I. Presupposti della Filosofia del Dialogo. La dissoluzione della logica e della gnoseologia nel pensiero di Guido Calogero.

1.1.  Opere e Problemi

Nella lunga attività di ricerca filosofica di Guido Calogero spicca in primo piano - basta dare una scorsa alla lunga serie di pubblicazioni che ha accompagnato la sua vita accademica -   l'attenzione posta ai problemi logici del pensiero  antico.
In una prima e sommaria periodizzazione interna alle opere e all'attività di Calogero, si può rilevare che l'interesse per tali problemi occupa grosso modo una prima fase della sua ricerca scientifica. In tale ambito si collocano I fondamenti della logica aristotelica (1927), gli Studi sull'eleatismo (1932), iprimi quattro capitoli della Storia della logica  Antica (1967 ),(1) nonché l'attiva collaborazione alla "Enciclopedia Italiana" che si sostanziò in una nutritissima serie di voci concernenti la filosofia antica (Socrate, Platone, Senofane, Logica etc) ed infine numerosi studi specialistici, molti dei quali dedicati alla traduzione, con commento ed interpretazione, di dialoghi platonici. I risultati teorici raggiunti in questi studi daranno luogo a una successiva serie di scritti quali La Conclusione della filosofia del conoscere (1938), La scuola dell'uomo (1939) e la progettazione delle Lezioni di Filosofia (194678), che insieme possono costituire una seconda fase, in cui all'attività dello storico della filosofia antica si affianca e in parte si sostituisce l'enucleazione di quei temi che successivamente, con maggiore ampiezza e sviluppo, verranno trattati nella "Filosofia del dialogo", ultima fase e punto di approdo della più che trentennale attività del Nostro. E' necessario rilevare, come vedremo in seguito, che la suddetta ripartizione intende sottolineare dei motivi conduttori, non certo isolare cicli di ricerca cronologicamente e tematicamente autonomi, poiché l'intera produzione calogeriana non lo permetterebbe, permeata com'è da una unità di riflessione che, seppure con maggiore o minore grado di sviluppo, attraversa tutta la sua opera.


1-2Il Problema logico


L'interesse di Calogero per gli studi di logica antica ha un' origine ben precisa che data al 1924, anno in cui Giovanni Gentile riprese l'insegnamento all'Università di Roma  dopo la parentesi ministeriale. Calogero seguì con vivo interesse le lezioni di Gentile e se ne entusiasmò a tal punto da decidere di dirottare il corso dei suoi studi, inizialmente  avviati nel settore della filologia classica verso la filosofia. (2)  L'anno dopo infatti, appena ventunenne, si laureerà con una tesi sulla logica in Aristotele, che successivamente rielaborata darà luogo all'importante volume I fondamenti della logica aristotelica. (3)
In questo lavoro Calogero propone, nella forma di un'indagine serrata, aderente filologicamente ai testi, una interpretazione della logica aristotelica  pietra angolare del grandioso edificio della logica occidentale  che, se sarà decisiva ai fini della sua biografia intellettuale, desterà non di meno interesse e attenzione all'interno della comunità degli studiosi di Aristotele. (4
Erano infatti quelli gli anni in cui un rinnovato interesse si incentrava sull'opera del grande stagirita. Si pensi, per fare un esempio, agli studi di parte 'logicista' intrapresi dalla Scuola di Varsavia (Lukasiewicz, Bochenski etc') tesi a riconsiderare le vecchie interpretazioni del Trendelenburg, del Prantl. In questa atmosfera si pone lo studio di Calogero  ma il suo contributo va in direzione decisamente opposta agli esiti propugnati dai logici formali e a correzione della tradizionale interpretazione degli studiosi dell'800. (5)
E' bene subito notare che già in quest'ambito è possibile rintracciare le radici del futuro antilogicismo (e antignoseologismo) del Calogero, che costituisce uno dei motivi conduttori a cui si accennava sopra, e che senz'altro si pone a fondamento speculativo anche di quelle ricerche non direttamente riconducibili a questi temi.
E ci sarà altresì utile notare che è da alcune impostazioni attualistiche che il lavoro prende le mosse  precisamente da quelle espresse nel volume gentiliano Sistema di Logica come teoria del conoscere. (6)  In questo volume il filosofo attualista individuava nella logica classica il campo di pertinenza del 'logo astratto' o pensiero pensato e nella dialettica moderna quello del 'logo concreto' o pensiero pensante, tentando la conciliazione tra questi due momenti alla luce di uno tra i più importanti capisaldi della sua dottrina, quello della definitiva unificazione di teorico e pratico nell'assoluta unità spirituale. E' sotto la suggestione di questa problematica che Calogero intraprende il suo studio della logica classica, considerando l'immenso edificio fin dalle sue fondamenta  la logica aristotelica appunto  e tentando di estendere i risultati a cui perviene col suo criterio ermeneutico, ben oltre i confini della logica classica. Così operando, pone un nucleo di autonoma ricerca filosofica che si distacca dal mero operare dello storico della filosofia.
L'assunto fondamentale del libro è costituito dalla necessità posta con vigore e forza d'analisi da Calogero di evidenziare e nettamente distinguere all'interno della logica aristotelica due momenti specifici dell'attività dello spirito conoscitivo: uno noetico e l'altro dianoetico.(7)
Il primo si configura come pura intuizione o appercezione intellettuale, "specchio peculiare della verità nella sua piena ed assoluta esistenza ", (8) forma dell'autocoscienza divina, noesis noeseos, ed è il momento conoscitivo fondamentale. In esso pensante e pensato si identificano così perfettamente da costituirsi in indissolubile unità.
Da tale momento discende l'attività dianoetica dell'intelletto. E' essa conoscenza del pensiero discorsivo, dispone infatti i contenuti noetici tramite l'analisi o la sintesi, nelle forme dei  giudizi e delle argomentazioni. Ed è proprio in tale campo che opera la logica come scienza formale dei principi che regolano il ragionamento, con un metodo che fa astrazione dal contenuto. Mentre il nous ci fornisce un sapere immediato, adeguato perfettamente al reale, la dianoia rappresenta una forma di conoscenza inferiore, in quanto opera una alterazione soggettiva del reale. Calogero mette in evidenza il carattere intuitivo dell'attività noetica, aliena da qualsiasi contaminazione logica propria dell'attività dianoetica, affermando la necessità, dopo averne operato la distinzione, di subordinare e risolvere quest'ultima in quella. Tale distinzione e subordinazione è per Calogero ben chiara già nella teorizzazione originaria aristotelica, ma ad essa fu infedele lo stesso Aristotele. Infatti, questi tentando di fondare una tecnica (l'Analitica) dell'analisi logica della conoscenza, staccata dal contenuto stesso di quest'ultima, capace di fornirci un criterio formale di verità, ha determinato nei suoi seguaci e nell'intera tradizione filosofica l'errore di confondere le verità noetiche  con le verità dianoetiche, cioè di assegnare a quest'ultime la facoltà di esclusiva competenza delle prime, per cui quelle che erano le forme di mero collegamento logico acquistano la facoltà di rispecchiare tout-court il reale nella sua obiettiva e immediata esistenza. Per cui il risultato sorprendente  cui perviene Calogero in questa ricerca lo porta ad affermare che come già per le antiche concezioni della metafisica "anche il problema della logica aristotelica [...] è un problema da rivivere, riconoscere e dimenticare" così come le vecchie e nuove posizioni logiche a gnoseologiche.(9)   Tale ricerca poneva così di fatto l'esigenza di una completa revisione della storia della logica classica, e del modo in cui essa era stata valutata ed assorbita dalla filosofia, moderna.
Al fine di  approfondire ulteriormente il problema logico, Calogero si dedicò a una sua ricostruzione storica, studiandone la  configurazione che esso aveva assunto nel pensiero eleatico. Così dopo cinque anni dall'apparizione de I fondamenti della logica aristotelica,  pubblicò i risultati di tali ricerche nel volume Studi sull'Eleatismo (10) che apportava un rinnovamento nell'interpretazione dei testi e delle concezioni dei maggiori Eleati.(11)
Dopo tale studio specialistico, Calogero anticipò sommariamente le proprie idee, circa l'evoluzione della logica e della dialettica, antiche e moderne, mettendone in risalto le aporie in esse prodotte dal fraintendimento della struttura della logica aristotelica. Tale configurazione storica del problema ci viene presentata nella voce "Logica", pubblicata nell'Enciclopedia Italiana.
E' questa una presentazione panoramica delle varie teorizzazioni logiche, dai presocratici fino alle posizioni, a lui contemporanee, di Croce e Gentile. In tale excursus Calogero illustra le conseguenze derivate  nella trattazione della dottrina logica da parte dei seguaci di Aristotele  dalla confusione e commistione tra attività noetica e attività dianoetica della conoscenza, la cui distinzione, peraltro già chiaramente teorizzata dal filosofo stagirita, è tuttavia fondamentale recuperare per poter intendere la effettiva struttura della logica aristotelica.
La dottrina della conoscenza fino ad Aristotele fu, a suo giudizio, soprattutto logica e dopo di lui soprattutto gnoseologica, «giacché mentre in quel primo periodo, la capacità del pensiero ad attingere il reale fu in genere presupposta e l'indagine si riferì principalmente alle necessarie forme di tale pensiero, che venivano ad essere forme della realtà, nel secondo periodo, messa in questione quell'attitudine, il problema del criterio della verità, e cioè quello della distinzione fra le conoscenze che corrispondevano all'oggetto e quelle che non gli corrispondevano, venne in primo piano e soverchiò nel campo della dottrina della conoscenza ogni altra questione» (12)
In questo passo Calogero ha come referente polemico  i primi peripatetici (Teofrasto) e i teorici del criterio di verità, cioè gli Stoici. Si veda ad esempio la mordace critica sollevata a proposito dei sillogismi ipotetici di questi ultimi, «sillogismi che non sillogizzavano nulla, perché [...] non fornivano che implicazioni tautologiche di constatazioni di fatto annuncianti la necessaria connessione o incompatibilità di due verità obiettive. Gli stoici elevarono a sistema questi tentativi dei primi peripatetici, con risultati che tradizionalmente irrisi, vorrebbero ora, coerentemente, rimettere in onore quegli storici e teorici della moderna logicistica, che partecipano fra le altre, anche di questa sofferta confusione mentale». (13)
Come si vede, questa critica così radicale coinvolge oltre agli stoici, tutte le elaborazioni successive  da quelle medievali (14)  a quella leibniziana(15)a quella logicista  tendenti a creare una scienza autonoma delle forme logiche.
Per altro verso, Calogero aderisce alla critica mossa dalla scuola scettica al sillogismo aristotelico, che seppure non vinceva Aristotele, «mostrava una volta per sempre come lo massima creazione logica dell'antichità, non potesse mai servire come strumento per la conquista di nuovo sapere, ma solo come mezzo per riconoscere quali conoscenze fossero state implicite in altre già date».(16)
Il sillogismo infatti per Calogero si configura non come forma di conoscenza ex novo ma come strumento di ulteriore analisi e approfondimento delle conoscenze già acquisite (nota notae est nota rei ipsius).

Da ciò  che si è finora detto appare in tutta la sua evidenza il carattere funzionale dello studio della logica antica a cui Calogero si è applicato fin dal lontano '25 per oltre un decennio. Studio, come si è visto, teso a verificare il principio secondo il quale è impossibile staccare, separandola dal soggetto pensante, una logica del pensato, costruirla quindi  come scienza autonoma e pretendere con siffatto strumento  aprioristico di esplicare una  teoria delle forme della  conoscenza.
Negli anni successivi, soprattutto in  occasione della compilazione del primo volume delle  lezioni di filosofia (Logica, Gnoseologia, Ontologia) Calogero stigmatizzerà ogni tentativo di istituire una scienza della logica,  ogni costituzione di leggi logiche, come impossibili costruzioni di "grimaldelli dell'assoluto".
Ma di questo si parlerà in seguito. Qui ci basti sottolineare ancora una  volta che il serrato confronto con la logica  antica attraverso  lo studio dei presocratici, degli Eleati, di Socrate,  di Platone e Aristotele, sarà insieme all'adesione  a certe posizioni dell'attualismo (unità di teoretico e pratico) uno dei luoghi di decantazione dell'antintellettualismo  e antiteoreticismo calogeriani e uno degli ambiti preparatori di quella "filosofia del fare" che tanta parte occupa nella "Filosofia del Dialogo"

Guido Calogero: La filosofia del dialogo. Dissertazione di  Elena Ternullo e Alfio Squillaci
(1) Guido Calogero, Storia della logica antica, I vol.: L'età arcaica. Bari, Laterza 1967. I primi quattro capitoli della Storia furono pubblicati su riviste. Il volume fu pubblicato nel 1967 ma nella prefazione Calogero avverte che la prima metà del volume è stata scritta dopo  I fondamenti della logica aristotelica e gli Studi sull'Eleatismo, cioè tra il 1933 e il 1935; la seconda metà invece è stata scritta nel decennio che precede la pubblicazione (1967).(torna supra)

(2) Notizie utili a tal proposito ci sono fornite dallo stesso Calogero in "La Cultura"Mar. 1964, p.172 e in "La Cultura", Aprile, 1966, pagg.145-150 (torna supra)


(3) I fondamenti della logica aristotelica, La Nuova Italia, Firenze 1968. La lª ed.è del 1927.(torna supra)


(4) Questo studio, che si colloca in un momento di grande importanza per il rinnovamento degli studi aristotelici, fu  subito largamente discusso e valutato da  più di uno specialista straiero, tra cui lo Shorey e il Solmsen, e molto più tardi dal Cherniss.  A tale proposito si veda il profilo biografico di E.Pera Guenzone: Guido Calogero, Torino 1961. Anche G.Giannantoni sottolinea l'importanza di questo libro, soprattutto in sede di dibattito teorico dei problemi logico-gnoseologici. Cfr:G. Ginnanantoni, Gli studi della logica aristotelica dal 1927 ad oggi, posto in appendice integrativa al volume calogeriano I fondamenti, cit. Inoltre per Paolo Rossi i lavori di filosofia antica di Calogero restano "fra i più validi contributi della nostra storiografia". Cfr P.Rossi: Storia e filosofia. Saggi sulla storiografia filosofica, Einaudi,Torino 1975, pag. 50.(torna supra)

(5) Tale studio  tendente a mostrare come la struttura della logica aristotelica, non sarebbe comprensibile, se non si distingue in essa l'aspetto noetico da quello dianoetico gli permetteva di interpretare meglio, nelle varie formulazioni, il principio tradizionale della logica classica, e nello stesso tempo di far vedere come, una volta chiarito il carattere fondamentale del principio noetico, si spiegassero meglio le stesse regole interne della sillogistica, più di quanto non fosse avvenuto nelle interpretazioni tradizionali, dal Trendelenburg al Prantl e al Maier. (torna supra)

(6) Calogero ha esplicitamente indicato uno dei motivi fondamentali che lo hanno spinto ad analizzare la struttura della logica aristotelica, nel fatto di non poter accettare il modo in cui Gentile l'aveva interpretata nel suo Sistema della logica, intuendo altresì che nessuna ulteriore concezione della logica e della dialettica poteva avere saldo fondamento se non si fosse anzitutto compresa la genesi storica di tali problemi.(torna supra)

(7) Cfr. I Fondamenti della logica aristotelica; cit.  pag. 15 e segg.(torna supra)

(8) Cfr.la voce Logica, "Enciclopedia Italiana",Vol. XXI, pagg. 389- 398, 18 colonne. .(torna supra)

(9) Cfr. I fondamenti, cit. pag. 245.(torna supra)

(10) Studi sull'Eleatismo , La Nuova Italia, Firenze, 1977. La prima  edizione fu pubblicata a Roma nel 1932.(torna supra)

(11) Cfr.E.P. Genzone, G. Calogero, cit. pag.VIII. (torna supra)

(12) Cfr. La voce Logica in Enc. It. cit. (torna supra)

(13) Ivi, pag. 393 (torna supra)

(14) Calogero  svalorizza gli esiti della  logica medioevale.  Scrive infatti: "non accresceva (essa log. mediev. ) la costruzione aristotelica di alcun reale significato speculativo" ivi, pag. 394. In tal modo riprende, ci è parso, il giudizio kantiano, secondo cui,la logica, sin dai tempi di Aristotele non avesse fatto alcun reale progresso. Cfr.I.Kant, Critica della ragion pura, La Terza,Bari, I977, pag.15. (torna supra)

(15) Su Leibniz e sul suo tentativo di costruire una logica simbolica, Calogero scrive che esso scaturisce da un suo "momento di distrazione". cfr voce Logica,  cit, pag. 394. (torna supra)

(16) Ibidem.(torna supra)
Guido Calogero e Norberto Bobbio
Piano dell'opera:

I. Presupposti della Filosofia del Dialogo. La dissoluzione della logica e della gnoseologia nel pensiero di Guido Calogero.

I.I Opere e Problemi

1.2. Il problema logico.

I.3.Il problema gnoseologico: la dottrina della metaformalità del pensiero.

2.G.Calogero e  l'idealismo- italiano.
2.1.Rapporti con l'Attualismo.

2.2.Rapporti con lo Storicismo crociano: influenze e polemiche.

2.3.. Riepilogo.

3. La Filosofia del Dialogo.

3.I. Genesi dei problemi morali.

3.2.Principio del dialogo e principio del logo. Indiscutibilità e indimostra- bilità del principio del dialogo.


3.3."Ideale del dialogo o ideale della scienza?"Ildibattito e gli interventi.

3.4.Considerazioni finali.

NOTA BIBLIOGRAFICA
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dal 19 gennaio 2002
È necessario che si diffonda o si radichi, più che finora non sia accaduto, il sentimento che il miglior pregio della vita, la maggior soddisfazione che in essa possa provarsi, è data non dalle fortune materiali, non dagli arricchimenti, non dai gradi conseguiti, non dagli onori, ma dal produrre
qualcosa di obiettivo e di universale, dal promuovere un nuovo e più alto costume, una nuova e più alta disposizione negli animi e nelle volontà, dal modificare in meglio la società in mezzo a cui si vive, godendo di questa opera come un artista della sua pittura o della sua statua, e un poeta della
sua poesia [...] Tutto il resto, se non è mezzo che serve a questo, è odiosa ingiustizia e stolta vanità.

Benedetto Croce
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La “filosofia del dialogo” è il punto di approdo della ricerca filosofica di Guido Calogero e il suo frutto più maturo sul fronte speculativo quanto il liberalsocialismo lo sarà sul versante politico e il laicismo in genere inteso come generale forma mentis. «Occorre che si abbia interesse a capire i metodi mentali altrui allo stesso modo che si desidera che gli altri cerchino di capire il nostro», scriverà nel volume dallo stesso titolo. Ma al principio primo del dialogo posto come assioma e carico di una ferrea logica aristotelica pari a quella del principio di identità, «l'indiscutibile è il dover discutere», Calogero perviene seguendo il percorso a partire dalle prime mosse all’interno dell’attualismo gentiliano (fu allievo di Giovanni Gentile) pur mostrando forti simpatie per il pensiero di Croce. Si sentì più consentaneo al filosofo della libertà che al filosofo dell’Atto. Dopo gli iniziali studi sulla logica antica che fanno del giovane Calogero uno dei più interessanti studiosi in materia ( I Fondamenti della logica aristotelica – 1927 e Studi sull’Eleatismo- 1932), Calogero, con una svolta che a molti sembrò azzardata – mentre invece fu frutto di una lunga maturazione – abbandona la logica svalorizzando sia il logicismo dei logici formali, tacciato di costituirsi come assurdo elemento “metaformale” del pensiero sia ogni forma di gnoseologismo, intesi entrambi come negazione di pretese teorizzazioni del pensare e del conoscere, e si volgerà a interessi prevalentemente morali. Se, come abbiamo accennato, per Calogero è impossibile staccare, separandola dal soggetto pensante, una logica del pensato, costruirla quindi come scienza autonoma e pretendere con siffatto strumento aprioristico di esplicare una teoria delle forme della conoscenza, tuttavia il “logicismo” non viene del tutto espunto dal suo pensiero e torna come pilastro del dialogo (Logo e dialogo è il titolo di un saggio che poi confluirà nella Filosofia del dialogo).
La dissertazione che si porge in lettura ricostruisce tutto l’itinerario filosofico di Calogero a partire proprio degli inziali studi logici fino all’istaurazione e difesa (c’è in essa un intero capitolo dedicato al dibattito che suscitò la filosofia di Calogero all’interno della comunità di ricercatori italiani) della filosofia del dialogo.