commettere un reato quando il reato oggetto dell’accordo o dell’istigazione non è stato commesso.
Principio di accessorietà (Francesco Carrara), il comportamento atipico rileva se ed in quanto accede ad un fatto principale tipico.
Si pone il problema se al fine del concorso di persone sia sufficiente un fatto principale tipico o se, oltre che tipico, debba essere antigiuridico (di regola la liceità del fatto commesso in presenza di una causa di giustificazione opera sia nei confronti dell’autore del fatto, sia di chi lo ha istigato o agevolato, eccetto le cause personali di giustificazione, che rientrano nelle circostanze soggettive di esclusione della pena e come tali hanno effetto solo riguardo alla persona cui si riferiscono); colpevole (se il fatto tipico è commesso da persona non imputabile rimane ferma l’eventuale responsabilità di chi lo ha istigato; del fatto commesso da persona ingannata risponde chi l’ha determinata a commetterlo; del reato commesso da persona costretta o minacciata risponde chi l’ha costretta o minacciata) e punibile.
La realizzazione del fatto tipico può avvenire ad opera di più persone, ciascuna delle quali, d’accordo con l’altra, realizza una parte del fatto (esecuzione frazionata), coloro che eseguono congiuntamente una parte del fatto si designano come coautori.
3) contributo causale della condotta atipica alla realizzazione del fatto, non vi è concorso di persone se la condotta atipica non ha esercitato un’influenza causale sul fatto concreto tipico realizzato da altri.
Dottrina e giurisprudenza distinguono 2 forme di collegamento causale tra condotta del partecipe e fatto principale:
oconcorso materiale, quando una condotta atipica di aiuto è stata necessaria per l’esecuzione del fatto concreto penalmente rilevante da parte di altri. L’aiuto può assumere diverse forme: condotta in astratto sostituibile o in astratto insostituibile (la distinzione rileva ai fini della comminazione della pena, la 2° comporta una pena maggiore). È contra legem la tesi secondo cui non sarebbe necessario che la condotta atipica abbia causalmente contribuito alla realizzazione del fatto concreto da parte di altri, ma sarebbe sufficiente che la condotta apparisse ex ante idonea ad aumentare la realizzazione del fatto, anche se ex post si è rivelata ininfluente. Ciò sarebbe accettabile solo se il nostro ordinamento prevedesse il tentativo di partecipazione;
oconcorso morale, si realizza da parte di chi, con comportamenti esteriori fa nascere in altri il proposito di commettere il fatto che poi viene commesso, o rafforza un proposito già esistente ma non ancora consolidato. Il nesso causale tra la condotta e il fatto principale si articola in un duplice passaggio: l’istigazione deve far nascere o rafforzare in capo all’istigato il proposito di commettere il reato, il reato deve poi essere effettivamente commesso.
L’influenza causale dell’istigazione va accertata in concreto secondo il consueto schema della condicio sine qua non: accertare con l’aiuto di leggi psicologiche che, in assenza della condotta istigatoria, l’autore non avrebbe realizzato il fatto di reato con quelle specifiche modalità. La mera presenza sul luogo del reato non integra alcuna forma di concorso morale, a meno che non sia stata accompagnata da una chiara manifestazione esteriore di adesione al comportamento delittuoso. Non si configura come concorso morale neanche la connivenza (consapevolezza che altri sta per commettere un reato). Rientra invece nel concorso morale l’accordo (comune decisione di commettere un reato come punto d’arrivo di un’influenza psicologica esercitata da ciascun partecipe dell’accordo nei confronti degli altri).
4) consapevolezza e volontà di contribuire causalmente alla realizzazione del fatto, la responsabilità del partecipe dipende anche dall’aver agito con dolo. L’oggetto del dolo deve comprendere sia il fatto principale realizzato dall’autore, sia il contributo causale apportato.          È irrilevante che il partecipe conosca le concrete modalità con cui l’autore eseguirà il reato.
Quanto all’identità della vittima, il dolo del partecipe, sussiste anche se, per uno scambio di persona da parte dell’autore, viene commesso il fatto a danno di una persona diversa da quella che il partecipe voleva offendere. Se invece l’autore decide, per sua autonoma scelta, di uccidere una persona diversa, il mandante non risponde di concorso in omicidio, perché la scelta autonoma ha spezzato il legame causale.
Ai fini del dolo non è necessaria una consapevolezza reciproca dell’altrui attività, l’autore può infatti ignorare l’altrui contributo alla realizzazione del fatto, è sufficiente il dolo di partecipazione in capo al concorrente atipico.
Si designa come agente provocatore chi, appartenente alle forze dell’ordine o privato cittadino, istighi taluno a commettere un reato, volendo assicurare alla giustizia la persona provocata, prima che il reato giunga a consumazione (non è responsabile per assenza del dolo di partecipazione).
Se il fatto concreto realizzato dall’autore integra una figura di reato diversa da quella che il partecipe voleva contribuire a realizzare, egli è comunque responsabile se l’evento è conseguenza della sua azione/omissione. È un caso di responsabilità oggettiva temperata dalla previsione di una circostanza attenuante per l’ipotesi in cui il reato commesso sia più grave di quello voluto dal partecipe (art 116 cp).
Art 117 cp: concorso di persone nel reato proprio; autore di un reato proprio può essere solo l’intraneo, ma l’estraneo può contribuire casualmente alla realizzazione del fatto, nella forma del concorso materiale o morale.
Il dolo del partecipe richiede la consapevolezza della qualità rivestita dall’intraneo. A ciò deroga l’art 117: non è necessario che l’estraneo conosca la qualifica soggettiva dell’intraneo nell’ipotesi in cui la qualità dell’autore determini un mutamento del titolo del reato. Se muta il titolo del reato per taluni che vi sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso reato.
Per quanto riguarda il concorso di persone nei reati necessariamente plurisoggettivi, risponde del concorso in bigamia chi, sapendo che una persona è già legata da un matrimonio con effetti civili, la istiga con successo a contrarre un ulteriore matrimonio.
Si nega che sia possibile ipotizzare una condotta atipica che contribuisce alla realizzazione dei reati associativi, sostenendo che di un reato associativo potrebbe rispondere solo chi partecipa all’associazione ed è dunque un suo membro stabile.
Un concorso di persone può realizzarsi anche in forma omissiva. Sono necessari:
in capo al soggetto deve sussistere un obbligo giuridico di impedire la commissione del reato da parte di altri;
l’omissione deve essere condizione necessaria per la commissione del reato da parte dell’autore.
Art 110 cp: trattamento sanzionatorio dei concorrenti nel reato. La pena per i singoli concorrenti va individuata all’interno di una medesima cornice edittale prevista per il reato realizzato in concorso.
Una volta determinata la pena base per ogni concorrente bisogna verificare la presenza di:
ocircostanze aggravanti, quando il concorrente ha avuto un ruolo di spicco, quando ha esercitato la propria supremazia, quando a determinato a commettere il reato una persona non imputabile… (artt 111, 112 cp);
ocircostanze attenuanti, chi è stato determinato a commettere il reato ad opera di un soggetto che eserciti nei suoi confronti un’autorità, chi ha un’età compresa tra i 14 e i 18 anni, oppure chi ha avuto una minima importanza nella partecipazione o nell’esecuzione (art 114 cp).
Le circostanze disciplinate dall’art 118 cp non si comunicano agli altri concorrenti, le circostanze non disciplinate dall’art 118 cp si comunicano alle condizioni fissate dall’art 59 cp.

Desistenza volontaria nel concorso di persone
- desistenza volontaria dell’autore dal portare a compimento l’azione --- causa personale di    esclusione della punibilità;
- desistenza volontaria del partecipe (ha neutralizzato gli effetti della sua azione) --- l’eventuale successiva condotta autonoma che porti l’autore a commettere il reato sarà priva di ogni collegamento con la condotta del partecipe.
Il recesso attivo consiste nell’impedimento del reato da parte del partecipe.

Art 113 cp: cooperazione nel delitto colposo. Riguarda:
a.delitti colposi di evento a forma vincolata  (non i delitti colposi di evento a forma libera);
b.delitti colposi di mera condotta.
Gli elementi strutturali sono:
opluralità di persone;
orealizzazione di un fatto di reato;
ocontributo causale della condotta atipica alla realizzazione dell’evento;
ocarattere colposo della condotta di partecipazione, come violazione di una regola di diligenza, prudenza, perizia che ha la finalità di prevenire il riconoscibile realizzarsi del fatto dannoso o pericoloso che integra il delitto colposo.

CAP XI.  UNITA’ E PLURALITA’ DI REATI

A)CONCORSO APPARENTE DI NORME

Si ha in 2 casi:

1.quando un unico fatto concreto sia riconducibile a una pluralità di norme incriminatrici, una sola delle quali applicabile.
Il legislatore per risolvere tale problema enuncia il criterio di specialità (art 15 cp): quando tra 2 norme incriminatrici sussiste un rapporto di specialità si ha un concorso apparente di norme e al fatto concreto è applicabile la sola norma speciale che estromette la norma generale.
Una norma è speciale, rispetto ad un’altra, quando descrive un fatto che presenta tutti gli elementi del fatto contemplato da una norma generale e inoltre uno o più elementi specializzanti.
Specializzante può essere:
- un elemento che si aggiunge a quelli espressamente previsti nella norma generale (specialità per aggiunta);
- un elemento che specifica un elemento del fatto previsto dalla norma generale (specialità per specificazione).
Ma parte della giurisprudenza interpreta la formula stessa materia dell’art 15 come sinonimo di stesso bene giuridico, limitando così il campo di applicazione del criterio di specialità alle sole ipotesi in cui la specialità tuteli lo stesso bene della norma generale. Ma per stessa materia si intende, invece, che uno stesso fatto sia riconducibile sia alla norma speciale sia alla norma generale.
Tuttavia alla regola della prevalenza della norma speciale, potrà derogarsi nel caso di congiunta applicabilità di entrambe le norme concorrenti, si avrà pertanto un concorso formale di reati.
Un altro criterio che può risolvere il problema del concorso apparente di norme è il principio di sussidiarietà. Vi è un rapporto di rango tra norme. Una norma è sussidiaria rispetto ad un’altra (norma principale), quando quest’ultima tutela, accanto al bene giuridico protetto dalla prima, uno o più beni ulteriori, o reprime un grado di offesa più grave allo stesso bene.                        La logica della sussidiarietà guida il legislatore quando inserisce nel testo di una norma clausole come:
- qualora il fatto non costituisca un più grave reato;
- fuori dal caso indicato dall’art x.
La dottrina affianca a questi criteri, il criterio della consunzione, individua i casi in cui la commissione di un reato  che sia strettamente funzionale ad un altro e più grave reato, comporta l’assorbimento del primo reato nel reato più grave. L’art 84 è enunciazione espressa del principio, il quale trova applicazione:
oreato complesso, nel singolo fatto concreto è presente il nesso funzionale e strumentale che è alla base dell’unificazione legislativa dei reati;
oreato eventualmente complesso, la commissione di un reato è in concreto strettamente funzionale alla commissione di un altro e più grave reato.
Tale figura, non essendo espressamente prevista dal legislatore, da adito a incertezze applicative, acuite dalla presenza nell’ordinamento della circostanza aggravante comune del “nesso teleologico”, quando un reato sia commesso allo scopo di commetterne un altro.

2.quando si realizzino più fatti concreti cronologicamente separati ciascuno dei quali sia riconducibile ad una norma incriminatrice, e una sola di tali norme sia applicabile.
In questo caso il legislatore sancisce l’inapplicabilità della norma violata con i fatti concreti cronologicamente antecedenti (antefatto non punibile, es chi fabbrica filigrane), oppure l’inapplicabilità della norma violata, con i fatti concreti cronologicamente posteriori (postfatto non punibile; es quando il legislatore sancisce la punibilità di questo o di quel fatto).

Le norme a più fattispecie
Accade talvolta che una sola disposizione di legge preveda una serie di fatti ai quali ricollega la stesse pena. Ci si chiede se in casi del genere la norma preveda un unico reato, realizzabile con diverse modalità considerate equivalenti, o una pluralità di reati che possono concorrere fra loro.
L’interpretazione dovrebbe sempre condurre a ravvisare un unico reato, trattandosi della violazione di un’altra norma incriminatrice. Ferma restando l’unicità dei reati il giudice terrà conto del numero o della gravità dei fatti concreti nella commisurazione della pena.

B)CONCORSO DI REATI

Di concorso di reati può parlarsi solo quando si sciolga l’alternativa unità-pluralità di reati a favore del secondo termine.
Può accadere che la figura di reato descritta dalla norma incriminatrice esiga il compimento di più azioni che daranno vita ad un unico reato (reati abituali).
Figure di reato che possono essere integrate da una pluralità di atti (reati permanenti).
Si ha infine un unico reato anche quando più azioni, ciascuna integrante il modello legale di un medesimo reato, vengano poste in essere contestualmente, e con un’unica persona offesa.
Per contro si avrà una pluralità di reati quando manchi il requisito della contestualità delle azioni o dell’unicità della persona offesa.
Bisogna ora distinguere a seconda che i reati siano stati commessi:

1)con una sola azione o omissione --- concorso formale di reati caratterizzato da un regime sanzionatorio più mite. Il nostro ordinamento adotta il cumulo giuridico delle pene e prevede che si applichi la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo.
Art 81 cp (reato continuato), il concorso formale è:
omogeneo, se quell’unica azione viola più volte la stessa norma incriminatrice, per stabilire se ci si trova in presenza di un concorso formale omogeneo o un unico reato, il criterio fondamentale è quello della molteplicità della offese al bene giuridico tutelato;
eterogeneo, se quell’unica azione viola due o più norme incriminatrici, integrando due o più distinte figure di reato (es se Tizio commette una violenza sessuale ai danni della figlia realizza un concorso formale eterogeneo tra il delitto di violenza sessuale e il delitto di incesto).
L’art 81 contempla anche l’ipotesi del concorso formale di reati omissivi e quindi una sola omissione con la quale si integra più volte lo stesso reato (concorso omogeneo) o più reati diversi (concorso eterogeneo).
Il presupposto comune è l’unicità del contesto spazio-temporale nel quale si aveva l’obbligo di compiere le azioni.

Circa il trattamento sanzionatorio vi sono diversi problemi:
oindividuazione della violazione più grave. Secondo un 1° orientamento prevalente in giurisprudenza la violazione deve individuarsi in astratto e la violazione più grave è quella per la quale la legge prevede il massimo di pena più elevato e, in caso di massimo identico, quella che prevede il minimo più elevato; per un 2° orientamento, prevalente in dottrina, la violazione più grave è da individuarsi in concreto ed è quella per cui il giudice infliggerebbe la pena più elevata.
oil giudice deve procedere all’aumento, indicando un quantum di pena per ciascuno dei reati meno gravi. L’aumento di pena non può superare né il triplo della pena-base né l’ammontare della pena che verrebbe praticata se si procedesse al cumulo materiale, cioè alla somma delle pene commisurate per ciascuno dei reati in concorso.
ola disciplina del cumulo giuridico è applicabile anche nel caso di concorso di reati puniti con pene eterogenee (diverse per specie o per genere). Tuttavia il cumulo non è cumulo giuridico per assimilazione (il giudice commuta la pena pecuniaria in pena detentiva), ma è cumulo giuridico per addizione (il giudice deve aggiungere alla pena detentiva qualificata per il reato più grave una pena pecuniaria per il reato satellite (meno grave), la cui misura non può superare il triplo della pena-base imposto dall’art 81 cp).

2)con una pluralità di azioni o omissioni --- concorso materiale di reati; per quanto riguarda il trattamento sanzionatorio è assoggettato al cumulo materiale delle pene, temperato dall’art 78 con la fissazione di limiti massimi per ciascuna specie di pena. In ogni caso la pena complessiva non può essere superiore al quintuplo della più grave delle pene concorrenti.
Al responsabile di più reati della stessa specie il giudice applica la somma aritmetica delle pene stabilite per ciascun reato.
Se i reati sono puniti con pene di specie diversa o di genere diverso, le varie pene si applicano tutte distintamente e per intero.

Art 81 cp: disciplina la figura del reato continuato che si verifica quando taluno, con più azioni o omissioni (pluralità di reati), esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.
Il disegno criminoso è diverso dal dolo, è un programma che deve formarsi nella mente dell’agente prima dell’inizio dell’esecuzione del primo dei reati in corso. È sufficiente quindi la programmazione dei tipi di reato da commettere, magari lasciando aperte eventuali alternative. L’unità del disegno criminoso non viene meno quando le modalità esecutive di uno dei reati programmati mutino a causa dell’evolversi degli eventi.
L’unità del disegno non viene interrotta dall’intervento di una sentenza definitiva di condanna, in relazione ad una parte dei reati in corso.
Va esclusa l’unicità del disegno per quei tipi di reato che non essendo stati preventivati inizialmente sono il risultato di decisioni assunte solo nel corso dell’esecuzione del programma.
I reati che sono oggetto del disegno criminoso possono consistere sia in più violazioni della stessa disposizione di legge sia nella violazione di diverse disposizioni di legge. Le disposizioni di legge la cui violazione dà vita al reato continuato devono necessariamente prevedere reati dolosi, pertanto il reato continuato appare incompatibile con la colpa e la responsabilità oggettiva.
I reati legati dal vincolo della continuazione devono considerarsi unificati soltanto ai fini della pena principale, ai fini della decorrenza del termine per la prescrizione del reato (decorre dal giorno in cui è stato commesso l’ultimo dei reati del disegno criminoso), ai fini dell’applicabilità della sospensione condizionale della pena.
Al di fuori di questi casi i reati uniti dal vincolo della continuazione si considerano come reati distinti (in particolare ai fini dell’applicabilità dell’amnistia propria, dell’amnistia impropria, dell’indulto e per determinare le pene accessorie).

CAP XII.  IL REATO CIRCOSTANZIATO

LE CIRCOSTANZE AGGRAVANTI E ATTENUANTI

Le circostanze del reato sono le situazioni inerenti al reato o alla persona del colpevole:
- non sono elementi costitutivi del reato;
- la figura del reato circostanziato, cioè del reato commesso in presenza di una circostanza aggravante o attenuante, è speciale rispetto alla figura del reato semplice, presuppone infatti l’esistenza di tutti gli elementi costitutivi del reato semplice;
- l’effetto della circostanza è l’aggravamento o l’attenuazione della pena comminata dal giudice per il reato semplice.

Si pone il problema di stabilire se una disposizione descriva un elemento costitutivo di un’autonoma figura di reato o descriva una circostanza attenuante o aggravante.
Di circostanza di reato può parlarsi solo in presenza di un rapporto di specialità con la figura del reato semplice. Tuttavia il rapporto di specialità è compatibile anche con il carattere di figura autonoma di reato, è quindi condizione necessaria ma non sufficiente.
Un primo criterio formale di identificazione delle circostanze è offerto dall’espressa qualificazione di un elemento come circostanza del reato operata dal legislatore nella rubrica o nel testo di una data disposizione(oppure presenza nel testo della disposizione di formule quali: la pena è aumentata/diminuita…).
Un criterio formale che indica invece la natura di un elemento costitutivo di un’autonoma figura di reato è dato dalla presenza di un nomen iuris nella rubrica della norma.
Talvolta è controverso se l’evento aggravante debba considerarsi circostanza del reato o elemento costitutivo di un’autonoma figura di reato: il codice è orientato nel senso dell’inquadramento dell’evento come elemento costitutivo di autonome figure delittuose.

La classificazione delle circostanze:

oc. comuni, previste per un numero indeterminato di reati (tutti quelli con i quali non siano incompatibili);
oc. speciali, previste per uno o più reati determinati;
oc. aggravanti, comportano un inasprimento della             aumento e diminuzione possono essere quantitativi (si modifica un                                                                              pena comminata dal giudice per il reato semplice;            quantum di pena della stessa specie), o qualitativi (cambia la            
oc. attenuanti, comportano una mitigazione della pena.     specie della pena)
oc. a efficacia comune, comportano un aumento o una diminuzione fino ad 1/3 della pena che dovrebbe essere inflitta per il reato semplice;
oc. a efficacia speciale:
c. autonome, la legge stabilisce una pena di specie diversa, rispetto a quella prevista per il reato semplice;
c. indipendenti, la legge prevede una cornice di pena diversa da quella prevista per il reato semplice;
c. a effetto speciale, comportano un aumento o una diminuzione della pena superiore ad 1/3;
oc. definite, quelle i cui elementi costitutivi sono compiutamente descritti dalla legge;
oc. indefinite, quelle la cui individuazione, in assenza di ogni tipizzazione legislativa, è rimessa alla discrezionalità del giudice;
oc. oggettive, concernono la natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell’azione, la gravità del danno o del pericolo, le condizioni dell’offeso;
oc. soggettive, concernono l’intensità del dolo, il grado della colpa, le condizioni e qualità del colpevole, i rapporti fra colpevole e offeso.

L’imputazione delle circostanze

Secondo l’originario dettato dell’art 59, le circostanze rilevavano di regola obiettivamente, si applicavano cioè anche se non conosciute dall’agente o per errore ritenute inesistenti.
In seguito alla legge 19 1990, la disciplina si è modificata:
- irrilevanza alle circostanze aggravanti e attenuanti erroneamente supposte dall’agente;
nel caso di errore di identità sulla persona offesa o di ignoranza dei rapporti intercorrenti tra agente e vittima, anche se errore e ignoranza dovuti a colpa, tali aggravanti non sono mai poste a carico dell’agente.
Se, in seguito a errore sulla persona offesa, l’agente supponga di trovarsi in presenza di un’attenuante, tale circostanza, relativa alle qualità o condizioni personali dell’offeso o ai rapporti tra offeso e colpevole, è valutata a favore del colpevole (art 60 cp).
Nel caso di circostanze relative all’età o alle qualità fisiche o psichiche della persona offesa, le attenuanti si applicano solo se oggettivamente esistenti, le aggravanti verranno poste a carico dell’agente solo se l’errore sia dovuto a colpa;
- rilevanza oggettiva delle circostanze attenuanti;
- è mutata la disciplina delle circostanze aggravanti, che possono essere poste a carico dell’agente solo se gli si può muovere un rimprovero di colpa.
Vi sono pertanto alcune circostanze attenuanti che rilevano solo se i dati di fatto che le integrano sono conosciuti dall’agente.

L’applicazione di aumenti o diminuzione di pena

Se è presente nel caso concreto una sola circostanza (art 64) la determinazione della pena si ha attraverso un giudizio bifasico: nella 1° fase il giudice quantifica la pena per il reato semplice, secondo i criteri di comminazione previsti dall’art. 133; nella 2° fase procede all’aumento o alla diminuzione di pena conseguente alla circostanza.
Tuttavia vi sono circostanze che attribuiscono una particolare rilevanza a connotazioni del reato o della personalità del suo autore già di per se riconducibili all’art 153, ma il giudice non può fare
una doppia valutazione dello stesso elemento.
Nel caso in cui la norma di legge che prevede la singola circostanza, non specifichi la misura dell’aumento o della diminuzione, la pena per il reato semplice va aumentata o diminuita fino ad 1/3 (circostanza a efficacia comune). La pena della reclusione da applicarsi per effetto dell’aumento determinato da una sola circostanza aggravante ha un limite massimo: non può superare i 30 anni. Nel caso di una circostanza attenuante alla pena dell’ergastolo è sostituita la reclusione da 20 a 24 anni.
Qualora sia presente nel caso concreto una sola circostanza per la quale la legge preveda un aumento o una diminuzione della pena superiore ad 1/3 (circostanza a effetto speciale), quel maggior aumento o quella maggiore diminuzione, si calcolano a partire dalla pena-base fissata dal giudice per il reato semplice secondo il criterio dell’intensità della circostanza.
Qualora infine la circostanza presente nel caso concreto sia una circostanza autonoma o indipendente, il giudice sceglierà la pena all’interno del nuovo spazio edittale utilizzando i criteri generali di commisurazione della pena fissati dall’art 133 cp.

Nel caso di concorso omogeneo di più circostanze, quando concorrono più circostanze tutte aggravanti o tutte attenuanti, e per ciascuna di esse è previsto un aumento/diminuzione della pena fino a 1/3, l’aumento o la diminuzione della pena si opera sulla quantità di essa risultante dall’aumento o dalla diminuzione precedente (art 63 cp). (una volta calcolato l’aumento o la diminuzione di pena per una sola circostanza, sulla pena così determinata il giudice effettuerà l’ulteriore aumento o l’ulteriore diminuzione, e così via)
La pena risultante soggiace ai limiti fissati dagli artt 66, 67 cp.

Nel caso di concorso eterogeneo di circostanze, quando concorrono più circostanze, alcune aggravanti, altre attenuanti, il giudice deve procedere al bilanciamento che può avere 3 esiti:
1.prevalenza delle attenuanti, il giudice applica solo le diminuzioni di pena;
2.prevalenza delle aggravanti, il giudice non tiene conto delle attenuanti;
3.equivalenza, il giudice applica la pena che avrebbe inflitto se non fosse stata presente alcuna circostanza.
La legge non fornisce alcun criterio per orientare il giudice nella valutazione comparativa delle circostanze concorrenti, non vanno contate ma pesate sulla base della loro intensità.
Gli effetti del giudizio di bilanciamento si producono, oltre che nella misura della pena da infliggere in concreto, anche su altri istituti la cui applicabilità è correlata alla misura della pena inflitta (amnistia, indulto, pene accessorie).

Nel caso di concorso apparente di circostanze, si hanno 2 ipotesi:
ouna data circostanza è in rapporto di specialità rispetto ad un’altra: il giudice applica solo la circostanza speciale;
ouna circostanza comprende in sé una aggravante o attenuante: in questo caso (circostanza eventualmente complessa) si applica solo la circostanza che comporta il maggior aumento di pena o la maggior diminuzione di pena.

Le circostanze aggravanti comuni previste dal codice penale (art 61 cp)

a.l’aver agito per motivi abietti o futili; per motivo si intende la causa psichica della condotta, cioè l’impulso, che induce il soggetto ad agire o ad omettere di agire; il carattere abietto o futile del motivo va accertato secondo le valutazioni medie della collettività in un certo momento storico: abietto,quando appare turpe, ignobile; futile, quando appare sproporzionato rispetto al reato al quale ha dato origine;
b.reato posto in essere per eseguirne o occultarne un altro, o per conseguire o assicurare a sé o ad altri il profitto o il prezzo o l’impunità di un altro reato;
c.l’avere nei delitti colposi agito nonostante la previsione dell’evento (colpa cosciente), l’agente si rappresenta come seriamente possibile il verificarsi di un evento, ma ritiene per colpa che quell’evento non si realizzerà nel caso concreto, in quanto per leggerezza sottovaluta la probabilità del verificarsi, o sopravvaluta le proprie capacità di evitarlo;
d.l’avere adoperato sevizie o l’aver agito con crudeltà verso persone (sevizia, ogni sofferenza fisica inferta alla vittima che non è necessaria per la commissione del reato; crudeltà, sofferenza morale rivelatrice di mancanza di umanità, non necessaria per la commissione del reato);
e.l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o la privata difesa (minorata difesa, situazioni legate a fattori ambientali o personali, per effetto delle quali la vittima non può adeguatamente difendersi né essere difesa);
f.l’avere il colpevole commesso il reato durante il tempo in cui si è sottratto volontariamente alla esecuzione di un mandato o di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione, spedito per un precedente reato (l’aggravante è colpevole solo se l’agente sia a conoscenza di essere ricercato, si fa riferimento a situazioni che sono a fondamento della dichiarazione della latitanza;
g.l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendo il patrimonio, o nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità. Si applica a 3 gruppi di delitti (e non contravvenzioni) ; la rilevante gravità del danno patrimoniale deve essere valutata secondo un criterio aggiuntivo dato dal valore intrinseco della cosa e secondo un criterio soggettivo che entra in gioco in maniera sussidiaria (condizioni economiche della vittima). Il momento in relazione al quale va valutata l’entità del danno patrimoniale, è il momento consumativo del reato e non rilevano vicende intervenute successivamente;
h.l’avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto commesso (consiste in una condotta successiva);
i.l’avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, o alla qualità di ministro di un culto.
Fa riferimento a 3 categorie di soggetti: pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio, ministri di culto. Non basta che il reato venga commesso da chi possiede una di queste qualità, è necessario che l’abuso dei poteri o la violazione dei doveri inerenti a quella qualifica, siano realizzati consapevolmente. L’agente deve aver fatto uso dei propri poteri per finalità diverse da quelle per le quali gli sono stati conferiti;
j.l’avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio, o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, o contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio;
k.l’avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, o con abuso di relazioni d’ufficio, di prestazioni d’opera, di coabitazione o di ospitalità (situazioni di particolare vulnerabilità del bene giuridico). Il concetto di coabitazione indica la permanenza non momentanea di più persone in uno stesso luogo; ospitalità indica la permanenza occasionale, di breve durata, in un determinato luogo con il consenso del proprietario o possessore.

Le circostanze attenuanti comuni (art 62 cp)

1.l’aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale (motivi rispondenti in un certo momento storico agli obiettivi propri della società nel suo insieme);
2.l’avere agito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui  (provocazione, stato emotivo che incide, indebolendola sulla volontà di commettere il fatto di reato e quindi comporta una minore intensità del dolo). In questa attenuante si individuano 3 elementi:
un fatto ingiusto altrui;
lo stato d’ira, emozione che genera impulsi aggressivi non contenibili con i normali freni inibitori;
rapporto di causalità fra stato d’ira e commissione del reato.
Inaccettabile è l’idea che il fatto di reato debba essere in un rapporto di proporzione con il fatto ingiusto che ha provocato l’ira. Non è necessario che la commissione del reato segua immediatamente al fatto ingiusto altrui. Dell’attenuante può giovare anche persona diversa da colui che ha subito il torto, purchè il torto abbia cagionato in lui ira.
3.l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’Autorità, e il colpevole non è delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza (folla agitata da intense passioni che si manifestano con grida, invettive, ); per l’applicabilità dell’attenuante è necessari che la commissione del reato sia conseguenza della suggestione della folla. Deve esistere un nesso di causalità giuridica;
4.l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità, o, nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità (la speciale tenuità del danno patrimoniale è valutata secondo un criterio oggettivo, in via sussidiaria secondo un criterio soggettivo);
5.l’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o l’omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa (per fatto doloso si intende il carattere volontario della condotta della vittima);
6.l’avere prima del giudizio riparato interamente il danno mediante risarcimento di esso e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori dal caso previsto dall’ultimo capoverso dell’art 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.
La riparazione del danno deve essere integrale, sia il risarcimento sia le restituzioni devono avvenire prima del giudizio e tale attività deve essere spontanea.

Le circostanze attenuanti generiche

Il legislatore rinuncia totalmente ad individuarne il contenuto, tuttavia viene individuato un duplice limite al campo di applicazione di tali attenuanti generiche:
il giudice non può tenere conto di situazioni che già integrano una circostanza attenuante tipica;
non può considerare come attenuanti generiche situazioni incompatibili con il tenore di una norma che prevede una circostanza attenuante tipica.
L’individuazione in positivo delle attenuanti generiche è rimessa al giudice; la concessione delle attenuanti deve considerarsi svincolata da una valutazione complessiva della gravità del reato e della capacità a delinquere dell’agente.
Le attenuanti generiche sono applicate secondo lo schema del giudizio bifasico e incidono sulla determinazione del tempo necessario per la prescrizione del reato.
In caso di concorso con circostanze aggravanti, entrano nel giudizio di bilanciamento delle circostanze eterogenee.







Le circostanze aggravanti e attenuanti inerenti alla persona del colpevole

a) la recidiva (art 99 cp)

Consta di 2 elementi:
ocommissione di un reato dopo che il soggetto è stato condannato con sentenza definitiva per un precedente reato. È necessario quindi che la commissione del 1° reato sia stata accertata con una sentenza di condanna passata in giudicato, e il giudicato si deve essere formato prima della commissione del nuovo reato;
oil nuovo reato deve denotare insensibilità all’ammonimento derivante dalla precedente condanna e una accentuata capacità a delinquere, il che non si verifica quando il nuovo reato tragga origine da situazioni contingenti ed eccezionali. È necessaria quindi la conoscenza della prima condanna. L’accertamento di questo elemento è affidato alla discrezionalità del giudice (facoltatività della recidiva).
Per quanto attiene alla sua natura giuridica è una circostanza aggravante inerente alla persona del colpevole, e al pari di ogni altra circostanza partecipa al giudizio di bilanciamento.
Si manifesta in 3 forme:
recidiva semplice, dopo aver riportato condanna per un reato, l’agente ne commette un altro, di qualsiasi specie e gravità, a oltre 5 anni dalla condanna precedente. Il giudice, sulla pena che infliggerebbe per il reato semplice opera un aumento fino a 1/6;
recidiva aggravata, comporta l’aumento della pena fino a 1/3; in 3 ipotesi:
1.se il nuovo reato è della stessa indole di quello precedente (r. specifica);
2.se il nuovo reato è stato commesso nei 5 anni dalla condanna precedente (r. infraquinquennale)
3.se il nuovo reato è commesso durante o dopo l’esecuzione della pena o durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena.
La recidiva aggravata, in tutte le sue ipotesi, ha carattere facoltativo, il giudice deve sempre accertare la sussistenza di un’accentuata colpevolezza e capacità a delinquere;
recidiva reiterata (anche questa è facoltativa), chi è già recidivo commette un nuovo reato. Se si tratta di recidiva semplice, l’aumento della pena può essere fino alla metà, se recidiva specifica o infraquinquennale, l’aumento può essere fino a 2/3, se recidiva correlata all’esecuzione della pena, da 1/3 a 2/3.
L’effetto è l’aumento della pena principale inflitta per il reato semplice, nel limite massimo del cumulo delle pene risultante dalle condanne precedenti alla commissione del nuovo reato; e per la recidiva aggravata e reiterata, ulteriori effetti riguardano alcune cause estintive del reato e della pena (non si applicano l’amnistia, l’indulto, la prescrizione della pena, mentre la liberazione condizionale e la riabilitazione sono sottoposte a condizioni più restrittive di quelle ordinarie; in caso di recidiva reiterata non è ammessa l’oblazione discrezionale).

b) la circostanze dell’impunibilità

Le circostanze dell’impunibilità, attenuanti o aggravanti, tutte a efficacia comune, partecipano al giudizio di bilanciamento e comportano un aumento o diminuzione della pena fino a 1/3.
È prevista una circostanza attenuante per chi, nel momento in cui ha commesso il fatto:
- era affetto da vizio parziale di mente;
- era affetto da sordomutismo, quando il sordomutismo comporti una capacità di intendere o di volere grandemente scemata;
- aveva un’età compresa tra 14 e 18 anni, ed è stato riconosciuto imputabile;
- si trovava in stato di ubriachezza o sotto l’azione di sostanze stupefacenti derivate da caso fortuito o da forza maggiore, e tali da scemare grandemente la capacità di intendere o di volere;
- era affetto da cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti tali da scemare grandemente la capacità di intendere o di volere.
È prevista una circostanza aggravante per chi, nel momento in cui ha commesso il fatto:
- si trovava in stato di ubriachezza o sotto l’azione di stupefacenti preordinate al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa;
- si trovava in stato di ubriachezza abituale o era dedito all’uso di sostanze stupefacenti.

CAP XIII.  LE SANZIONI PENALI

Le pene si dividono in 4 sottocategorie:
1)pene principali;
2)pene sostitutive delle pene detentive;
3)pene derivanti dalla conversione delle pene pecuniarie;
4)pene accessorie.
A ciò si aggiungono altre conseguenze giuridiche della condanna, gli effetti penali della condanna.

PENE PRINCIPALI
Si caratterizzano per essere inflitte dal giudice con la sentenza di condanna (art 20), assolvono la funzione di identificare i reati, distinguendoli da ogni altra categoria di illeciti.
Si distinguono tra pene detentive o restrittive della libertà personale e pene pecuniarie.
Pene detentive
- ergastolo (art 73), è previsto per alcuni delitti contro la personalità dello Stato, contro l’incolumità pubblica e contro la vita. Il suo ambito di applicazione si è dilatato come progressiva sostituzione alla pena di morte. In caso di concorso di reati, si applica anche quando concorrono più delitti, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a 24 anni. È una pena perpetua, ma vi è la possibilità di essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato almeno 26 anni di pena, tale termine può essere ulteriormente abbreviato per le riduzioni di pena (45 giorni per ogni semestre scontato).
Il condannato dopo 10 anni di pena può essere ammesso ai permessi premio, e dopo 20 anni alla semilibertà. L’art 22 sottolinea il carattere obbligatorio del lavoro da prestarsi da parte del condannato all’ergastolo.
Gli stabilimenti destinati all’esecuzione della pena, non sono più gli ergastoli, ma le case di reclusione. Con la sentenza 264/1974 la Corte costituzionale ha affermato la legittimità dell’ergastolo in relazione all’art 27 cost sulla base di due considerazioni: funzione della pena, non è il  solo riadattamento dei delinquenti; l’istituto della liberazione condizionale consente il reinserimento dell’ergastolano.
La Corte ha dichiarato l’illegittimità degli art 17 e 22 cp per violazione dell’art 31 cost, nella parte in cui non escludono l’applicabilità dell’ergastolo al minore imputabile.
- reclusione e arresto (artt 23 25), sono le pene detentive temporanee previste per i delitti e le contravvenzioni.
Ripartizioni dei detenuti --- il principio della separazione dei condannati alla reclusione, dai condannati all’arresto è sancito nel cp e nell’ordinamento penitenziario.
Reclusione e arresto hanno limiti massimi e minimi diversi: la reclusione si estende da 15 giorni a 24 anni; l’arresto da 5 giorni a 3 anni. Tali limiti non vincolano il legislatore che rimane libero di prevedere minimi e massimi diversi per singole figure di reato.
La previsione di limiti ha la funzione di integrare le comminatorie indeterminate contenute nelle norme incriminatrici, e la funzione di fissare limiti invalicabili dal giudice in sede di commisurazione della pena. nei casi espressamente determinati dalla legge è consentito al giudice superare il massimo di 24 anni per la reclusione, che comunque non può eccedere i 30 anni; e per l’arresto si può arrivare fino a 5 anni per concorso di più aggravanti e 6 anni nelle ipotesi di concorso di reati.
La scelta di abolire la pena di morte è stata compiuta dal legislatore italiano tra il 1944 e 1948.
Al primo posto come numero di persone condannate a morte vi è la Cina (non meno di 25000 l’anno), seguono l’Iran e l’Iraq.
Gli Stati Uniti rappresentano un quadro ideale per ricerche sull’efficacia generale preventiva della pena di morte. Nessuna di queste indagini ha mai mostrato che i tassi di omicidio siano più bassi in presenza della pena di morte.
Pene limitative della libertà personale
Topologie di pene applicabili indifferentemente ai delitti e alle contravvenzioni.
- permanenza domiciliare, obbligo di rimanere presso la propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, o in luogo di cura, assistenza o accoglienza. È una pena che si esegue normalmente nei giorni di sabato e domenica, ma su richiesta del condannato può essere scontata continuativamente, e ha una durata compresa fra 6 e 45 giorni. All’obbligo di rimanere presso l’abitazione può aggiungersi il divieto di accedere a specifici luoghi.
- lavoro di pubblica utilità, prestazione di attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso Stato, regioni, province e comuni o organizzazioni di assistenza sociale e volontariato. È applicabile esclusivamente su richiesta dell’imputato.
Il legislatore ha attribuito al giudice di pace la competenza relativa a una serie di reati, con l’obiettivo di alleggerire il carico gravante sull’autorità giudiziaria per reati numericamente frequenti, ma di minore gravità.
Pene pecuniarie
La funzione delle pene pecuniarie multa (per i delitti, art 24 cp) e ammenda (per le contravvenzioni 26 cp) è quella di propiziare la rieducazione, nella forma dell’intimidazione-ammonimento. Si prevede che il giudice possa infatti aumentare la multa o l’ammenda fino al triplo quando, per le condizioni economiche del reo, ritenga che la misura massima sia inefficace (multa da 5 a 5164 €; ammenda da 2 a 1032 €).
I limiti minimo e massimo non vincolano il legislatore e possono essere derogabili dal giudice nei soli casi espressamente determinati dalla legge.
Per i delitti determinati da motivi di lucro se la legge stabilisce soltanto la pena della reclusione, il giudice può aggiungere la multa da 5 a 2065 €.
La multa e l’ammenda possono essere pagate in rate mensili, e tale facilitazione può essere accordata verso chi si trovi in temporanee difficoltà di pagamento e per i non abbienti.
Le rate hanno cadenza mensile e il loro numero deve essere compreso fra 3 e 30 e l’ammontare di ciascuna rata non può essere inferiore a 15 €.
Sono presenti nell’ordinamento anche pene pecuniarie fisse indicate dalla legge, nella singola norma incriminatrice, in una misura unica, espressa in termini puntuali e pene proporzionali proprie, ogniqualvolta il legislatore stabilisce un coefficiente fisso o articolato fra un minimo e un massimo edittalmente prefissato, destinato a combinarsi in un’operazione di moltiplica con entità variabili che costituiscono la base del calcolo e sono fornite dalla fattispecie concreta.
Pene proporzionali improprie, quando la base del calcolo di proporzionalità è fissa o determinabile dal giudice tra un minimo e un massimo prefissati ex lege, mentre la fattispecie concreta ha il compito di individuare il coefficiente di moltiplicazione della pena base stabilita dalla legge.
Connaturato alla pena pecuniaria è il problema dell’insolvibilità del condannato, situazione oggettiva e permanente di assoluta impossibilità di adempiere, se il condannato non è in grado di pagare la somma di denaro dovuta a titolo di multa o ammenda , la condanna rischia di risultare pronunciata invano.
Pertanto l’ordinamento prevede la conversione della pena pecuniaria.
A partire dal 1981 pene da conversione non sono più la reclusione o l’arresto (pena più gravosa di quella pecuniaria, contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza), ma la libertà controllata e il lavoro sostitutivo: 25 € di pena si convertono su richiesta del condannato in 1 giorno di lavoro sostitutivo; 38 € di pena si convertono in un giorno di libertà controllata.
La durata della libertà controllata non può eccedere 1 anno e 6 mesi se la pena convertita è quella della multa, né può eccedere i 9 mesi se la pena convertita è l’ammenda.
La durata del lavoro sostitutivo non può superare i 90 giorni.
Il provvedimento di conversione è adottato dal magistrato di sorveglianza, in caso di violazione delle prescrizioni, la parte residua di tali pene si converte ulteriormente.
Per i reati di competenza del giudice di pace, la conversione della pena pecuniaria è oggetto di una disciplina peculiare, è prevista anche la permanenza domiciliare.
Il ragguaglio tra pene pecuniarie e pene detentive (art 135 cp); quando per qualsiasi effetto giuridico si deve eseguire un ragguaglio, il computo ha luogo calcolando 38 € euro o frazione di 38 € di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva.

PENE SOSTITUTIVE DELLE PENE DETENTIVE disposte dal giudice nel pronunciare la sentenza di condanna
Si ha consapevolezza degli effetti criminogeni delle pene detentive brevi. Destinatari di queste pene sono gli autori di reati lievi, per i quali l’ingresso in carcere può propiziare il contatto con professionisti del crimine. Pertanto si è attribuita al giudice la facoltà di sospendere per un certo lasso di tempo l’esecuzione della pena inflitta, senza sottoporre il condannato a obblighi o divieti (sospensione condizionale della pena).
Pene sostitutive sono multa e ammenda, per pene detentive fino a 8 mesi; libertà controllata e semidetenzione, per pene detentive fino a 1 anno e fino a 2 anni.
La semidetenzione comporta l’obbligo di trascorrere almeno 10 ore al giorno in un apposito istituto penitenziario, a ciò si aggiungono: sospensione della patente di guida, ritiro del passaporto, divieto assoluto di detenere armi, …
La libertà controllata consiste in una limitazione della libertà di circolazione del soggetto, il dievieto di allontanarsi dal comune di residenza e l’obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno presso il locale ufficio di pubblica sicurezza.
La funzione di queste pene sostitutive è la prevenzione speciale attraverso intimidazione-ammonimento combattendo la desocializzazione.
Il legislatore opera una distinzione tra il momento in cui il giudice deve decidere se sostituire la pena detentiva (criteri fattuali di commisurazione della pena indicati dall’art 133 cp dovranno essere valutati in relazione alle finalità di intimidazione-ammonimento)e il momento in cui deve decidere come sostituirla (solo nell’ipotesi di pena detentiva compresa tra 1 anno e 1 giorno e 2 anni, la sostituzione dovrà essere operata con la semidetenzione, negli altri casi anche con la libertà controllata).
Per i criteri di ragguaglio: 1 giorno di reclusione o arresto = 1 giorno di detenzione o 2 giorni di libertà controllata.
Quando la pena sia sostituita con la pena pecuniaria il giudice deve determinare la somma giornaliera compresa fra 38 e 380 €, il cui pagamento è imposto all’imputato tenendo conto della sua posizione economica e familiare.
Nei casi in cui la pena sia stata sostituita con la semidetenzione o con la libertà controllata, la sostituzione è soggetta a revoca, con la conversione della parte residua di pena, nella pena originaria, in caso di violazione di prescrizioni inerenti alla pena sostitutiva. Nel caso in cui la sostituzione sia stata disposta in sede di patteggiamento, la violazione degli obblighi integra un’autonoma figura di reato.

PENE ACCESSORIE (art 19)
Si caratterizzano per potersi applicare solo in aggiunta a una pena principale.
L’elenco non ha carattere tassativo. La maggioranza delle pene accessorie ha contenuto interdittivo e ha una funzione primaria di prevenzione generale e speciale.
La pene accessorie conseguono di diritto alla condanna (art 20 cp), senza che sia necessaria una espressa dichiarazione in sentenza. Oltre che ad una sentenza di condanna possono seguire anche a una sentenza di patteggiamento, purché la pena principale detentiva sia superiore ai 2 anni.
Nel caso in cui con la sentenza di condanna o di patteggiamento sia applicata la sospensione condizionale della pena, è sospesa l’esecuzione della pena principale e delle pene accessorie.
Possono essere perpetue o temporanee e la durata può essere determinata dalla legge o in mancanza di ciò attraverso il principio di equivalenza (art 37 cp), in ogni caso non può superare i limiti minimi e massimi stabiliti dalla legge per ciascun tipo di reato.
L’inosservanza delle pene accessorie è punita con la reclusione da 2 a 6 mesi.
Le pene accessorie possono conseguire alla condanna per il delitto consumato, sia alla condanna per delitto tentato. E sono:
interdizione dai pubblici uffici (art 28 cp); può essere perpetua che consegue alla condanna dell’ergastolo, alla reclusione non inferiore a 5 anni, alla dichiarazione di abitualità/professionalità nel delitto, o temporanea che consegue alla condanna per reclusione non inferiore a 3 anni e alla condanna per delitto realizzato con abuso di poteri. Priva il condannato del diritto di elettorato attivo e passivo, di ogni altro diritto politico,degli uffici ricoperti a seguito di nomina o incarico da parte dello Stato o di altri enti pubblici, degli incarichi di tutela e curatela, dei gradi e delle dignità accademiche, di titoli cavallereschi;
interdizione da una professione o un’arte (art 30 cp), priva il condannato di esercitare, durante l’interdizione, una professione o un’arte. Dura da un minimo di 1 mese a un massimo di 5 anni;
sospensione dell’esercizio di una professione o arte, temporanea incapacità di esercitare l’arte, che ritorna una volta eseguita la pena. Dura da 15 giorni a 2 anni;
interdizione legale (art 32 cp), priva il condannato della capacità di agire limitatamente ai diritti patrimoniali, conserva la titolarità dei diritti, ma può esercitarli solo attraverso un tutore;
interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, gli uffici direttivi sono quelli di amministratore, sindaco, liquidatore e direttore generale, institore, consigliere delegato. La durata si determina in base al principio di equivalenza;
incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;
estinzione del rapporto di lavoro o di impiego;
decadenza della potestà dei genitori, comporta la perdita definitiva dei poteri conferiti dalla legge ai genitori nei confronti dei figli. La decadenza ha carattere perpetuo, la sospensione temporaneo;
pubblicazione della sentenza.

Effetti penali della condanna
Ulteriori conseguenze sanzionatorie che si ricollegano alla pronuncia di una sentenza di condanna, in maniera  automatica (es: sospensione condizionale della condanna, perdono giudiziale, sostituzione della pena detentiva, non menzione della condanna nel casellario giudiziale, recidiva e abitualità nel reato).
Hanno una resistenza particolare alle cause estintive della pena, superiore a quella delle pene accessorie. Si caratterizzano per essere:
oconseguenza soltanto di una sentenza irrevocabile di condanna;
oconseguenza che deriva ope legis dalla sentenza e non da provvedimenti discrezionali della pubblica amministrazione;
oper la natura sanzionatoria dell’effetto, la cui operatività è subordinata alla commissione di un nuovo reato da parte del condannato e all’instaurarsi di un nuovo procedimento penale.

COMMISURAZIONE DELLA PENA
È eccezionale nel nostro ordinamento la previsione di pene fisse; di regola le pene sono comminate tra un minimo e un massimo che individuano la cornice edittale di pena.
Alla pena finale si arriva attraverso la commisurazione della pena, distinguendosi tra commisurazione in senso stretto (riguarda la determinazione della specie e dell’ammontare della pena all’interno della cornice edittale) e commisurazione in senso lato (abbraccia tutti gli ulteriori momenti).
Negli artt 132 133 cp il legislatore prende posizione nel problema relativo al carattere libero o vincolato della discrezionalità penale, optando per la 2° ipotesi, imponendo alle scelte del giudice limiti esterni e interni.
La fattispecie legale va intesa come una scala continua di sottofattispecie, all’interno della quale il giudice deve collocare il caso concreto.
In caso di comminatorie alternative di pena (reclusione o multa, arresto o ammenda), il giudice applicherà la pena pecuniaria qualora il fatto concreto si collochi al di sotto di una soglia minima di gravità; all’interno della cornice edittale di pena, punto di partenza per la commisurazione della pena dovrebbe essere il medio edittale, anche se la giurisprudenza afferma invece che sia il minimo.
Nell’utilizzo da parte dei giudici di merito di formule come pena congrua, pena adeguata, o in motivazioni che si esauriscono in un richiamo all’art 133 cp, la Corte di cassazione considera tali affermazioni sufficienti a soddisfare l’obbligo quando la pena è applicata nel minimo, talora afferma il venir meno dello stesso obbligo di motivazione posto dall’art 132 cp.
Quando invece il giudice supera in modo vistoso il minimo edittale, è tenuto, secondo la Corte di cassazione, a motivare esplicitamente le ragioni che lo hanno determinato a tale conclusione; l’art 133 cp enumera una serie di criteri:
- criteri fattuali di commisurazione della pena:
ogravità del reato desunta:
a.dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione in relazione a pericolosità e riprovevolezza;
b.dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato, facendo riferimento all’offesa prodotta al bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice e non all’entità del danno in senso civilistico;
c.dall’intensità del dolo (invita il giudice a prendere in considerazione: il grado di complessità della deliberazione che ha portato alla condotta illecita, il ruolo che ha avuto la rappresentazione dell’evento nella determinazione ad agire o ad omettere di agire, la consapevolezza, da parte dell’agente, dell’antigiuridicità e/o dell’antisocialità del fatto) o dal grado della colpa (misura in cui il soggetto si è discostato dal modello di comportamento richiesto in generale dall’ordinamento per quel determinato tipo di attività);
ocapacità a delinquere del reo, desunta:
1.dai motivi a delinquere (analizzati sotto il profilo dell’intensità, dell’idoneità a permanere nel tempo e del valore etico-sociale) e dal carattere del reo (valutazione complessiva della personalità dell’agente, delle sue componenti innate);
2.dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato;
3.dalla condotta contemporanea (attribuisce rilevanza a qualsiasi comportamento diverso dalla condotta tipica, tenuto dal soggetto nel periodo tra l’inizio dell’esecuzione e la consumazione del reato)  o susseguente al reato (soprattutto sul comportamento processuale dell’imputato);
4.dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo (sono i fattori socio-ambientali di criminogenesi).
- criteri finalistici di commisurazione della pena:
quali finalità assolve la pena; il giudice deve assumere la rieducazione come criterio finalistico di commisurazione della pena, entro i limiti della colpevolezza per il singolo reato concreto, nel rispetto della dignità della persona del condannato e del divieto della responsabilità per fatto altrui.
Un problema è quello di individuare un principio d’ordine fra i criteri di commisurazione della pena: il principio costituzionale di colpevolezza ha una posizione preminente, la gravità del reato viene valutata dal giudice all’interno dei limiti segnati dalla colpevolezza. Inoltre la considerazioni relative alla capacità a delinquere del reo non possono fondare l’applicazione di pene eccedenti la misura corrispondente alla gravità del fatto concreto, ma possono solo suggerire l’applicazione di pene inferiori (rilevanza in bonam partem).
Dal principio di dignità dell’uomo discende il divieto di ridurlo a semplice mezzo per il perseguimento di finalità politico criminali.
Per quanto riguarda le pene pecuniarie, la funzione rieducativa assume la forma di intimidazione-ammonimento, e tra i criteri fattuali rilevano anche le condizioni economiche del reo (far riferimento al reddito del soggetto al tempo della condanna e al patrimonio). Problematico è l’accertamento di tali condizioni in un Paese non dotato di un sistema fiscale trasparente.
In relazione alle condizioni economiche la pena può essere aumentata fino al triplo o diminuita fino a 1/3, qualora il giudice ritenga che la misura massima sia inefficace (non comportando un apprezzabile sacrificio per il soggetto, reso insensibile da una situazione patrimoniale agiata), o la misura minima sia eccessivamente gravosa (sanzione che comporterebbe un sacrificio eccessivo e pertanto intollerabile e avvertito come ingiusto).
Le condizioni economiche non integrano una circostanza in senso tecnico, ma rappresentano il criterio per un atipico adeguamento della pena a situazioni particolari.
Al fine di ottenere la riduzione della pena grava sull’imputato l’onere di allegare la documentazione, al fine di ottenere l’aumento grava sull’accusa l’onere di fornire la prova della consistenza patrimoniale del reo.
Il più vistoso stravolgimento dei meccanismi di commisurazione della pena si verifica nell’applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento). I problemi sono:
la sfera di applicabilità dell’istituto, può applicarsi in tutti i procedimenti in cui potrebbe essere applicata una pena sostitutiva; per i reati puniti con una pena pecuniaria di qualsiasi ammontare e anche quando sia prevista in aggiunta a una pena detentiva; per reati puniti con pena detentiva nel limite di 5 anni di reclusione o arresto. Su un ammontare di pena scelto all’interno della cornice edittale si operano gli eventuali aumenti o diminuzioni (la misura della riduzione non può eccedere 1/3); art 444 cp
il ruolo del giudice, vaglia sulla base degli atti, senza procedere ad alcun ulteriore accertamento, se non debba pronunciare una sentenza di proscioglimento.                   Non ricorrendo tale situazione il giudice verificherà la correttezza:
a.della qualificazione giuridica del fatto;
b.dell’applicazione delle circostanze;
c.della loro comparazione.
Il giudice dovrà valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta se l’accordo tra imputato e pubblico ministero abbia portato a un trattamento sanzionatorio incoerente in relazione alla specie, all’ammontare della pena e alla diminuzione fino a 1/3.

Anche nel procedimento speciale del giudizio abbreviato si ha una riduzione di pena nella misura fissata di 1/3. nel procedimento per decreto su richiesta del pubblico ministero, la pena può essere diminuita fino alla metà del minimo edittale.

ORDINAMENTO PENITENZIARIO E ESECUZIONE DELLE PENE DETENTIVE
La Costituzione del 1948 impegna il legislatore a orientare la pena verso una finalità di rieducazione del condannato, arginando l’azione desocializzante del carcere, aprendo il carcere verso l’esterno durante l’esecuzione della pena.
Con la legge Gozzini del 1986 si sono distinti permessi ispirati ad esigenze di umanizzazione della pena, nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare,…, e permessi premio, finalizzati a scongiurare gli effetti desocializzanti del carcere.
Con la legge Simeone del 1998 viene ulteriormente riformata la disciplina delle misure alternative.
Nel 2000 il legislatore ha varato un nuovo regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario. Tra gli elementi di novità si segnalano, accanto agli interventi del lavoro all’esterno e dei colloqui, alcune disposizioni concernenti il trattamento dei detenuti stranieri.
Per combattere gli effetti dannosi delle pene detentive si annoverano le misure alternative alla detenzione. L’applicazione di tali misure non è disposta dal giudice di cognizione, che pronuncia la condanna e infligge la pena, ma dal tribunale di sorveglianza in un momento successivo alla condanna. Tali misure sono:
- l’affidamento in prova al servizio sociale, comporta che il condannato sia sottoposto ad un periodo di prova di durata pari a quello della pena detentiva da scontare. Durante tale periodo soggiace a una serie di obblighi e divieti, ed è affidato al servizio sociale che svolge funzioni di controllo e di aiuto. Se la prova ha esito positivo si estingue la pena e ogni effetto penale della condanna. L’applicazione è circoscritta ai condannati ad una pena detentiva non superiore a 3 anni, e non è necessario che il condannato abbia trascorso un periodo in carcere per l’osservazione della personalità.
L’affidamento in prova e la relativa revoca in caso di comportamento del condannato contrario alla legge o alle prescrizioni è disposto dal tribunale di sorveglianza.
- la detenzione domiciliare, comporta l’espiazione della pena detentiva nell’abitazione del condannato o in altro luogo di privata dimora o in luogo pubblico di cura, accoglienza, assistenza. Il condannato non deve allontanarsi dal luogo in cui sta espiando la pena (in tal caso risponderebbe di evasione) e non deve comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o lo assistono.
Si possono individuare varie ipotesi di applicazione:
1)detenzione domiciliare umanitaria:
donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni 10, con lei convivente;
padre di minore di anni 10 con lui convivente;
persona gravemente inferma;
ultrasessantenne inabile anche parzialmente;
minore di 21 anni con esigenze di salute, studio, lavoro.
In questi casi la pena alla reclusione non deve superare i 4 anni, mentre non vi è limite per  l’arresto;
2)rinvio dell’esecuzione della pena detentiva, qualunque sia l’ammontare della pena:
orinvio obbligatorio (art 146 cp):
donna incinta senza limiti inerenti al periodo di gestazione;
madre di prole di età inferiore a 1 anno;
persona affetta da AIDS conclamata, da grave deficienza immunitaria o da altra malattia particolarmente grave.
orinvio facoltativo (art 147 cp), affidato alla discrezionalità del giudice, quando:
è stata presentata domanda di grazia;
la pena detentiva deve essere eseguita contro chi si trova in stato di grave infermità fisica (gravità oggettiva della malattia e possibilità di fruire in stato di libertà di trattamenti più efficaci), o nei confronti di madre di prole di età inferiore a 3 anni (il rinvio può essere revocato se la madre perda la potestà sul figlio, o il figlio muoia, venga abbandonato o affidato ad altri);
in caso di infermità psichica sopravvenuta alla condanna, per salvaguardare non tanto le esigenze terapeutiche, quanto la funzionalità dell’esecuzione, ma la Corte costituzionale ha imposto lo scomputo del periodo di internamento (illegittimità dell’art 148 cp), in modo che il periodo trascorso dal condannato nell’ospedale psichiatrico, nella casa di cura e custodia, valga come esecuzione della pena. Pertanto l’art 148 non prevede un semplice rinvio dell’esecuzione della pena, ma un mutamento del suo regime esecutivo;
3)detenzione domiciliare applicabile a qualsiasi condannato che debba scontare una pena detentiva non superiore a 2 anni, anche se costituente la parte residua di una pena maggiore, quando non ricorrano i presupposti per l’affidamento in prova e sempre che la detenzione domiciliare sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta nuovi reati;
4)detenzione domiciliare in alternativa all’affidamento in prova, per i soggetti affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria;
5)detenzione domiciliare speciale, riservata alle madri di prole non superiore a 10 anni, condannate ad una pena eccedente i 4 anni, che abbiano espiato almeno 1/3 della pena, o 15 anni nel caso di condanna all’ergastolo.
- la semilibertà, il condannato trascorre la maggior parte della giornata in un istituto di pena, salvo uscire il tempo necessario per partecipare ad attività lavorative, istruttive o utili al reinserimento sociale.
Per il passaggio dall’esecuzione chiusa alla semilibertà, si richiede che il condannato alla reclusione in misura superiore a 6 mesi abbia espiato almeno la metà della pena, e il condannato all’ergastolo abbia espiato almeno 20 anni di pena. La semilibertà può essere applicata fin dall’inizio quando si tratti di condannato all’arresto o alla reclusione inferiore a 6 mesi. Il condannato che, senza giustificato motivo, non rientri nell’istituto, per un periodo non superiore alla 12 ore, subirà la revoca della semilibertà, se l’assenza si protrae più a lungo, risponderà di una forma di evasione.

L’insieme della normativa penitenziaria è diviso in 2 sottoinsiemi:
I.per i reati di criminalità comune;
II.per i reati di criminalità organizzata, il condannato che mantenga collegamenti con a organizzazioni criminali è incapace di essere aiutato dallo Stato nel corso dell’esecuzione della pena, e si fonda dunque in un sistema di preclusioni che non configgano con l’art 27 cost.

CAUSE DI ESTINZIONE DELLA PENA
Sono istituti che intervenendo dopo la pronuncia della condanna e l’inflizione della pena, ne impediscono in tutto o in parte l’esecuzione o precludono il prodursi di tutti gli effetti penali della condanna, o di una parte di essa.
Nel caso del concorso di cause estintive che intervengano contemporaneamente, opera la causa che ha un più ampio effetto estintivo, se intervengano in tempi diversi, opera la causa intervenuta per prima. 
Le cause di estinzione del reato sono:
1.amnistia impropria (art 151 cp), interviene dopo la sentenza definitiva di condanna.  Fa cessare l’esecuzione delle pene principali, ma non estingue gli effetti penali della condanna. Il provvedimento non si applica in caso di recidiva aggravata, reiterata, né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza.                                                     È applicata dal giudice dell’esecuzione e può essere sottoposta a condizioni sospensive (risarcimento del danno alla persona offesa o pagamento del tributo evaso) o risolutive (ammissione di un altro reato) e in questo caso al verificarsi della condizione il giudice revocherà il provvedimento;
2.morte del reo (art 171 cp), avvenuta dopo la condanna, estingue la pena principale, le pene accessorie e ogni effetto penale della condanna. L’unica sanzione penale di cui può continuare l’esecuzione è la confisca. La morte del reo non comporta l’estinzione delle obbligazioni civili da reato che si trasmettono agli eredi, ad eccezione delle obbligazioni inerenti alle spese di mantenimento in carcere e all’obbligazione di rimborsare le spese del processo penale;
3.prescrizione della pena (art 172, 173 cp), il decorso di un certo lasso di tempo dalla condanna irrevocabile determina l’estinzione di tutte le pene principali, ad eccezione dell’ergastolo. Non si estinguono né le pene accessorie né gli effetti penali delle condanne. La pena della reclusione si estingue in un tempo pari al doppio della pena inflitta, entro i limiti minimi e massimi di 10 e 30 anni (la multa si estingue in 10 anni; l’arresto e l’ammenda si prescrivono in 5 anni);
4.indulto (art 174 cp), è un provvedimento di carattere generale, espressione del potere di clemenza originariamente attribuito al presidente della repubblica in forza di legge di delegazione del Parlamento, ma dal 1992 riservato in via esclusiva al Parlamento che lo concede con legge approvata a maggioranza di 2/3 dei componenti di ciascuna camera. L’effetto è di condonare in tutto o in parte la pena principale, inflitta con la sentenza di condanna, o di commutarla (sostituirla con un’altra meno grave).           Tutte le pene principali possono essere condonate e vi è la possibilità che il provvedimento di concessione dell’indulto disponga diversamente. Non estingue gli effetti penali della condanna. È applicato dal giudice dell’esecuzione.                         In caso di concorso di reati si applica una sola volta sulla pena cumulata.                  Vi sono preclusioni soggettive che riguardano il recidivo aggravato, reiterato, o il  delinquente abituale, professionale o per tendenza. L’indulto può essere revocato se la legge che lo concede prevede condizioni risolutive o sospensive;
5.grazia (art 174, 681 cp), è un provvedimento di clemenza individuale, che si rivolge a uno o più singoli condannati e la cui concessione è riservata, ex art 87 cost, al presidente della repubblica. La grazia, oltre  che a seguito di domanda del condannato e di altri soggetti può essere concessa dal presidente della repubblica anche in assenza di domanda; il condannato ha l’obbligo, non il diritto di scontare la pena, non può pertanto rinunciare a un diritto del quale non è titolare.                    L’effetto estintivo consiste nel condono totale o parziale della pena principale inflitta, può estendersi anche alle pene accessorie. Non estingue gli effetti penali della condanna;
6.non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale  (art 175 cp), il casellario giudiziale consente di ricostruire la storia personale del condannato nei suoi rapporti con la giustizia penale, tuttavia può provocare degli effetti di stigmatizzazione sociale qualora la certificazione venga richiesta da un privato; la non menzione può essere disposta dal giudice in presenza dei seguenti requisiti:
la pena inflitta non deve essere superiore ai 2 anni, sia che si tratti di pena detentiva, sia di pena pecuniaria ragguagliata a pena detentiva, e in caso di condanna a multa o ammenda di ammontare pari a 27740 €;
deve trattarsi di una prima condanna, oppure nel caso di successive condanne per reati commessi anteriormente alla prima condanna, se la pena inflitta, cumulata con quelle precedentemente irrogate, non supera i suddetti limiti quantitativi.
La non menzione della condanna è soggetta a revoca se il condannato commetta un nuovo delitto;
7.liberazione condizionale (art 176 cp), espressione dell’idea di esecuzione progressiva della pena detentiva. Si applica alle sole pene di lunga durata, riservando l’ammissione a chi ha già scontato almeno 30 mesi e almeno la metà della pena inflittagli, che deve essere inferiore a 5 anni. Si tratta di una causa sospensiva dell’esecuzione di una parte della pena principale inflitta, cui segue l’estinzione della pena nel caso in cui il liberato condizionalmente non commetta un nuovo delitto né una contravvenzione della stessa indole, né violi gli obblighi inerenti alla libertà vigilata; le condizioni necessarie perché il condannato a pena detentiva possa essere ammesso alla liberazione condizionale riguardano:
ol’ammontare della pena già scontata (ergastolo, almeno 26 anni; reclusione o arresto, almeno 30 mesi e comunque almeno metà della pena inflittagli; nel caso di recidivo aggravato e reiterato, almeno 4 anni di pena, e comunque non meno di ¾ della pena inflittagli;
ol’ammontare della pena residua, che non deve superare i 5 anni;
ol’aver adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato;
ose durante il tempo di esecuzione della pena, il condannato abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento.
Una volta che il tribunale di sorveglianza abbia disposto la liberazione condizionale, si aprono per il condannato 2 probabilità: estinzione della pena, che può prodursi dopo un arco di tempo pari alla pena residua, o dopo 5 anni dalla data del provvedimento nei confronti del condannato all’ergastolo; revoca della liberazione condizionale disposta dal tribunale di sorveglianza se la persona commette un delitto, o una contravvenzione della stessa indole o viola gli obblighi inerenti alla libertà vigilata;
8.sospensione condizionale della pena (art 162 segg cp), nella lotta alla pena detentiva breve l’effetto è di sospendere l’esecuzione delle pene principali e accessorie, nel caso in cui il condannato superi la prova (non andrebbe neanche inquadrata fra le cause di estinzione della pena, perché ciò che produce l’estinzione è il superamento della prova). L’applicabilità è subordinata ai seguenti presupposti:
tipo e ammontare della pena inflitta (reclusione, arresto non superiore a 2 anni; se il condannato al momento del fatto non avesse compiuto i 18 anni, la pena detentiva può raggiungere i 3 anni; persona di età superiore a 18 anni ma inferiore a 21, o da chi ha compiuto 70 anni, la pena soggiace al limite massimo di 2 anni e 6 mesi);
precedenti penali del condannato non sono ammessi (chi ha riportato una precedente condanna o pena detentiva per delitto; delinquente o contravventore abituale o professionale; chi ha già fruito della sospensione condizionale, a meno che la pena inflitta dalla nuova condanna, cumulata cioè quella precedente, non superi i limiti dell’art 163 cp, comunque non può essere concessa più di 2 volte);
previsione dei futuri comportamenti del condannato;
può essere poi subordinata all’adempimento di obblighi, restituzioni, risarcimento del danno, in modo da attenuare la reattività della vittima.
La sospensione condizionale è soggetta a revoca obbligatoria se:
- entro 5 anni dal passaggio in giudicato della sentenza che ha disposto la sospensione condizionale, il condannato non adempie gli obblighi che gli sono stati imposti;
- commette un delitto;
- commette una contravvenzione della stessa indole;
- riporta una nuova condanna per un reato commesso prima del passaggio in giudicato della sentenza che ha disposto mal sospensione condizionale.
La sospensione è facoltativa se tali limiti non vengono superati, ma il condannato riporti condanna per un delitto anteriormente commesso o commetta un altro reato.
Se entro precisi termini non interviene alcuna causa di revoca, si può affermare che la prova ha avuto esito positivo: si estinguono le pene principali e accessorie, non gli effetti penali della condanna;
9.riabilitazione (art 178 cp), l’effetto estintivo non interessa la pena principale, ma le pene accessorie e gli effetti penali della condanna. Dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza di riabilitazione, le pene accessorie e gli effetti penali della condanna non sono ancora estinti, si estingueranno decorso il periodo di tempo in cui sarebbe potuta intervenire la revoca.
Il provvedimento di riabilitazione può essere adottato solo in seguito a un’espressa richiesta dell’interessato; competente a decidere la riabilitazione è il tribunale di sorveglianza. La riabilitazione presuppone: che siano decorsi 5 anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o in altro modo estinta, 10 anni in caso di recidiva aggravata, reiterata e in caso di delinquente abituale; che il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.
Inoltre la legge prevede 2 condizioni ostative alla concessione della riabilitazione:
ola sottoposizione a misure di sicurezza; eccetto l’espulsione per uno straniero e la confisca
ol’inadempimento delle obbligazioni civili derivanti da reato. eccetto  imposs ad adempiere
Il provvedimento di riabilitazione è soggetto a revoca in caso di commissione di un delitto non colposo entro 5 anni dalla sentenza, purché per il nuovo reato venga inflitta una reclusione non inferiore a 3 anni o l’ergastolo.

CAP XIV.  LE MISURE DI SICUREZZA sono imperniate sull’idea di pericolosità

MISURE DI SICUREZZA PERSONALI
L’introduzione delle misure di sicurezza è stata presentata dalla dottrina come il tentativo di un compromesso tra le varie scuole del diritto penale.
Secondo la scuola classica la pena doveva svolgere una funzione solo retributiva, mentre la finalità di prevenzione di nuovi reati, valorizzata in Italia dalla scuola positiva, doveva essere assolta da una nuova tipologia di sanzioni, svincolata dai limiti garantistici propri della pena.
Le misure di sicurezza personali si affiancavano alla pena come un’ulteriore pena a tempo indeterminato (sistema del doppio binario).
Pertanto la Costituzione sottopone le misure di sicurezza al principio di legalità, riservando cioè solo al legislatore l’individuazione dei casi nei quali possono essere applicate.
La distinzione tra le 2 tipologie di sanzioni deve fondarsi su una diversità di contenuti: può legittimarsi la presenza di misure di sicurezza detentive, finalizzate come le pene alla prevenzione speciale, solo in quanto le misure abbiano contenuti diversi. Altrimenti se la misura fosse una variante solo nominale della pena, ciò sarebbe incompatibile con la Costituzione.
I presupposti per l’applicazione delle misure di sicurezza personali sono:
1) il reato o il quasi reato (art 202 cp), le misure di sicurezza possono essere applicate soltanto alle persone socialmente pericolose, che abbiano commesso un fatto previsto dalla legge come reato (per quasi reato si intende il reato impossibile, l’autore non viene punito, ma se socialmente pericoloso è assoggettato alla misura di sicurezza della libertà vigilata); si tratta di  misure da applicarsi a un soggetto imputabile;
2) la pericolosità sociale (art 203 cp), è la probabilità (e non la mera possibilità) che il soggetto commetta nuovi reati in futuro, o, nell’ipotesi di quasi reato, commetta reati.
Il pericolo può riguardare qualsiasi reato, e non solo reati della stessa indole; la pericolosità sociale deve sempre essere accertata in concreto dal giudice, sia al momento del giudizio di cognizione, sia al momento in cui al misura di sicurezza deve essere eseguita (il 1° accertamento spetta al giudice di cognizione; il 2° al magistrato di sorveglianza).
La qualità di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze ex art 133 cp.
È il caso di sottolineare comunque il carattere estremamente problematico di tale accertamento.

APPLICAZIONE art 200 cp
Le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore al tempo della loro applicazione.
Se la legge del tempo in cui deve eseguirsi è diversa si applica la legge in vigore al tempo dell’esecuzione. Sono applicate dal giudice di cognizione, nella sentenza di condanna o di proscioglimento; o anche in sede di patteggiamento (qualora sia inflitta una pena detentiva superiore a 2 anni, o, al di sotto di tale limite, limitatamente alla confisca).
Quando un soggetto ha commesso più fatti di reato per i quali sono applicabili più misure di sicurezza della stessa specie, è ordinata una sola misura di sicurezza; se di specie diversa, si applicherà una sola o più misure a seconda della pericolosità del soggetto.

ESECUZIONE
Se la misura è disposta con sentenza di condanna la misura detentiva o non detentiva va eseguita dopo che la pena sia stata scontata  o altrimenti estinta. Solo nel caso di casa di cura e di custodia, il ricovero va eseguito prima che la pena sia iniziata o termini l’esecuzione della pena restrittiva della libertà personale; se la pena non sia detentiva la misura va eseguita non appena la sentenza di condanna sia definitiva.
Se la misura è disposta con sentenza di proscioglimento la misura va eseguita una volta che la sentenza sia passata in giudicato.
L’art 212 cp prevede la sospensione o la trasformazione di misure di sicurezza: quando si deve dare esecuzione a una pena detentiva, quando sopravvenga un’infermità psichica, nel caso di cause di estinzione della pena.

DURATA E REVOCA
La durata non soggiace a nessun limite massimo, mentre soggiace a un limite minimo: una volta decorso il periodo minimo il giudice deve procedere al riesame della pericolosità, disponendo o un nuovo termine, o la revoca della misura.
Nei casi in cui l’internato si sottragga volontariamente all’esecuzione delle misure di sicurezza della colonia agricola, della casa di lavoro, del riformatorio giudiziario, la sanzione è che ricomincia a decorrere il periodo minimo di durata della misura di sicurezza a partire dal giorno in cui a questa è data nuovamente esecuzione, a condizione che il magistrato di sorveglianza accerti nuovamente la pericolosità sociale del soggetto.

LE SINGOLE MISURE DI SICUREZZA PERSONALI

ASSEGNAZIONE A UNA COLONIA AGRICOLA O A UNA CASA DI LAVORO
Riservata a soggetti imputabili condannati a pena detentiva, si esegue dopo che la pena è stata scontata o altrimenti estinta, rappresenta un prolungamento della pena detentiva.
Destinatari di tale misura sono:
- i delinquenti abituali (presuppone la presenza di precedenti condanne, il giudice deve accertare se il soggetto tenuto conto delle circostanze, sia dedito al delitto), professionali (soggetto che trovandosi nelle condizioni di dichiarazione di abitualità, riporta condanna per un altro reato, e il giudice deve accertare, tenuto conto delle circostanze ex art 133, che egli viva abitualmente dei proventi di reato), per tendenza (soggetto che riveli una speciale inclinazione al delitto, che trovi causa nella sua indole particolarmente malvagia);
- coloro che, essendo stati dichiarati tali, e non essendo più sottoposti a una misura di sicurezza, commettono un nuovo delitto non colposo;
- le persone condannate o prosciolte negli altri casi previsti dalla legge.
La durata minima è: 2 anni per i delinquenti abituali; 3 anni per i delinquenti professionali; 4 anni per i delinquenti per tendenza; 1 anno negli altri casi.

ASSEGNAZIONE A UNA CASA DI CURA E DI CUSTODIA
Riservata a soggetti semiimputabili, la cui capacità di intendere e di volere è grandemente scemata, socialmente pericolosi; da eseguirsi in aggiunta alla pena detentiva e dopo che sia stata scontata o altrimenti estinta. Consiste in una sezione degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Destinatari di tale misura sono i condannati per un delitto non colposo ad una pena diminuita a ragione di:
- infermità psichica;
- cronica intossicazione da alcool o sostanze stupefacenti;
- sordomutismo.
Tale misura di sicurezza non può essere applicata ai minori di età compresa tra 14 e 18 anni.
La legge prevede come durata minima: 1 anno quando la pena stabilita dalla legge non è inferiore nel minimo a 5 anni di reclusione; 3 anni quando la pena è l’ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a 10 anni; 6 mesi se si tratta di un altro reato punito con pena detentiva.



RICOVERO IN UN OSPEDALE PSICHIATRICO GIUDIZIARIO
Riservato a chi, avendo commesso un delitto doloso punito in astratto con la reclusione superiore nel massimo a 2 anni, sia stato prosciolto per vizio totale di mente determinato da infermità psichica, o per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti, o per sordomutismo, e sia stato ritenuto socialmente pericoloso.
La durata minima del ricovero in un ospedale psichiatrico giuridico è di regola pari a 2 anni; 5 anni nel caso di delitto doloso punito con la reclusione non inferiore nel minimo a 10 anni; 10 anni nel caso di delitto punito con l’ergastolo.

RICOVERO DEI MINORI IN UN RIFORMATORIO GIUDIZIARIO
La misura si esegue attraverso l’affidamento coattivo del minore a una comunità educativa, che non può ospitare più di 10 minori. Al minore possono essere imposte prescrizioni inerenti allo studio o ad altre attività utili per la sua rieducazione. Destinatari di tale misura sono:
- i minori di 14 anni, ex lege non imputabili;
- i minori di 18 anni ritenuti dal giudice non imputabili;
- i minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni, riconosciuti imputabili dal giudice e condannati a pena diminuita;
- i minori di 18 anni dichiarati delinquenti abituali, professionisti o per tendenza.
Tale misura di sicurezza è applicata solo in relazione a una ristrettissima gamma di gravi delitti dolosi ex art 23 cp, puniti con pena massima di almeno 9 anni (violenza sessuale, estorsione, rapina). Quando non si tratti di uno dei delitti previsti dall’art 23 cp, nei confronti di minore socialmente pericoloso, si applica la libertà vigilata. La durata minima è di 1 anno.

LIBERTA’ VIGILATA
Misura di sicurezza personale non detentiva che comporta l’imposizione di una serie di prescrizioni limitative della libertà personale, sul cui rispetto vigila l’autorità di pubblica sicurezza, sia interventi di sostegno e di assistenza affidati al servizio sociale.
Vige il divieto di trasferire la propria residenza o dimora in u comune diverso senza autorizzazione del magistrato di sorveglianza, e l’obbligo di conservare la carta precettiva, nella quale sono elencate le prescrizioni imposte dal magistrato di sorveglianza.
I casi in cui può essere ordinata la libertà vigilata, accertata la pericolosità, sono (art 229 cp):
- condannati alla reclusione con pena superiore a 1 anno;
- autore di un quasi reato;
- contravventore professionale o abituale;
- colui che essendo stato sottoposto alla colonia agricola o casa di lavoro venga dimesso da tale istituto, ma permane la pericolosità sociale;
- condannato a pena detentiva ammesso alla liberazione condizionale.
L’art 230 cp prevede i casi in cui deve essere ordinata.
La durata minima è di 1 anno.
In caso di violazione degli obblighi il giudice può aggiungere alla libertà vigilata la cauzione di buona condotta. Se la violazione è particolarmente grave si ha l’assegnazione a una colonia agricola o a una casa di lavoro.

DIVIETO DI SOGGIORNO IN UNO O PIU’ COMUNI O IN UNA O PIU’ PROVINCE
Destinatari sono i condannati per ex art 233 cp:
- delitti contro la personalità dello Stato;
- delitti contro l’ordine pubblico;
- delitti commessi per motivi politici;
- delitti occasionati da particolari condizioni sociali o morali esistenti in un determinato luogo.
La durata minima è di 1 anno.
Se la misura è violata, ricomincia a decorrere il termine minimo di durata della misura; ove la violazione sia grave o ripetuta, il giudice può disporre la libertà vigilata.



DIVIETO DI FREQUENTARE OSTERIE E SPACCI PUBBLICI DI BEVANDE ALCOOLICHE
Misura di sicurezza personale non detentiva (art 234 cp). Destinatario è chi, socialmente pericoloso, venga condannato per un reato commesso in stato di ubriachezza, ove si tratti di ubriachezza abituale. La durata minima è 1 anno e, in caso di violazione, la sanzione è la libertà vigilata.

ESPULSIONE DELLO STRANIERO DALLO STATO (art 235 cp)
Misura di sicurezza personale non detentiva. Destinatari sono, accertata la pericolosità sociale:
- lo straniero condannato a reclusione per un tempo non inferiore a 10 anni;
- lo straniero condannato a pena detentiva, di qualsiasi ammontare, per un delitto contro la      personalità dello Stato;
- lo straniero condannato per un delitto in materia di sostanze stupefacenti.
La misura non a carattere temporaneo, e quindi non è prevista una durata minima.
La trasgressione configura un autonomo reato contravvenzionale, punito con l’arresto da 2 a 6 mesi.

MISURE DI SICUREZZA PATRIMONIALI
Tali misure si caratterizzano per la loro incidenza sul patrimonio. Due sono le misure di sicurezza patrimoniali previste dal codice penale (art 236).

CAUZIONE DI BUONA CONDOTTA (art 237, 239 cp)
Si esegue attraverso il deposito di una somma di denaro presso la Cassa delle ammende o attraverso la prestazione di una garanzia ipotecaria o di una fideiussione solidale.
La somma di denaro depositata dal soggetto socialmente pericoloso deve essere restituita, l’ipoteca cancellata, e la fideiussione si estingue se durante l’esecuzione della misura di sicurezza il soggetto non commette alcun delitto o contravvenzione punita con l’arresto; altrimenti la somma è incamerata dallo Stato.
Destinatari in aggiunta o in alternativa alla libertà vigilata sono:
- colui che, assegnato a una colonia agricola o casa di lavoro, venga dimesso da tale istituto, permanendo la pericolosità sociale;
- chi, sottoposto alla libertà vigilata, abbia violato gli obblighi impostigli;
- chi abbia trasgredito al divieto di frequentare osterie;
- chi sia stato condannato per esercizio di gioco d’azzardo, a condizione che si tratti di un contravventore abituale o professionale.
La durata minima è 1 anno, massima 5 anni.

CONFISCA (art 240 cp)
Espropriazione ad opera dello Stato di cose attinenti a un reato o di per sé criminose.
Presupposto è la pericolosità della cosa che, se lasciata nella disponibilità del reo, può costituire un incentivo alla commissione di ulteriori illeciti.
Nel caso di confisca facoltativa, la pericolosità va accertata in concreto dal giudice, in relazione alla persona che possiede la cosa:
- cose che servirono a commettere il reato, cose effettivamente usate dal reo;
- cose che furono destinate a commettere il reato, cose predisposte per la commissione del reato, ma che in concreto non sono state usate;
- prodotto del reato, cose materiali create attraverso l’attività penalmente rilevante;
- profitto del reato, cose che sono l’utilità economica conseguita con la commissione del reato.
Nel caso di confisca obbligatoria, la pericolosità della cosa è presunta dalla legge.                     La pericolosità della cosa, a differenza della pericolosità sociale, che può cessare, è perpetua.
- Cose che costituiscono il prezzo del reato, cose che sono state date per istigare il soggetto a commettere il reato; la confisca è preclusa se la cosa appartiene a persona estranea al reato; 
- cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione, è prevista dalla legge come reato; sono cose intrinsecamente criminose che devono essere confiscate anche in assenza di una sentenza di condanna;
- cose che servirono, furono destinate a commettere il reato o che ne sono il mezzo, nel caso di associazione di tipo mafioso;
- cose che sarebbero sottoposte a confisca facoltativa, ma che riguardano reati in materia di alimenti (es avvelenamento di sostanze alimentari).
























Diritto penale
Esempio 1
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Diritto penale -  Riassunti diritto penale /2
Sommario

-CAP I.  LEGITTIMAZIONE

E COMPITI DEL DIRITTO PENALE

CAP II.  LE FONTI

CAP III.  LIMITI ALL’APPLICA-
BILITA’ DELLA LEGGE PENALE

CAP IV.  LA NOZIONE DI REATO

CAP V.  ANALISI E SISTEMATICA DEL REATO

CAP VI.  IL FATTO

CAP VII.  ANTIGIURI-
DICITA’ E CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE

CAP VIII.  LA COLPEVOLEZZA

CAP IX  LA PUNIBILITA’

CAP X.  FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

CAP XI.  UNITA’ E PLURALITA’ DI REATI

CAP XII.  IL REATO CIRCOSTANZIATO

CAP XIII.  LE SANZIONI PENALI

CAP XIV.  LE MISURE DI SICUREZZA

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